Halloween: svuotare zucche e accenderci un lumino

zucche-di-halloweenIntagliare una zucca di Halloween è facilissimo. Bastano una zucca tipo mantovana, un coltello, un cucchiaio e meno di mezz’ora di tempo.
Questa l’ho fatta per mia figlia.
Beh, forse è una scusa e l’ho fatta per me. Comunque lei mi guardava mentre la preparavo e le è piaciuto molto.
Ha tre anni e mezzo, le ho detto:
«Hai visto che faccia spaventosa?!»
Mi ha risposto:
«Ma no, è bellissima!»

Ai bambini piacciono i mostri e le cose spaventose, è un dato di fatto. Secondo me danno loro sicurezza. È come la cosa delle gargolle messe a guardia degli edifici medievali: se un mostro è mio amico, gli altri mostri non possono farmi niente.
Quando sarà più grande magari faremo le zucche insieme.
Qua sotto ti scrivo come si fa, se ti interessa.

Mi dirai che c’entra questa cosa in un blog di musica.
Ci arrivo.

Se dici Halloween salta sempre fuori l’intelligentone che sentenzia:
«A me ste cose americane non mi piacciono».

Pare ci siano gruppi di attivisti cristiani e parrocchie che fanno campagne anti-Halloween, tipo:
No al paganesimo!
Sono quelli che strillano satana satana solo se ti scappa di aver visto mezzo film di Harry Potter.

Certe zucche sarebbe bello poterle svuotare per accenderci dentro un lumino. Continue reading “Halloween: svuotare zucche e accenderci un lumino”

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Premio Nobel a Bob Dylan: bravo, sò contento

Premio Nobel a Bob DylanDice che hanno assegnato il Premio Nobel a Bob Dylan.
Bravo, bravo, sò contento.

Avete presente l’episodio finale de I Mostri di Dino Risi, vero? Quello intitolato La Nobile arte, che poi è il più bello di tutto il film?

Nella mia mente Bob Dylan è stato fulminato per sempre da una battuta contenuta nell’autobiografia di Dave Van Ronk, quando scopre il nome d’arte scelto da Bob Zimmerman:
«Bob Dylan, D-Y-L-A-N.
“Come Dylan Thomas?”, chiesi in tutta innocenza.
Esatto.
È possibile che abbia alzato gli occhi al cielo, lo ammetto.»
Van Ronk, che mito.

Ma non voglio mica parlare male di Bob Dylan. Ora che scrivo sto ascoltando Blonde on blonde.
È un gran bel disco. No davvero, bellissimo. Poi uno degli album che ho sentito di più da ragazzino è stato Highway 61 revisited.
È il fatto del Premio Nobel che proprio non capisco.

Il Premio Nobel a Bob Dylan è un’assoluta goduria per tutti gli amanti della cosiddetta canzone d’autore.
E anche per molti amanti del rock.
Tutti contenti.
Tutti eccetto, ovviamente, quelli che hanno dedicato la loro intera vita alla letteratura.

Dylan è considerato il mostro sacro.
L’altro pomeriggio, quando si è saputo che era morto Dario Fo e avevano dato il Premio Nobel a Bob Dylan, ho sentito dire da uno in televisione che Dylan ha inventato la canzone d’autore, che prima di lui c’era solo la canzone folk tradizionale. Ha detto proprio così.
Che forza questi talk show. Io ne sparo di cazzate, ma a questi je spiccio casa.
Mi sono appisolato e devo aver sognato la giornalista di Sky TG che diceva a una folla oceanica che Dario Fo ha scoperto il fuoco e Bob Dylan ha inventato la ruota.

Il primo disco di Bob Dylan (quello in cui c’è l’arrangiamento di House of the rising sun rubato al povero Van Ronk) è uscito nel 1962.
Quanti dischi di canzoni inedite sono usciti prima del 1962? Un po’.

Se avessi potuto parlare col tizio del talk show gli avrei dato una notiziona di quelle bomba: le canzoni folk tradizionali non spuntano sugli alberi come le pere. Continue reading “Premio Nobel a Bob Dylan: bravo, sò contento”

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Festival di Narni: Report

narniVenerdì 23 settembre sono stato ospite del Festival di Narni – Alchimie e linguaggi di Donne, giunto alla nona edizione.
La cosa può suonare bislacca per due motivi.
Il primo, più evidente, è che non sono una donna.
Il secondo è che non sono stato a suonare a Narni, ma a San Gemini.

Per la prima stranezza la spiegazione sta nel fatto che quello di Narni è un Festival dedicato alla letteratura fatta dalle donne. A presentare i propri libri sono evidentemente tutte donne. Ma i musicisti, che sono ospiti, sono anche uomini.

Per la seconda stranezza, la spiegazione è che, a dispetto del nome, il Festival si svolge a cavallo tra Narni e San Gemini. La sera in cui ho suonato io, le presentazioni si svolgevano per l’appunto a San Gemini.

Partendo di venerdì pomeriggio, mi sono ovviamente pappato il traffico in uscita da Roma. Ma lo stress automobilistico è stato ripagato dallo spettacolo della cittadina medievale.
Per di più, la manifestazione si svolgeva all’interno della Chiesa dell’ex Convento di Santa Maria Maddalena, che è sconsacrata.

Ripeto: una chiesa sconsacrata intitolata a Maria Maddalena, nel centro di un paesino medievale. Ti aspetti che da un momento all’altro spunti fuori… com’è che si chiama il protagonista de Il Codice Da Vinci? Continue reading “Festival di Narni: Report”

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Un grande Buco nero

black-hole-sunQualche giorno fa, in un bar dove ero a prendere un caffè, c’era un televisore che mandava in rotazione video musicali. E proprio in quel momento hanno tirato fuori un videoclip di oltre vent’anni fa. Roba dei tempi miei. Cioè, di quando ero ragazzino io e guardavo i videoclip.
Un videoclip che, in effetti, è entrato nella storia.

Negli ultimi giorni sono venute alla ribalta diverse brutte storie di cronaca con protagoniste donne, spesso ragazze molto giovani, vittime di abusi sessuali. Abusi spesso filmati e diffusi.
Ogni volta che una ripresa di questo genere arriva alla gente, alla massa di persone comuni, scatena attenzioni morbose, commenti deliranti, insulti sessisti.
Con conseguente suicidio della vittima.

L’altro giorno mi sono imbattuto nella vicenda di Carolina Picchio. Per capire cosa fosse successo di preciso ho provato a cercare un articolo in cui si raccontasse la sua storia. La prima ricerca suggerita da Google era: Carolina Picchio Video.
Per chi non lo sapesse, Google mostra questi suggerimenti in base ai volumi di ricerca. Ciò significa che c’è gente, tanta gente, che vuole vedere il video che ha indotto una 14enne al suicidio.

Black hole sun, won’t you come?
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Le stelle si vedono al buio

Marco Baxa - rivedere-le-stelleQuella che vedete qui è la copertina dell’album di Marco Baxa, Rivedere le stelle. Che ci fa nel mio blog?

Una delle cose che ho capito durante questo anno dall’uscita del mio album Fumo al vento è che le recensioni non servono a niente. Forse (e dico forse) servono a fare un po’ di curriculum, ma di sicuro non ti fanno vendere neanche un disco. Le recensioni non interessano ai potenziali ascoltatori e, quel che è peggio, spesso non interessano neanche a chi le scrive, che si limita a scopiazzare la cartella stampa senza farsi troppe domande. Non sempre, ma spesso è così.

Ho scoperto però anche un’altra cosa: esistono persone che, spontaneamente, ascoltano il tuo album e ti scrivono delle cose, cose intelligenti e motivate. Alcune le conservo gelosamente nella mia casella email. Queste scritture private o semi-private non ti fanno vendere dischi, è vero, però ti dimostrano che ci sono ancora persone che ascoltano con attenzione e senso critico. E spesso ti danno nuovi punti di vista sulle cose che fai.

L’ultima di queste non-recensioni è arrivata inaspettata sul profilo Facebook di Marco Baxa. Ci siamo conosciuti sabato 16 luglio all’ Open Mic di Ferentino Acustica e ci siamo scambiati il CD.

Rivedere le stelle di Marco Baxa è un bel disco di canzoni con testi curati, arrangiamenti interessanti e suonati molto bene (interamente in acustico, che è un valore aggiunto). I musicisti che lo accompagnano creano un insieme solido e affiatato (anche dal vivo) e c’è un interessantissimo uso dei cori, che tessono splendidi tappeti sonori ben più suggestivi di un banale sintetizzatore.
Insomma, Marco Baxa propone un pop d’autore a tinte jazz, che per qualità sta varie spanne sopra la roba che passa in heavy rotation nelle radio commerciali.

Ecco invece cosa ha scritto lui di Fumo al vento.

«Cosa hanno in comune Antonio Gramsci, Pippo Baudo e Luca Ricatti?
Il concetto di nazionalpopolare.
Ovviamente per Luca non vale la definizione del Pippo nazionale. Le sue canzoni hanno dentro lo spirito del popolo, profumano di periferia, di discussioni nate in taverna davanti ai dadi e alle carte e regolate con i coltelli in un vicolo.
Profumano del De André degli esordi, quello che si faceva ispirare da Brel e da Brassens.
Eppure Luca sa essere ancora più popolare e libertario perché rappresenta quel cuore antico della gente che in fondo rimane convinta che “una risata seppellirà” il potere. E che la morte se presa, rispettosamente, in giro magari fa loro visita il più tardi possibile.
Da aggiungere una cosa importante, oltre a scrivere e a cantare Luca suona davvero bene la chitarra, che seppur sembri strano a chi non frequenta il nostro “mondo”, è una cosa davvero rara.
Originale e davvero bravo.
Consigliatissimo.»

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Ferentino Acustica Open Mic 2016 (Parte seconda)

Open-mic-Ferentino-Acustica-2NB: Questo articolo è il seguito della Parte prima. Viene meglio se li leggi in ordine.

La giornata si apre con un TIIINNN.
Sapete quanto è forte il rumore di un piccolo anello d’acciaio che cade da un metro di altezza alle 6;00 della mattina? Abbastanza da svegliarmi.
Avevo messo l’allarme alle 6;30, per concedermi una mezz’ora in più di riposo, ma una delle mie tre gatte ha pensato che non era il caso e ha buttato quello stramaledetto anello giù dal mobile.

Mi alzo con circa quattro ore di sonno alle spalle, colazione, metropolitana e di corsa al lavoro. Buona parte della mattinata la passo a scaricare cassette di ortofrutta.
Esco per l’ora di pranzo, torno a casa, monto in macchina e torno a Ferentino, stavolta accompagnato dalla mia famiglia.

Oggi al Palazzo Giorgi-Roffi Isabelli c’è già qualcuno. Si suona nel cortile, c’è pubblico, insomma tutto regolare.

Se non fosse per le campane. Don Andrea (pare si chiami così) è scatenato. Gira voce che ci sia qualche ricorrenza legata a Sant’Ambrogio martire, patrono di Ferentino. E quindi le esibizioni sono funestate da continui scampanamenti. A un certo punto parte pure una litania sparata da qualche altoparlante, che si diffonde per tutta Ferentino. Continue reading “Ferentino Acustica Open Mic 2016 (Parte seconda)”

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Ferentino acustica Open mic 2016 (Parte prima)

Open mic Ferentino acustica 2016Anche quest’anno ho partecipato al Open Mic Ferentino Acustica. L’Open Mic è una manifestazione collaterale al Ferentino Acustica, festival tutto dedicato alla chitarra acustica e soprattutto al fingerstyle.
Anche quest’anno è stata un’esperienza entusiasmante. Anche quest’anno situazioni tragicomiche, corse, sveglie all’alba e rientri a notte fonda.

Ecco il racconto di questi due giorni di chitarre, concerti, incontri, insonnia e troppi caffè.
L’ho diviso in due parti, se no veniva una cosa chilometrica.

Open mic Ferentino acustica 2016: Venerdì 15 luglio

Sveglia alle 5;50, a lavorare. Le previsioni del tempo dicono che a Ferentino diluvierà.
Sono settimane che fa un caldo da crepare, il sole arroventa i sanpietrini di Roma e le strade di tutto il centro Italia. Ma oggi no, fa quasi freddo e minaccia pioggia. Comunque, esco dal lavoro alle 13;30, torno a casa, tiro fuori dal frigo mezza pizza margherita della sera prima e me la ingoio così, gelata. Infilo la chitarra nel fodero e monto in macchina. Continue reading “Ferentino acustica Open mic 2016 (Parte prima)”

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Un anno di Fumo al vento

fumo_al_ventoUn anno fa, il 24 giugno 2015, a mezzanotte, usciva Fumo al vento, la mia prima produzione discografica professionale.

Anni a scrivere i pezzi, mesi di registrazioni, di lavoro sulle grafiche, due giorni in sala per il Mastering, stampa professionale, campagna pubblicitaria in collaborazione con un’agenzia e un sacco di soldi spesi. E ora?

Sono successe diverse cose.
Innanzitutto ho ricominciato a suonare dal vivo, dopo anni.
E siccome non avevo mai calcato il palcoscenico solo con la mia chitarra, suonando pezzi tecnicamente impegnativi, è stato per molti versi come se affrontassi il pubblico per la prima volta.

Incredibilmente, la gente ha risposto sempre piuttosto bene. E questo, di per sé, mi pare già un risultato: perché si sta sempre a dire che l’arte in Italia, che la gente bla bla; invece io ho trovato persone disposte a spendere il loro tempo ad ascoltare uno sconosciuto che fa musica acustica. Cioè dai, ma chi ci scommetterebbe?
Ci sono persone che mi scrivono per dirmi che hanno ascoltato il mio pezzo e mi fanno i complimenti, ma mica così, tanto per fare: mi dicono che ci han trovato questa o quella tematica, fanno paragoni, analizzano. Continue reading “Un anno di Fumo al vento”

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Fingerstyle: cos’è, da dove viene, come si fa

fingerstyleCos’è il fingerstyle: in questo articolo vediamo con esempi pratici in cosa consiste, quali sono i vantaggi, le tecniche, gli stili e i chitarristi di riferimento.

Sembrerà assurdo, ma in rete non ho trovato niente che rispondesse a questa domanda in modo chiaro e dettagliato. Almeno non come dico io.
E allora mi sono fatto sotto. E ce l’ho messa tutta.
Ah, ho fatto largo uso di video, che certe cose è meglio sentirle e vederle che leggerle.

Cominciamo.
Per fare come si deve, bisogna partire dalle basi.
Dunque: il fingerstyle (o fingerpicking) è una tecnica di esecuzione per la chitarra basata sull’uso delle dita per pizzicare le corde, senza l’ausilio di un plettro. Anche se appare più ostico per un principiante, il fingerstyle riesce a regalare soddisfazioni e stimolare la creatività in modo inimmaginabile.
Perché?
Perché se pizzichi con le dita è come se usassi 2, 3, 4 o persino 5 plettri contemporaneamente. Ma senza plettri. Non c’è niente tra te e le corde, il rapporto con la chitarra è più fisico, più forte, più ricco di possibilità.

Il fingerstyle non è propriamente uno “stile”, né un “genere”. Semmai è una macrocategoria che include una quantità di tecniche e stili diversi. Per descriverli tutti servirebbe un’enciclopedia. Un articolo non può essere un’enciclopedia, perciò ho cercato di riassumere almeno le cose basilari.
Ecco di cosa parliamo:

Fingerstyle: cos’è e cosa significa
Differenza tra folk-fingerstyle e chitarra classica
Da dove viene il fingerstyle
In quali generi musicali si trova il fingerstyle
Attrezzi, stili, tecniche per fare fingerpicking
Fingerpicking tradizionale o moderno?

Continue reading “Fingerstyle: cos’è, da dove viene, come si fa”

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Indiemood sessions: live tra i canali di Venezia

Indiemood sessions: è online il video che ho registrato l’estate scorsa a Venezia con l’agenzia IndieMood. Pubblicato nella sezione News di Rockol.

Fa un certo effetto essere su un sito famoso, in mezzo a Radiohead e Robbie Wiliams.
Specie con una canzone politicamente scorretta come Il Ballo del matto (per Franco Mastrogiovanni). Che (tra parentesi) si può scaricare gratis.

Indiemood sessions: che ci faccio su una barca a Venezia?

Le indiemood sessions sono una serie di video girati da Indiemood in collaborazione con la associazione galleggiante “Il Caicio”, che si occupa di restaurare le imbarcazioni tradizionali veneziane e mantenerle in vita; e con Rockol, che pubblica ogni nuovo video nella sezione news.

In pratica non sono altro che riprese live totalmente acustiche di solisti o band, a bordo di una di queste vecchie imbarcazioni. Mentre i musicisti suonano, la barca naviga tra i canali di Venezia.

Indiemood sessions: Luca RicattiLe indiemood session sono stupende per due motivi: intanto perché danno spazio alla musica suonata e in acustico.
Anche se questa è una cosa che (strano a dirsi) sta tornando di moda grazie a Youtube, che è pieno di musicisti (tra cui il sottoscritto) che si esibiscono unplugged davanti a una webcam; dicevo, anche se è una cosa ormai molto popolare, Indiemood ha avuto la capacità di mostrarla su un portale dedicato alla musica mainstream come Rockol.

L’altro motivo è che hanno fatto uscire queste esibizioni acustiche dallo spazio angusto di salotti, cucine e camerette; le hanno portate all’aria aperta e nel cuore della nostra cultura secolare. Nella fattispecie, tra i canali veneziani.

Per me che vivo a Roma partecipare a una indiemood session ha significato fare una corsa in treno per arrivare in una città invasa dai turisti (era agosto) e dal caldo torrido. Ma lo rifarei subito.

Se ti sei perso il report di questa breve avventura, qui trovi il racconto del mio Viaggio a Venezia.

Se non conosci la mia canzone o non sai di che parla, qui ho raccontato Il Caso Franco Mastrogiovanni.

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Fiori trasteverini: la fava romanesca

Fiori trasteverini all'arciarcobalenoFiori Trasteverini è una celebre canzone romana interpretata, fra gli altri, da Gabriella Ferri, Alvaro Amici e Lando Fiorini.

È la classica canzone da osteria, da intonare tutti in coro al terzo o quarto bicchiere di vino. L’argomento è il solito: il popolo squattrinato si autocelebra, orgoglioso del suo vivere semplice.
Ne esistono molte versioni, più o meno lunghe.
Non l’ho mai incisa, ma la conosco e l’ho suonata dal vivo. Qui sotto vi scrivo il testo come lo canto io. Intanto vi dico perché e percome l’ho eseguita.

Ieri sera ho partecipato a una serata organizzata dal circolo culturale Arciarcobaleno alla Garbatella, a Roma. Titolo dell’evento: La fava romanesca v’a potemo regalà.

Fulcro della serata: Mario Casale spiegava perché, secondo lui, l’Impero Romano è stato una iattura per il mondo e perché Roma non abbia prodotto nulla di significativo. Tutto raccontato con grande ironia, in forma di battibecco con la brava e simpatica attrice Cristina Manzone, che ha recitato vari sonetti di Giuseppe Gioacchino Belli.
In mezzo, gli interventi musicali miei e di Marco Russo: io con la mia roba folk, stornelli, canti da osteria e saltarelli, lui con arrangiamenti per chitarra di classici della canzone romana.
E le fave. Cassette piene di fave per tutti gli spettatori. Che dalla foto non si capisce ma erano parecchi.

Avevamo appuntamento alle 7 di sera: 3 ore di tempo per organizzare uno spettacolo mai provato prima. Quattro pazzi che non si erano mai incontrati (a parte con Mario, che era l’unico a conoscerci tutti e che ha organizzato la serata). Ma noi cialtroni, musicisti e attori siamo gente che si affiata facile. E infatti ha funzionato alla grande. Continue reading “Fiori trasteverini: la fava romanesca”

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Saltarello: dal calascione al fingerpicking

Il Saltarello: dal calascione al fingerpickingIn questo articolo vediamo cos’è il saltarello, un ballo e una musica da ballo tipici del folk italiano.
Si tratta di una tradizione che affonda le radici nella cultura pagana dell’antica Roma.

Ascoltiamo qualche esempio, ne vediamo le origini, la struttura musicale e come viene ballato, con particolare riferimento all’area laziale e romana.

Infine vediamo anche dove reperire materiale audio e testi per approfondimenti.

Il Saltarello: Origini e storia

Si suppone che il saltarello derivi da una forma di ballo dell’antica Roma, la saltatio. La saltatio (plurale saltationes) è sopravvissuta fino all’alto medioevo e doveva avere una componente di allusione erotica: documenti storici raccontano che la chiesa cercava di limitarne la diffusione.
A riprova di questo collegamento, il saltarello si è conservato come ballo di coppia che mima il corteggiamento.

La prima fonte diretta è un manoscritto italiano del 1300 conservato al British Museum di Londra. A quell’epoca il saltarello era una delle quattro danze praticate dagli aristocratici nelle corti, insieme alla bassadanza, la quaternaria e la piva. Continue reading “Saltarello: dal calascione al fingerpicking”

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Un saltarello: Ballo del serpe

Il Ballo del serpe è un saltarello che ho scritto qualche anno fa. L’ho poi inserito nel mio album Fumo al vento.
Il saltarello è un tipo di ballo (e di musica da ballo) caratteristico della musica popolare italiana delle regioni centrali: Lazio, Abruzzo, Molise, Marche, Umbria. Anticamente era particolarmente diffuso a Roma. Sappiamo che fin dal Rinascimento era presente tra le musiche “di corte”, quindi di ambito colto e aristocratico. Testimonianze di questo ballo a livello popolare sono più tarde, ma non è detto che sia nato tra i nobili e poi si sia diffuso tra il popolo, anzi è probabile il percorso inverso.

Il titolo del pezzo nasce dal fatto che in questi balli popolari del centro-sud ci sono sempre delle atmosfere piuttosto “oscure”, nonostante i ritmi frenetici e apparentemente “leggeri”. Mi sembra una caratteristica tipica delle danze folkloriche dell’Italia centro meridionale una certa tendenza al mistero, come a voler scavare nel subconscio per farne emergere la potenza.
Da qui il serpente (o il serpe, come dicono gli abruzzesi), che è un simbolo perfetto di queste forze terrestri: spaventose, striscianti, nascoste.
I saltarelli tradizionali, invece, di solito non hanno alcun titolo, prendono il nome dalla città di provenienza. Così abbiamo tutta una serie di saltarelli romani, saltarelli di Fiuggi, di Anagni, eccetera.

Un saltarello per chitarra fingerpicking

Sul saltarello tradizionale ho scritto questo articolo: Il Saltarello: dal calascione al fingerpicking.
Prossimamente pubblicherò dei video con alcuni arrangiamenti per chitarra di veri saltarelli popolari.
Un saltarello: Ballo del serpeOvviamente un saltarello non dovrebbe essere suonato con la chitarra a corde di metallo, in tecnica fingerpicking. O forse sì?
Ad ogni modo, i saltarelli erano suonati con zampogne e organetti; si usavano degli antenati della chitarra, il calascione e il chitarrino.

Lo ripeto sempre: questa che faccio io è roba moderna, non vera musica tradizionale. Poi ci sono quelli a cui piace vestirsi da contadini dell’800 e fare rievocazioni storiche.
Io sono un musicista di oggi e, anche se mi ispiro a tradizioni antichissime, faccio musica di oggi. Che poi è quello che facevano nell’800 i contadini dell’800.
Se sei un chitarrista puoi scaricare il file Pdf con la tablatura per chitarra.
Ah, il Ballo del serpe è la sesta traccia del mio album Fumo al vento.

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Tony McManus

L’impatto della musica di Tony McManus su un chitarrista che suona fingerpicking appassionato di folk e di musica celtica può essere davvero devastante. Per meglio dire, l’impatto della musica di Tony McManus può essere sconvolgente su chiunque abbia un qualche interesse nella chitarra o nelle musiche di tradizione orale. La sua è la chitarra celtica.

McManus è nato nel 1965 nella città di Paisley, nelle Lowlands scozzesi, da una famiglia di origini irlandesi. Il sangue celtico gli ribolliva nelle vene fin da bambino. Studiava chitarra da autodidatta e si nutriva della collezione di dischi di musica celtica dei genitori. Non mi ricordo chi ha detto che l’eccellenza deriva spesso da due competenze diverse che si combinano. Tony McManus ne è la prova vivente. Non a caso il claim col quale di solito viene presentato al pubblico è una frase di John Renbourn, il quale lo ha definito il più grande chitarrista celtico di tutti i tempi. Che è una consacrazione di quelle definitive.

La cosa che contraddistingue il fingerpicking di McManus è il modo in cui introduce nel suo fraseggio gli abbellimenti, facendo suonare la chitarra in modo incredibilmente simile a un tin-wistle, un violino o una cornamusa scozzese. Un miscuglio impressionante di virtuosismo e sensibilità fuori del comune.

Il nome di Tony iniziò a diffondersi per le sue esibizioni durante le sessions (incontri di musicisti tradizionali in locali pubblici o in case private) tra Glasgow e Edimburgo e da lì inizò a fare concerti veri e propri in giro per la Scozia, fino ad arrivare a fare delle trasmissioni per la radio della BBC.
La fama internazionale arrivò col suo primo album. Continue reading “Tony McManus”

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Musica folk italiana: I Disertori

Oggi suoniamo musica folk italiana. Questo pezzo si intitola I Disertori ed è un valzer derivato da una canzone di protesta antimilitarista che risale alla Prima Guerra Mondiale. Fa parte del repertorio della tradizione dei balli popolari lombardi. Il pezzo è inserito così come l’ho eseguito qui nell’album Fumo al vento.

Musica folk italiana per chitarra fingerpicking

Ho ascoltato I Disertori per la prima volta sul bellissimo disco dei Barabàn, Valzer dei disertori (AcB Production, 1987). Questo mio arrangiamento per chitarra risale a qualche anno fa.
I chitarristi possono scaricare lo spartito con la tablatura in formato Pdf.

I Disertori è un canto che risale alla Prima Guerra Mondiale, forse ricalcato sulla melodia della canzone napoletana Suona chitarra (E. De Curtis). In effetti gli somiglia un po’.
La canzone è uno struggente lamento dei soldati in trincea. L’idea di farne una versione tutta strumentale, da ballo, non è mia. E neanche dei Barabàn.

I Barabàn, storica formazione di musica folk italiana, hanno ripreso il pezzo da una registrazione del 1958 di Jacmon e Baciunein. Questi nomi bizzarri appartenevano a una celebre coppia di suonatori dell’Alta Valle Staffora. Sembrerebbe che il primo a trasformare in danza questo vecchio canto antimilitarista sia stato proprio il pifferaio Jacmon.

Musica folk italiana per chitarra fingerpicking: tablatura PdfQuesti balli di solito sono suonati da un pifferaio e un fisarmonicista.
Il piffero è una specie di ciaramella, cioè è uno strumento ad ancia doppia, quindi fa parte della famiglia degli oboi. In effetti anticamente era suonato in coppia con la cornamusa, come avviene nella musica popolare italiana del centro-sud. Poi la fisarmonica ha preso il posto della zampogna.

Insomma, la chitarra e il fingerpicking non c’entrano niente. Anzi, non c’entrano niente col folk italiano in genere.
Ma noi chitarristi folk siamo storicamente maleducati, andiamo a impicciarci di cose che non ci competono e a mettere le mani in repertori trattati da puristi molto severi.

Però i Barabàn nel disco hanno scritto che queste cose che facciamo noi moderni «[…] non sono ovviamente documenti autentici della tradizione ma la nostra, soggettiva, interpretazione di ciò che i cantori e i suonatori ci hanno comunicato. È musica di oggi… ».
Qualcosa di molto vicino al mio modo di approcciarmi alla musica folk italiana. Ma di questo parleremo un’altra volta.

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Stefan Grossman

Stefan Grossman è un’istituzione della chitarra fingerpicking. In questo articolo lo ascoltiamo, leggiamo la sua storia, parliamo dei suoi primi due album e delle numerose risorse didattiche da lui stesso create in decenni di carriera.

Tra i pionieri del folk revival americano nei primi anni ’60, Stefan Grossman visse al Greenwich Village nella sua epoca d’oro, fu allievo per anni del bluesman Reverendo Gary Davis, amico di Dave Van Ronk, Eric Clapton, John Renbourn, Bert Jansch, Davey Graham e dozzine di altri personaggi che hanno fatto la storia della chitarra acustica. Ha fondato la Kicking Mule Records insieme a Eugene “ED” Denson (comproprietario della Takoma Records di John Fahey); la Kicking Mule ha pubblicato oltre 180 dischi di chitarristi fingerstyle, tra cui Happy Traum, Davey Graham e Peter Finger.

Oggi il suo negozio online Stefan Grossman’s Guitar Workshop è un punto di riferimento mondiale per l’acquisto di video didattici per chitarristi acustici.

Alla fine degli anni ’60 era uno di quei pacifisti che contestavano la guerra nel Vietnam. A quelli come lui, i redneck (i “colli rossi”, termine dispregiativo per indicare i contadini del Sud) urlavano : «Amala o lasciala!» (l’America).

Stefan decise di lasciarla. Per andare dove? Erano gli anni ’60, dove doveva andare? Ovviamente in India. A che fare? Ovviamente a cercare una ragazza.

Doveva fare tappa in Inghilterra. I poliziotti inglesi, vedendolo arrivare con la sua malandata custodia della chitarra, pensarono che fosse un americano renitente alla leva. O un immigrato in cerca di lavoro. Alla fine lo lasciarono andare, ma una volta lì, Stefan incontrò amici musicisti, iniziò a suonare in giro, conobbe altre ragazze. Insomma, in Inghilterra ci rimase, per molti anni. Continue reading “Stefan Grossman”

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Musica irlandese: The Butterfly

Un’altro classico della musica irlandese: si chiama The Butterfly ed è una silp jig, cioè un tipo di musica da ballo tipica della tradizione celtica irlandese.

The butterfly è nota anche con molti altri nomi (Barney’s Goat, The Bug, Eitil Im, Fiona, Im Ag Eitilt e vari altri). Il più strano è di certo Kick the peeler, che però non significa Prendi a calci il pelapatate: “peeler” è un termine gergale per dire poliziotto.

La melodia è divisa in 3 parti. Pare che la prima sia stata composta da tale Tommy Potts, un violinista morto nel 1988, ispirato dal volo di una farfalla nel suo giardino. La seconda e la terza parte, invece, sarebbero più antiche e infatti sono presenti quasi identiche in una celebre raccolta di musica irlandese redatta nel 1883, la Ryan’s Mammoth Collection. Tipica dimostrazione di come la cultura tradizionale si trasforma attraverso le generazioni: oggi questo brano è uno dei più famosi pezzi di musica celtica.

Musica irlandese per chitarra fingerpicking

Musica irlandese: The Butterfly - Tablatura in fomrato PdfThe Butterfly è stata arrangiata più volte per chitarra. In effetti è un classico per gli appassionati di chitarra celtica e fingerpicking in genere.

In questo mio arrangiamento ho ripreso le prime battute dalla diteggiatura inventata da Tom Long, ma ho comunque modificato il basso; la seconda e la terza parte sono invece completamente farina del mio sacco.
Per i chitarristi, metto a disposizione gratis in formato Pdf la tablatura per chitarra.

Se vi piace commentate, cliccate il mi piace, condividete su Facebook, eccetera.

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Live all’Arciarcobaleno: Report

Live all'Arciarcobaleno: ReportVenerdì e sabato li passo al lavoro, non ho il tempo di fare prove. In più giovedì, sempre al lavoro, mi sono spezzato l’unghia del dito medio. Per un chitarrista fingerstyle, rompersi un’unghia è come avere un dito in meno. Quando mi succede, in genere me ne frego, aspetto che ricresca e intanto mi esercito a suonare coi polpastrelli nudi, che fare esperienze diverse fa sempre bene. Ma due giorni prima di un concerto è una catastrofe. Ho letto in giro che certi chitarristi usano una tecnica di rincollaggio con l’Attak, ma io non ho tempo di provare cose strane, così tento un’altra strada: sotto casa mia c’è una di queste botteghe di nail art, sapete quei posti dove vanno certe donne a farsi fare le unghie coi disegnini? No, non ridete, c’è poco da fare gli spiritosi.

Giovedì, rientrando a casa dal lavoro, decido di passarci. Immaginatevi le facce: insomma non è un posto dove entrano tutti i giorni uomini barbuti. Spiego la situazione. Tra i ridacchamenti delle altre donne presenti, la tipa prende un attrezzo per tagliare e una lima lunga come una raspa da falegname, mi prende la mano e in meno di due secondi taglia e lima tutto. Non ho il tempo di dire: aspett… Dice che ormai l’unghia era andata, non si poteva fare altro. Le spiego che così mi è del tutto impossibile suonare alcunché e lei mi propone una ricostruzione col gel. Dico ok, proviamo qualsiasi cosa. Mi dà appuntamento di lì a due ore.

Torno a casa, mangio un boccone, vado a prendere mia figlia a scuola e poi torno al nail art. Sto lì seduto con questa ragazza che mi impiastriccia l’unghia e mia figlia di due anni e mezzo in piedi accanto a me che mi dice:
«Che fai Papà?»
Eh, che faccio. Continue reading “Live all’Arciarcobaleno: Report”

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Mi ricordi De André

Enoteca LetterariaIeri sera ho suonato all’Enoteca Letteraria, serata organizzata dall’IPLAC e dedicata al binomio Musica e Poesia. Ci siamo esibiti in quattro musicisti e circa una dozzina di poeti; a suonare con me c’erano il cantautore Luigi Farinaccio, la pianista Nadia Perella e il giovane pianista e compositore Valerio Angelucci. C’era la sala piena, come in tutti gli eventi organizzati dall’IPLAC e diretti dalla vulcanica Maria Rizzi. È stata come sempre una bella serata, culminata con la cena e l’ottimo vino di Tonino Puccica.
Dopo le esibizioni, durante l’aperitivo prima e intorno al tavolo poi, si è parlato di musica e delle nostre esibizioni. Ed è spuntata la frase che mi sento dire quasi ogni volta che mi esibisco: «Mi ricordi De André».
Di solito mi viene detto senza malizia e incasso il paragone come lusinghiero.
Allora, visto che proprio oggi cade l’anniversario della morte del Faber, mi va di fare qualche precisazione.

Fabrizio De André è stato il più grande esponente della canzone italiana. Ha portato il genere a un livello differente, ha influenzato e continua a influenzare il modo di pensare di milioni di italiani, ha saputo circondarsi di collaboratori geniali, facendo in modo che creassero per lui e insieme a lui capolavori ineguagliabili, che da soli non avrebbero mai potuto. È stato al tempo stesso l’incarnazione dell’artista maledetto eppure un lavoratore meticoloso, scrupoloso, attento a ogni più piccolo dettaglio.

C’è, è vero, una cosa che ho imparato da Faber: che scrivere una bella canzone non è uno scherzo. Nelle sue canzoni non c’è mai una parola fuori posto, mai un verso che dici vabbè, questo l’ha buttato lì. E in giro ci sono un sacco di canzoni che le senti e dici vabbè, questo verso l’ha buttato lì. C’è gente che va in heavy rotation in tutte le radio nazionali con canzoni che dici vabbè, questa l’ha buttata lì tutta, dall’inizio alla fine.
De André mi ha fatto diventare paranoico. Ci sono canzoni che per finirle ci ho messo anni. C’è sempre una parolina, una rima del cazzo che non mi va giù. E la cosa sta peggiorando. Ogni volta che rileggo quello che sto scrivendo, penso: non mi posso accontentare, Fabrizio De André non si sarebbe accontentato. Continue reading “Mi ricordi De André”

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Prossimi concerti

Domani, domenica 10 gennaio, suono all’Enoteca Letteraria. Farò 3 brani, nell’ambito di una rassegna organizzata dell’IPLAC dedicata a “Musica a Poesia”. Si comincia alle 18;00.

Sabato 16 gennaio, invece, suonerò all’Arciarcobaleno, alla Garbatella. Questo sarà un vero concerto, di almeno un’ora. C’è un biglietto di ingresso. Per venire incontro alle esigenze della sempre più scannata classe lavoratrice, di cui io stesso faccio parte, ho deciso di autoridurmi il compenso: il biglietto di entrata costerà €3,00 (di solito costa €7,00). Perciò venite. Cominciamo verso le 21;00.

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Musica irlandese: Banish misfortune

Tra le tante tradizioni folcloriche che mi affascinano, la musica irlandese è una di quelle che hanno su di me l’impatto emotivo più profondo. Siamo in tanti, lo so. Ma io sono uno di quelli che coltivano il sogno segreto di trasferirsi un giorno nella verde campagna d’Irlanda.

Ci sono molti motivi per cui la musica irlandese rappresenta uno dei repertori folk meglio conservati d’Europa, non da ultimo ragioni storico-politiche legate all’orgoglio nazionale, in contrapposizione alla cultura pop britannica.

Banish misfortune (letteralmente Bando alla sfortuna) è senza dubbio una delle melodie più famose. Si tratta di una giga (in inglese jig), anzi, per la precisione è una double jig. Per semplificare diciamo che il ritmo base di una giga doppia è un modulo che suona tipo tàrata tàrata.
Della giga esistono molte varianti in vari paesi europei, compresa l’Italia (Emilia Romagna e Quattro province). Quella irlandese è un ballo di gruppo e si balla in otto persone.

Musica irlandese per chitarra fingerpicking

Quello della chitarra celtica è un genere nato sull’onda del folk revival iniziato alla fine degli anni ’50. In quel periodo, i chitarristi acustici del Regno Unito cominciarono ad adattare ai repertori tradizionali dei loro nonni le tecniche che avevano imparato dai bluesmen americani. Il pioniere fu Davy Graham, che per primo iniziò ad esplorare i brani tradizionali della musica celtica attraverso il fingerpicking. Graham, tra l’altro, è l’inventore di un particolare modo di accordare la chitarra, la DADGAD. L’accordatura DADGAD è diventata la più usata tra i chitarristi celtici.

Oggi la chitarra entra spesso nei complessi di musica irlandese, ma solo per l’accompagnamento e solo in strumming (cioè con le pennate). La chitarra fingerpicking è rimasta una cosa sostanzialmente estranea al folk irlandese, anche se vari chitarristi ne hanno mostrato le potenzialità, come Pierre Bensusan, Martin Simpson o Tony McManus, per citare i più famosi.

Musica irlandese: Banish misfortuneIn questo video presento il mio arrangiamento per chitarra fingerstyle di Banish misfortune.

È un brano che è stato adattato molte volte per il fingerpicking, la prima addirittura dallo stesso Graham. Un’altra versione famosa (e molto bella) è quella di Tom Long, di cui si trovano valanghe di cover su Youtube.

Anche la mia versione in effetti riprende parte della diteggiatura di Tom Long (però solo nella parte iniziale). Ma ho puntato più a restituire il senso della musica da ballo, che poi è quello che cerco di fare in quasi tutti i miei arrangiamenti per chitarra. Per questo ho usato la tecnica del basso alternato (in effetti ho la mania del basso alternato).

Per i chitarristi: ho messo a disposizione in formato la tablatura per chitarra in formato Pdf.

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87 Ore di Costanza Quatriglio

87 Ore di Costanza QuatriglioVenerdì 6 novembre 2015 sono stato a vedere 87 Ore di Costanza Quatriglio, un documentario sul caso Mastrogiovanni, realizzato con le vere immagini dell’ospedale.
Sto parlando dell’Ospedale San Luca di Vallo della Lucania, dove Franco è stato torturato e ucciso.

Sono andato alla proiezione del film dopo una lunga giornata di lavoro, stanco, con lo stomaco attoppato alla meno peggio da un pezzo di pizza ingollato camminando. Credo sia stata la prima proiezione pubblica, ma non vorrei dire sciocchezze.

Arrivo al Palladium alle 22;00. Sto in giro dalle 7 della mattina. Sono a pezzi ma dovevo esserci. La proiezione avviene nell’ambito dell’Arcipelago Film Festival. L’Arcipelago lo conosco, nel 2005 assegnò il premio per il miglior montaggio al documentario Romanina blues di Stefano Romani, di cui avevo scritto le musiche, dedicato a Paolo Coppini (il montaggio è di Mauro Passaretti).

Sto là fuori circondato da gruppetti di persone che chiacchierano e fumano. Per lo più è gente che è stata a vedere i cortometraggi del concorso. Accanto a me c’è uno che dice a delle ragazze:
«Direi che ce ne possiamo andare, pare che adesso c’è un documentario di novanta minuti.»

Mentre respiro il fumo di sigaretta di questo tizio penso che non capisco perché tanta gente associ il concetto di documentario a quello di palloso, dato che molte delle cose più belle che ho visto negli ultimi anni sono documentari.
Quando finalmente ci fanno entrare resto davvero colpito: la sala è piena. E mi torna in mente quando lessi per la prima volta di Mastrogiovanni. Continue reading “87 Ore di Costanza Quatriglio”

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Franco Mastrogiovanni: tutta la storia

Franco MastrogiovanniLa storia di Franco Mastrogiovanni deve essere raccontata e ripetuta, scritta e letta, cantata e diffusa. Perché ci riguarda tutti.

Ogni volta che eseguo dal vivo il Ballo del Matto, mi prendo un paio di minuti per riassumere la vicenda di Franco Mastrogiovanni.
Prima di tutto perché in effetti, se non si conosce la storia, la canzone risulta un tantino ermetica. E poi perché repetita iuvant.

Allora era giusto che scrivessi qualche riga anche qui.
Non mi entusiasma l’idea di riassumere la vita di una persona in un articolo, è una cosa assurda, in effetti.
Ma Franco è diventato anche una figura tragicamente iconica. Perché sappiamo per certo che il suo non è un caso isolato.
E perché Mastrogiovanni non è stato solo vittima di malasanità, ma di un male molto più profondo, una nauseabonda miscela di persecuzione, cinismo, distrazione, perbenismo, fascismo strisciante e omertà.

Chi era Franco Mastrogiovanni

Tanto per cominciare, Franco Mastrogiovanni (nome di battesimo Francesco) non era affatto un matto. Di mestiere faceva il maestro elementare. Di lui i suoi alunni dicevano che era il maestro più alto del mondo. Doveva essere una persona di intelligenza vivace, curiosa, molto sensibile. Sua nipote, la giornalista Grazia Serra, mi ha scritto di essere felice che si scrivano canzoni per ricordare suo zio, perché lui «viveva di musica». E amava i libri. E il cinema.
E poi aveva da sempre simpatie anarchiche.

Per le forze dell’ordine in effetti era un «noto anarchico», definizione che per loro equivale a dire che era una sorta di portatore di peste. La peste del libero pensiero. Ed è proprio la libertà di pensiero la causa scatenante delle disavventure che hanno segnato la sua vita.

Il passato tragico

Nell’estate del ’72 rimane coinvolto involontariamente in una rissa con alcuni militanti del FUAN, associazione giovanile del Movimento Sociale Italiano (per i più giovani: il MSI era un partito di estrema destra, guidato da Giorgio Almirante). Sta sul lungo mare di Salerno con due amici, Giovanni Marini e Gennaro Scariati.
Su questi fatti si è scritto molto, si è addirittura ipotizzato che il suo amico Giovanni Marini fosse nel mirino della destra perché si interessava alla strage degli anarchici della baracca (un giorno magari parleremo di questa storia). Ad ogni modo, la rissa finisce molto male: Marini accoltella a morte Carlo Falvella, secondo alcuni per difendere lo stesso Mastrogiovanni, che si è beccato una coltellata. Non si è mai fatta davvero chiarezza su quei fatti, ad ogni modo Franco non ha un temperamento incline alla violenza, probabilmente è finito in mezzo nel goffo tentativo di placare gli animi.
Comunque, pur non avendo nessuna responsabilità nella morte del neofascista, si fa diversi mesi di carcere, prima di essere assolto.
Per le forze dell’ordine resterà sempre un pericoloso sovversivo.

Nel 1999 finisce di nuovo in carcere per l’indicibile colpa di aver contestato una multa.
Il cognato di Franco, Vincenzo Serra, racconta che quell’arresto avviene «con ricorso alla forza, manganellate e calci». A riportare questa testimonianza è il giornalista Daniele Nalbone, tra i primi a rendere pubblica la morte di Franco, ad agosto del 2009, su Liberazione.
Per quella storia Mastrogiovanni viene assurdamente arrestato, processato e condannato in primo grado a ben tre anni di carcere.
Ci vuole il processo di secondo grado perché venga assolto e risarcito per ingiusta detenzione.
E tanto per non farsi mancare niente, subisce due Trattamenti Sanitari Obbligatori (TSO), nel 2002 e nel 2005.

Sì perché, per tutto quello che ha passato, pare che Franco abbia sviluppato una vera fobia per le divise. Segue delle cure psichiatriche. In più di un’occasione, alla sola vista di una pattuglia di forze dell’ordine, fugge a nascondersi.
Nonostante alcuni periodi di depressione, comunque, col tempo riesce e riprendere una vita normale e lavora. Gli piace fare il maestro. Sta finalmente per entrare in ruolo (cioè diventerà maestro “titolare”).
Ma arrivano quelle maledette vacanze. Continue reading “Franco Mastrogiovanni: tutta la storia”

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Ricatti del mercato 2

E’ uscito il nuovo numero di LineaTrad col mio articolo per la rubrica I Ricatti del mercato.
Si parla dei tempi che cambiano, dell’importanza di avere dimestichezza con la tecnologia e del fatto che da noi è tutto più difficile.
L’articolo sta a pagina 4.
Potete sfogliare la rivista online usando questo link.
Oppure potete leggere la rivista in formato Pdf in questa pagina.

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Chitarra Acustica

Sul numero di settembre di Chitarra Acustica, rivista per appassionati di fingerpicking e dintorni, si parla anche di me. C’è il reportage di Andrea Carpi (che è il direttore) sul Festival Ferentino Acustica.
Come sanno i miei lettori, ho partecipato nella sezione Open Mic (qui il racconto dell’avventura). Andrea Carpi era lì presente.
Per farla breve, alla fine dell’articolo in cui si parla di chitarristi eccezionali, mi ha dedicato alcune righe piuttosto lusinghiere.
Il reportage sta a pagina 26 e si intitola: La chitarra, le canzoni, il folk italiano e le nuove promesse.

Dice: Vi è stata poi la
piacevole sorpresa di Luca Ricatti, che ha presentato l’interessante disco autoprodotto
Fumo al vento, con un repertorio di canzoni originali e rielaborazioni ispirato alla tradizione popolare italiana, ben accompagnato alla chitarra e con testi intelligenti e ironici.

A tutti i maniaci della sei corde consiglio vivamente di acquistare Chitarra Acustica. Il formato Pdf costa appena 3 euro, ci sono recensioni di strumenti e dischi, reportage dei vari festival e, non da ultimo, spartiti da suonare, di cui noi appassionati di fingerstyle siamo sempre a caccia.
Potete acquistare la rivista cartacea in questa pagina, oppure il Pdf in questa pagina.

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Ricatti del mercato

Sul numero 38-39 di LineaTrad è uscito un articolo firmato da me.
È successo che il direttore della rivista, Loris Bohm, dopo aver scritto la bella recensione di Fumo al vento che ho segnalato qui, mi ha invitato a tenere una rubrica fissa, nella quale scrivere cosa penso del mercato musicale, prendendo spunto da fatti e notizie di attualità.
L’abbiamo chiamata I Ricatti del mercato.
Vediamo cosa ne viene fuori. Perché, al contrario di quanto pensano molti, un blog e una rivista sono media che hanno logiche e regole comunicative molto diverse. Ma non so dire di no a una sfida, così mi sono buttato.
Intanto potete leggere questo primo articolo e dirmi cosa ne pensate.
Ho preso spunto dalla faccenda di Giovanni Allevi e il suo Inno della serie A per parlare di storytelling e propaganda.

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Belle cose che non ti aspetti

Io e Igor Lampis non ci conoscevamo. Igor è chitarrista e fondatore della punk rock band sarda Punkillonis. È uno di quelli che si sono aggiudicati il download gratuito di Fumo al vento. Mi ha scritto per ringraziarmi e io gli ho detto: grazie a te e fammi sapere cosa ne pensi. Che sono quelle frasi che uno scrive così, non pensando mica che poi l’altro ti farà sapere davvero.
Invece Igor mi ha fatto sapere. E mi ha scritto le bellissime parole che trovate qui sotto.

Prima però due righe.
Io non seguo più il rock da anni, eccetto vecchi classici e qualche novità che arriva per caso alle mie orecchie. Però ho ascoltato Eclissi dei Punkillonis e dico che una band che suona con un affiatamento così merita molta attenzione. Il loro è un punk rock vecchia maniera, cioè onesto, divertente, potente e col dito medio alzato. Qui trovate un po’ di roba.

Tornando al mio album, ecco cosa mi ha scritto Igor.

«Ciao Luca ho avuto modo di sentire il disco e di apprezzarlo.
Le canzoni, dal sapore antico con un abito moderno, riescono a creare immagini e scenari e a trascinarti nei posti descritti, dove credo ci sia un uomo che vive in armonia con la natura e la vita e con tutto quello che ne deriva, sofferenza, gioie, soddisfazioni, dolore, morte.
Mi dà la sensazione di un lungo viaggio che parte da molto lontano per arrivare ai giorni nostri dove umili piedi calpestano terra arida e strade polverose, e piccole barche scivolano sul mare vicino alle coste. Cose semplici ma importanti.
Spero che stia andando tutto bene
A presto.»

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Live all’Enoteca Letteraria: Report

Esco di casa per le 5 e mezza, con l’attrezzatura in macchina. Devo arrivare all’Enoteca Letteraria prima delle sette, ma dopo le 6, perché prima non si può entrare con le auto al centro storico di Roma. Arrivo contemporaneamente a un vecchio amico che non vedo da troppo tempo e che ha fatto un lungo viaggio per me, dall’estrema periferia, coi mezzi pubblici.
Sulla soglia ci accoglie Tonino Puccica, titolare dell’Enoteca, un ospite come ce ne sono pochi, una persona con una visione, che ha messo su da solo un luogo di aggregazione e di diffusione della cultura, nel cuore della Roma storica, accessibile a tutti.
La serata è stata organizzata dall’IPLAC (Insieme Per La Cultura), in particolare da Maria Rizzi, anima dell’ala romana del circolo, spigliata, carismatica e preparatissima. Stasera si presenta il romanzo di Adriana Assini, La Riva verde (edito da Scrittura & Scritture di Napoli). Adriana, che è un’amica, mi ha proposto di partecipare all’evento per incorniciarlo con le mie canzoni.
A mezz’ora dall’inizio il locale è già pieno. Continue reading “Live all’Enoteca Letteraria: Report”

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Concerto all’Enoteca Letteraria

Sabato 5 settembre suono all’Enoteca Letteraria, a Via delle Quattro Fontane 130 a Roma. Farò da contrappunto con le mie canzoni alla presentazione di un libro.
Adriana Assini è una scrittrice di romanzi storici. Alle spalle ha una sfilza di premi e riconoscimenti, anche internazionali. Sono state scritte delle tesi di laurea su di lei.

Protagoniste dei suoi romanzi sono spesso donne dalle vite originalissime, dimenticate, deformate, tradite dalla Storia scritta dagli uomini.
Il suo ultimo romanzo si intitola La Riva verde, è ambientato a Bruges nel 1330 e narra di un gruppo di donne, le dame della Compagnia della Conocchia, che si riuniscono di notte per fare “cose” da fattucchiere, tipo scambiarsi rimedi segreti da scrivere sui vangeli.
Tema molto interessante, quello dei vangeli delle streghe, che Adriana rilegge, al di fuori di quelle robe da Wicca, con occhi da storica, creando le basi per un ragionamento su un pezzo importante della nostra cultura, del quale sappiamo pochissimo.

Incroceremo i racconti di queste donne con quelli dei personaggi delle mie canzoni, anche loro in cerca di un angolino nella Storia ufficiale. Ci sono molti punti in comune.
Se venite vediamo insieme cosa ne viene fuori.
Si comincia alle 19;00.

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Viaggio a Venezia: Report

Allora è successo questo.
Pochi giorni dopo l’uscita dell’album, mi arriva una email da Francesca di Indiemood, un’agenzia di produzione/promozione musicale di Venezia. Mi scrive che hanno ascoltato i miei brani e vogliono coinvolgermi in una serie di video che stanno girando con cantautori e band di loro gusto, le Indiemood sessions. In pratica mettono i musicisti su una barca che gira tra i canali veneziani e li riprendono mentre suonano.
Penso: beh, fico!
Le scrivo: «Ci sto».
Penso: così colgo la palla al balzo e mi faccio un weekend a Venezia.
Ma non ho fatto i conti col lavoro: il piano ferie è ormai chiuso, ovviamente non coincide con le date disponibili per Indiemood. Se voglio fare questa cosa, mi tocca schizzare a Venezia calcolando i tempi al secondo. E sia.
Cerco su internet, prenoto andata/ritorno via treno e trovo una camera d’albergo al centro di Venezia a un costo molto contenuto: sarà una bettola?

Sabato 8 agosto, sveglia alle 5;50. Vado al lavoro zaino in spalla e chitarra nella mano.
Sono fuori alle due e mezza, mangio un panino seduto in uno spicchio d’ombra a Piazza San Silvestro e corro a Termini. Salgo su un Frecciacoso e mi faccio le mie 3 ore e mezza di viaggio. Anzi 4, perché il treno altavelocità rimane inchiodato mezz’ora a Firenzesantamarianovella. Poco male, ho Stefan Grossman che suona nelle cuffie e un libro da leggere in formato digitale: Le Scarpe dei suicidi di Tobia Imperato, dettagliato resoconto, scaricabile gratis, sulla vicenda di Sole, Baleno, Pelissero e la TAV in Val Susa.
Ma a mezz’ora da Venezia mi arriva una chiamata. È l’albergo, vogliono sapere a che ora arrivo. Non capisco che gliene importi, comunque gli spiego che il treno è in ritardo. E la cosa sembra chiudersi lì. Continue reading “Viaggio a Venezia: Report”

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Recensione su Il Blog della musica

E’ uscita una nuova recensione di Fumo al vento su Il Blog della musica. Anche questa dice cose belle.
Dice che tutto è raccontato in rima e con molta ironia, il disco è veramente piacevole da ascoltare e Luca Ricatti oltre che un bravo cantautore è anche un ottimo chitarrista.
Nell’articolo è riportata parte del testo di Entropia.

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Recensione su LineaTrad

Su LineaTrad di luglio Loris Bohm ha scritto una bellissima recensione di Fumo al vento. E sono finito sulla copertina. Abbiate la pazienza di sorpassare la mia brutta faccia e sfogliate la rivista.
La recensione dice cose così:

[…] devo rendermi conto di trovarmi davanti a un misconosciuto capolavoro di grazia ed equilibrio […] I testi sono graffianti, incisivi, drammatici, recitati con una giocosità che nasconde sadica ironia, mentre la chitarra disegna arabeschi di rara bellezza, assolutamente pertinenti e impastati nel pathos narrativo.

E beh, oh, fa piacere leggere cose così, quando hai passato un sacco di tempo cercando di ripulire testi e arrangiamenti di chitarra.

Parlando della rivista, se vi interessa la musica world e folk probabilmente avete già incontrato LineaTrad su internet, perché è qualche anno che esiste. In questo numero ci sono le segnalazioni dei festival dedicati alla musica tradizionale che si svolgono in Italia e all’estero nel periodo estivo. C’è anche il resoconto del 24esimo Festival del Mediterraneo, che si è tenuto a Genova, con tema Le musiche degli dèi; deve essere stato bellissimo, c’erano ensemble da Europa, Africa e Oriente che suonavano musiche sacre tradizionali.
A proposito, Loris Bohm mi ha anche chiesto di scrivere una piccola rubrica per la rivista. Gli ho detto di sì, ma ci stiamo ancora lavorando.
Vi faccio sapere.

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Ferentino Acustica: Report

Tutto ha inizio giovedì alle 5;50: ho il turno di mattina al lavoro. Viaggio in metro, caffè, poi attacco. Quanti altri caffè bevo durante la mattina? Due? Tre?
Esco alle 13;00 passate, il pranzo consiste in due pizzettine bianche, una barretta di frutta secca e un succo di frutta. E caffè. Il tutto consumato mentre cammino per tornare a casa.

Arrivo, un po’ di prove veloci, carico chitarra e altra roba in macchina e parto per Latina. Mi è stato offerto un piccolo spazio all’interno di un concerto degli Hemingway, formazione rock del capoluogo pontino.
Arrivo, palco allestito in un parco pubblico, stand per bere e mangiare, gli Hemingway stanno facendo il soundcheck. Ottimo service, impianto fichissimo.
Ma il mio concertino non va bene.
Non è la prima volta che dimentico di portarmi uno sgabello. Me ne rimediano uno, ma mi rendo conto troppo tardi di non sapere come si regola. Mi trovo a suonare con la chitarra che scivola verso le ginocchia. Come se non bastasse, quando metto il capostasto i bassi fanno innesco: un fischio costante accompagna la mia esibizione. Ovviamente perdo la concentrazione, ovviamente mi impappino più di una volta. Capita, quello che non strozza ingrassa. No, volevo dire un’altra cosa. Però in effetti rimedio un panino alle verdure squisito. E una birra gelata.

A notte fonda mi rimetto in macchina per tornare a Roma. Devo accompagnare delle persone, imposto il navigatore per Via Taranto. Senza un navigatore o almeno una carta stradale, il mondo è per me un luogo molto complicato.
Io mi fido dei navigatori.
Ma succede che a un certo punto mi ritrovo sulla Cristoforo Colombo in direzione Ostia, col navigatore che dice: arrivo previsto tra 3 minuti. Impossibile.
Infatti mi porta a Via Nino Taranto, che sta tipo dopo Vitinia, a quasi venti chilometri di distanza. Arrivo a casa tardissimo.

Venerdì, sveglia alle 5;50, ho il turno di mattina al lavoro. Viaggio in metro, caffè, poi attacco. Quanti altri caffè bevo durante la mattina? Due? Tre?
Esco alle 13;00 passate, il pranzo consiste in due pizzettine, stavolta al pomodoro, una barretta di frutta secca e un succo di frutta. E caffè. Il tutto consumato mentre cammino per tornare a casa.
Arrivo, non ho tempo di fare prove, carico chitarra e altra roba in macchina e parto per Ferentino. Devo suonare all’Open Mic. Continue reading “Ferentino Acustica: Report”

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Open Mic Ferentino Acustica

Il pomeriggio di venerdì 10 luglio sarò ospite dell’iniziativa Open Mic del Ferentino Acustica Festival, che è uno dei più importanti eventi nazionali dedicati alla chitarra acustica.
L’Open Mic inizia alle 17;00.

Il Festival vero e proprio è di sera (dal giovedì alla domenica) e ha un calendario succoso, zeppo di grandissimi chitarristi.

A parte la mia esibizione, cercherò di vedere il più possibile, facendo su e giù da Roma.
Quello che vedrò lo racconterò su queste pagine.

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Fumo al vento

Per ascoltare l’album, clicca sulla copertina.
Fumo al vento è scaricabile gratis fino al 24 luglio.
È possibile ordinare il Compact Disc: costa 10 euro, la spedizione è gratuita.
Per scaricare e/o acquistare, c’è la pagina Bandcamp.

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