Indiemood sessions: live tra i canali di Venezia

Indiemood sessions: è online il video che ho registrato l’estate scorsa a Venezia con l’agenzia IndieMood. Pubblicato nella sezione News di Rockol.

Fa un certo effetto essere su un sito famoso, in mezzo a Radiohead e Robbie Wiliams.
Specie con una canzone politicamente scorretta come Il Ballo del matto (per Franco Mastrogiovanni). Che (tra parentesi) si può scaricare gratis.

Indiemood sessions: che ci faccio su una barca a Venezia?

Le indiemood sessions sono una serie di video girati da Indiemood in collaborazione con la associazione galleggiante “Il Caicio”, che si occupa di restaurare le imbarcazioni tradizionali veneziane e mantenerle in vita; e con Rockol, che pubblica ogni nuovo video nella sezione news.

In pratica non sono altro che riprese live totalmente acustiche di solisti o band, a bordo di una di queste vecchie imbarcazioni. Mentre i musicisti suonano, la barca naviga tra i canali di Venezia.

Indiemood sessions: Luca RicattiLe indiemood session sono stupende per due motivi: intanto perché danno spazio alla musica suonata e in acustico.
Anche se questa è una cosa che (strano a dirsi) sta tornando di moda grazie a Youtube, che è pieno di musicisti (tra cui il sottoscritto) che si esibiscono unplugged davanti a una webcam; dicevo, anche se è una cosa ormai molto popolare, Indiemood ha avuto la capacità di mostrarla su un portale dedicato alla musica mainstream come Rockol.

L’altro motivo è che hanno fatto uscire queste esibizioni acustiche dallo spazio angusto di salotti, cucine e camerette; le hanno portate all’aria aperta e nel cuore della nostra cultura secolare. Nella fattispecie, tra i canali veneziani.

Per me che vivo a Roma partecipare a una indiemood session ha significato fare una corsa in treno per arrivare in una città invasa dai turisti (era agosto) e dal caldo torrido. Ma lo rifarei subito.

Se ti sei perso il report di questa breve avventura, qui trovi il racconto del mio Viaggio a Venezia.

Se non conosci la mia canzone o non sai di che parla, qui ho raccontato Il Caso Franco Mastrogiovanni.

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Fiori trasteverini: la mia versione

Fiori trasteverini all'arciarcobalenoFiori Trasteverini è una celebre canzone romana interpretata, fra gli altri, da Gabriella Ferri, Alvaro Amici e Lando Fiorini.

È la classica canzone da osteria, da intonare tutti in coro al terzo o quarto bicchiere di vino. L’argomento è il solito: il popolo squattrinato si autocelebra, orgoglioso del suo vivere semplice.
Ne esistono molte versioni, più o meno lunghe.
Non l’ho mai incisa, ma la conosco e l’ho suonata dal vivo. Più giù vi scrivo il testo come lo canto io. Intanto vi dico perché e percome l’ho eseguita.

Ieri sera ho partecipato a una serata organizzata dal circolo culturale Arciarcobaleno alla Garbatella, a Roma. Titolo dell’evento: La fava romanesca v’a potemo regalà.

Fulcro della serata: Mario Casale spiegava perché, secondo lui, l’Impero Romano è stato una iattura per il mondo e perché Roma non abbia prodotto nulla di significativo. Tutto raccontato grande ironia, in forma di battibecco con la brava e simpatica attrice Cristina Manzone, che ha recitato vari sonetti di Giuseppe Gioacchino Belli.
In mezzo, gli interventi musicali miei e di Marco Russo: io con la mia roba folk, stornelli, canti da osteria e saltarelli, lui con arrangiamenti per chitarra di classici della canzone romana.
E le fave. Cassette piene di fave per tutti gli spettatori. Che dalla foto non si capisce ma erano parecchi.

Avevamo appuntamento alle 7 di sera: 3 ore di tempo per organizzare uno spettacolo mai provato prima. Quattro pazzi che non si erano mai incontrati (a parte con Mario, che era l’unico a conoscerci tutti e che ha organizzato la serata). Ma noi cialtroni, musicisti e attori siamo gente che si affiata facile. E infatti ha funzionato alla grande. Continue reading “Fiori trasteverini: la mia versione”

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Saltarello: dal calascione al fingerpicking

Il Saltarello: dal calascione al fingerpickingIn questo articolo vediamo cos’è il saltarello, un ballo e una musica da ballo tipici del folk italiano.
Si tratta di una tradizione che affonda le radici nella cultura pagana dell’antica Roma.

Ascoltiamo qualche esempio, ne vediamo le origini, la struttura musicale e come viene ballato, con particolare riferimento all’area laziale e romana.

Infine vediamo anche dove reperire materiale audio e testi per approfondimenti.

Il Saltarello: Origini e storia

Si suppone che il saltarello derivi da una forma di ballo dell’antica Roma, la saltatio. La saltatio (plurale saltationes) è sopravvissuta fino all’alto medioevo e doveva avere una componente di allusione erotica: documenti storici raccontano che la chiesa cercava di limitarne la diffusione.
A riprova di questo collegamento, il saltarello si è conservato come ballo di coppia che mima il corteggiamento.

La prima fonte diretta è un manoscritto italiano del 1300 conservato al British Museum di Londra. A quell’epoca il saltarello era una delle quattro danze praticate dagli aristocratici nelle corti, insieme alla bassadanza, la quaternaria e la piva. Continue reading “Saltarello: dal calascione al fingerpicking”

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Un saltarello: Ballo del serpe

Il Ballo del serpe è un saltarello che ho scritto qualche anno fa. L’ho poi inserito nel mio album Fumo al vento.
Il saltarello è un tipo di ballo (e di musica da ballo) caratteristico della musica popolare italiana delle regioni centrali: Lazio, Abruzzo, Molise, Marche, Umbria. Anticamente era particolarmente diffuso a Roma. Sappiamo che fin dal Rinascimento era presente tra le musiche “di corte”, quindi di ambito colto e aristocratico. Testimonianze di questo ballo a livello popolare sono più tarde, ma non è detto che sia nato tra i nobili e poi si sia diffuso tra il popolo, anzi è probabile il percorso inverso.

Il titolo del pezzo nasce dal fatto che in questi balli popolari del centro-sud ci sono sempre delle atmosfere piuttosto “oscure”, nonostante i ritmi frenetici e apparentemente “leggeri”. Mi sembra una caratteristica tipica delle danze folkloriche dell’Italia centro meridionale una certa tendenza al mistero, come a voler scavare nel subconscio per farne emergere la potenza.
Da qui il serpente (o il serpe, come dicono gli abruzzesi), che è un simbolo perfetto di queste forze terrestri: spaventose, striscianti, nascoste.
I saltarelli tradizionali, invece, di solito non hanno alcun titolo, prendono il nome dalla città di provenienza. Così abbiamo tutta una serie di saltarelli romani, saltarelli di Fiuggi, di Anagni, eccetera.

Un saltarello per chitarra fingerpicking

Sul saltarello tradizionale ho scritto questo articolo: Il Saltarello: dal calascione al fingerpicking.
Prossimamente pubblicherò dei video con alcuni arrangiamenti per chitarra di veri saltarelli popolari.
Un saltarello: Ballo del serpeOvviamente un saltarello non dovrebbe essere suonato con la chitarra a corde di metallo, in tecnica fingerpicking. O forse sì?
Ad ogni modo, i saltarelli erano suonati con zampogne e organetti; si usavano degli antenati della chitarra, il calascione e il chitarrino.

Lo ripeto sempre: questa che faccio io è roba moderna, non vera musica tradizionale. Poi ci sono quelli a cui piace vestirsi da contadini dell’800 e fare rievocazioni storiche.
Io sono un musicista di oggi e, anche se mi ispiro a tradizioni antichissime, faccio musica di oggi. Che poi è quello che facevano nell’800 i contadini dell’800.
Se sei un chitarrista puoi scaricare il file Pdf con la tablatura per chitarra.
Ah, il Ballo del serpe è la sesta traccia del mio album Fumo al vento.

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Tony McManus

L’impatto della musica di Tony McManus su un chitarrista che suona fingerpicking appassionato di folk e di musica celtica può essere davvero devastante. Per meglio dire, l’impatto della musica di Tony McManus può essere sconvolgente su chiunque abbia un qualche interesse nella chitarra o nelle musiche di tradizione orale. La sua è la chitarra celtica.

McManus è nato nel 1965 nella città di Paisley, nelle Lowlands scozzesi, da una famiglia di origini irlandesi. Il sangue celtico gli ribolliva nelle vene fin da bambino. Studiava chitarra da autodidatta e si nutriva della collezione di dischi di musica celtica dei genitori. Non mi ricordo chi ha detto che l’eccellenza deriva spesso da due competenze diverse che si combinano. Tony McManus ne è la prova vivente. Non a caso il claim col quale di solito viene presentato al pubblico è una frase di John Renbourn, il quale lo ha definito il più grande chitarrista celtico di tutti i tempi. Che è una consacrazione di quelle definitive.

La cosa che contraddistingue il fingerpicking di McManus è il modo in cui introduce nel suo fraseggio gli abbellimenti, facendo suonare la chitarra in modo incredibilmente simile a un tin-wistle, un violino o una cornamusa scozzese. Un miscuglio impressionante di virtuosismo e sensibilità fuori del comune.

Il nome di Tony iniziò a diffondersi per le sue esibizioni durante le sessions (incontri di musicisti tradizionali in locali pubblici o in case private) tra Glasgow e Edimburgo e da lì inizò a fare concerti veri e propri in giro per la Scozia, fino ad arrivare a fare delle trasmissioni per la radio della BBC.
La fama internazionale arrivò col suo primo album. Continue reading “Tony McManus”

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Musica folk italiana: I Disertori

Oggi suoniamo musica folk italiana. Questo pezzo si intitola I Disertori ed è un valzer derivato da una canzone di protesta antimilitarista che risale alla Prima Guerra Mondiale. Fa parte del repertorio della tradizione dei balli popolari lombardi. Il pezzo è inserito così come l’ho eseguito qui nell’album Fumo al vento.

Musica folk italiana per chitarra fingerpicking

Ho ascoltato I Disertori per la prima volta sul bellissimo disco dei Barabàn, Valzer dei disertori (AcB Production, 1987). Questo mio arrangiamento per chitarra risale a qualche anno fa.
I chitarristi possono scaricare lo spartito con la tablatura in formato Pdf.

I Disertori è un canto che risale alla Prima Guerra Mondiale, forse ricalcato sulla melodia della canzone napoletana Suona chitarra (E. De Curtis). In effetti gli somiglia un po’.
La canzone è uno struggente lamento dei soldati in trincea. L’idea di farne una versione tutta strumentale, da ballo, non è mia. E neanche dei Barabàn.

I Barabàn, storica formazione di musica folk italiana, hanno ripreso il pezzo da una registrazione del 1958 di Jacmon e Baciunein. Questi nomi bizzarri appartenevano a una celebre coppia di suonatori dell’Alta Valle Staffora. Sembrerebbe che il primo a trasformare in danza questo vecchio canto antimilitarista sia stato proprio il pifferaio Jacmon.

Musica folk italiana per chitarra fingerpicking: tablatura PdfQuesti balli di solito sono suonati da un pifferaio e un fisarmonicista.
Il piffero è una specie di ciaramella, cioè è uno strumento ad ancia doppia, quindi fa parte della famiglia degli oboi. In effetti anticamente era suonato in coppia con la cornamusa, come avviene nella musica popolare italiana del centro-sud. Poi la fisarmonica ha preso il posto della zampogna.

Insomma, la chitarra e il fingerpicking non c’entrano niente. Anzi, non c’entra niente col folk italiano in genere.
Ma noi chitarristi folk siamo storicamente maleducati, andiamo a impicciarci di cose che non ci competono e a mettere le mani in repertori trattati da puristi molto severi.

Però i Barabàn nel disco hanno scritto che queste cose che facciamo noi moderni «[…] non sono ovviamente documenti autentici della tradizione ma la nostra, soggettiva, interpretazione di ciò che i cantori e i suonatori ci hanno comunicato. È musica di oggi… ».
Qualcosa di molto vicino al mio modo di approcciarmi alla musica folk italiana. Ma di questo parleremo un’altra volta.

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Stefan Grossman

Stefan Grossman è un’istituzione della chitarra fingerpicking. In questo articolo lo ascoltiamo, leggiamo la sua storia, parliamo dei suoi primi due album e delle numerose risorse didattiche da lui stesso create in decenni di carriera.

Tra i pionieri del folk revival americano nei primi anni ’60, Stefan Grossman visse al Greenwich Village nella sua epoca d’oro, fu allievo per anni del bluesman Reverendo Gary Davis, amico di Dave Van Ronk, Eric Clapton, John Renbourn, Bert Jansch, Davey Graham e dozzine di altri personaggi che hanno fatto la storia della chitarra acustica. Ha fondato la Kicking Mule Records insieme a Eugene “ED” Denson (comproprietario della Takoma Records di John Fahey); la Kicking Mule ha pubblicato oltre 180 dischi di chitarristi fingerstyle, tra cui Happy Traum, Davey Graham e Peter Finger.

Oggi il suo negozio online Stefan Grossman’s Guitar Workshop è un punto di riferimento mondiale per l’acquisto di video didattici per chitarristi acustici.

Alla fine degli anni ’60 era uno di quei pacifisti che contestavano la guerra nel Vietnam. A quelli come lui, i redneck (i “colli rossi”, termine dispregiativo per indicare i contadini del Sud) urlavano : «Amala o lasciala!» (l’America).

Stefan decise di lasciarla. Per andare dove? Erano gli anni ’60, dove doveva andare? Ovviamente in India. A che fare? Ovviamente a cercare una ragazza.

Doveva fare tappa in Inghilterra. I poliziotti inglesi, vedendolo arrivare con la sua malandata custodia della chitarra, pensarono che fosse un americano renitente alla leva. O un immigrato in cerca di lavoro. Alla fine lo lasciarono andare, ma una volta lì, Stefan incontrò amici musicisti, iniziò a suonare in giro, conobbe altre ragazze. Insomma, in Inghilterra ci rimase, per molti anni. Continue reading “Stefan Grossman”

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Musica irlandese: The Butterfly

Un’altro classico della musica irlandese: si chiama The Butterfly ed è una silp jig, cioè un tipo di musica da ballo tipica della tradizione celtica irlandese.

The butterfly è nota anche con molti altri nomi (Barney’s Goat, The Bug, Eitil Im, Fiona, Im Ag Eitilt e vari altri). Il più strano è di certo Kick the peeler, che però non significa Prendi a calci il pelapatate: “peeler” è un termine gergale per dire poliziotto.

La melodia è divisa in 3 parti. Pare che la prima sia stata composta da tale Tommy Potts, un violinista morto nel 1988, ispirato dal volo di una farfalla nel suo giardino. La seconda e la terza parte, invece, sarebbero più antiche e infatti sono presenti quasi identiche in una celebre raccolta di musica irlandese redatta nel 1883, la Ryan’s Mammoth Collection. Tipica dimostrazione di come la cultura tradizionale si trasforma attraverso le generazioni: oggi questo brano è uno dei più famosi pezzi di musica celtica.

Musica irlandese per chitarra fingerpicking

Musica irlandese: The Butterfly - Tablatura in fomrato PdfThe Butterfly è stata arrangiata più volte per chitarra. In effetti è un classico per gli appassionati di chitarra celtica e fingerpicking in genere.

In questo mio arrangiamento ho ripreso le prime battute dalla diteggiatura inventata da Tom Long, ma ho comunque modificato il basso; la seconda e la terza parte sono invece completamente farina del mio sacco.
Per i chitarristi, metto a disposizione gratis in formato Pdf la tablatura per chitarra.

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Live all’Arciarcobaleno: Report

Live all'Arciarcobaleno: ReportVenerdì e sabato li passo al lavoro, non ho il tempo di fare prove. In più giovedì, sempre al lavoro, mi sono spezzato l’unghia del dito medio. Per un chitarrista fingerstyle, rompersi un’unghia è come avere un dito in meno. Quando mi succede, in genere me ne frego, aspetto che ricresca e intanto mi esercito a suonare coi polpastrelli nudi, che fare esperienze diverse fa sempre bene. Ma due giorni prima di un concerto è una catastrofe. Ho letto in giro che certi chitarristi usano una tecnica di rincollaggio con l’Attak, ma io non ho tempo di provare cose strane, così tento un’altra strada: sotto casa mia c’è una di queste botteghe di nail art, sapete quei posti dove vanno certe donne a farsi fare le unghie coi disegnini? No, non ridete, c’è poco da fare gli spiritosi.

Giovedì, rientrando a casa dal lavoro, decido di passarci. Immaginatevi le facce: insomma non è un posto dove entrano tutti i giorni uomini barbuti. Spiego la situazione. Tra i ridacchamenti delle altre donne presenti, la tipa prende un attrezzo per tagliare e una lima lunga come una raspa da falegname, mi prende la mano e in meno di due secondi taglia e lima tutto. Non ho il tempo di dire: aspett… Dice che ormai l’unghia era andata, non si poteva fare altro. Le spiego che così mi è del tutto impossibile suonare alcunché e lei mi propone una ricostruzione col gel. Dico ok, proviamo qualsiasi cosa. Mi dà appuntamento di lì a due ore.

Torno a casa, mangio un boccone, vado a prendere mia figlia a scuola e poi torno al nail art. Sto lì seduto con questa ragazza che mi impiastriccia l’unghia e mia figlia di due anni e mezzo in piedi accanto a me che mi dice:
«Che fai Papà?»
Eh, che faccio. Continue reading “Live all’Arciarcobaleno: Report”

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Mi ricordi De André

Enoteca LetterariaIeri sera ho suonato all’Enoteca Letteraria, serata organizzata dall’IPLAC e dedicata al binomio Musica e Poesia. Ci siamo esibiti in quattro musicisti e circa una dozzina di poeti; a suonare con me c’erano il cantautore Luigi Farinaccio, la pianista Nadia Perella e il giovane pianista e compositore Valerio Angelucci. C’era la sala piena, come in tutti gli eventi organizzati dall’IPLAC e diretti dalla vulcanica Maria Rizzi. È stata come sempre una bella serata, culminata con la cena e l’ottimo vino di Tonino Puccica.
Dopo le esibizioni, durante l’aperitivo prima e intorno al tavolo poi, si è parlato di musica e delle nostre esibizioni. Ed è spuntata la frase che mi sento dire quasi ogni volta che mi esibisco: «Mi ricordi De André».
Di solito mi viene detto senza malizia e incasso il paragone come lusinghiero.
Allora, visto che proprio oggi cade l’anniversario della morte del Faber, mi va di fare qualche precisazione.

Fabrizio De André è stato il più grande esponente della canzone italiana. Ha portato il genere a un livello differente, ha influenzato e continua a influenzare il modo di pensare di milioni di italiani, ha saputo circondarsi di collaboratori geniali, facendo in modo che creassero per lui e insieme a lui capolavori ineguagliabili, che da soli non avrebbero mai potuto. È stato al tempo stesso l’incarnazione dell’artista maledetto eppure un lavoratore meticoloso, scrupoloso, attento a ogni più piccolo dettaglio.

C’è, è vero, una cosa che ho imparato da Faber: che scrivere una bella canzone non è uno scherzo. Nelle sue canzoni non c’è mai una parola fuori posto, mai un verso che dici vabbè, questo l’ha buttato lì. E in giro ci sono un sacco di canzoni che le senti e dici vabbè, questo verso l’ha buttato lì. C’è gente che va in heavy rotation in tutte le radio nazionali con canzoni che dici vabbè, questa l’ha buttata lì tutta, dall’inizio alla fine.
De André mi ha fatto diventare paranoico. Ci sono canzoni che per finirle ci ho messo anni. C’è sempre una parolina, una rima del cazzo che non mi va giù. E la cosa sta peggiorando. Ogni volta che rileggo quello che sto scrivendo, penso: non mi posso accontentare, Fabrizio De André non si sarebbe accontentato. Continue reading “Mi ricordi De André”

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Prossimi concerti

Domani, domenica 10 gennaio, suono all’Enoteca Letteraria. Farò 3 brani, nell’ambito di una rassegna organizzata dell’IPLAC dedicata a “Musica a Poesia”. Si comincia alle 18;00.

Sabato 16 gennaio, invece, suonerò all’Arciarcobaleno, alla Garbatella. Questo sarà un vero concerto, di almeno un’ora. C’è un biglietto di ingresso. Per venire incontro alle esigenze della sempre più scannata classe lavoratrice, di cui io stesso faccio parte, ho deciso di autoridurmi il compenso: il biglietto di entrata costerà €3,00 (di solito costa €7,00). Perciò venite. Cominciamo verso le 21;00.

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Musica irlandese: Banish misfortune

Tra le tante tradizioni folcloriche che mi affascinano, la musica irlandese è una di quelle che hanno su di me l’impatto emotivo più profondo. Siamo in tanti, lo so. Ma io sono uno di quelli che coltivano il sogno segreto di trasferirsi un giorno nella verde campagna d’Irlanda.

Ci sono molti motivi per cui la musica irlandese rappresenta uno dei repertori folk meglio conservati d’Europa, non da ultimo ragioni storico-politiche legate all’orgoglio nazionale, in contrapposizione alla cultura pop britannica.

Banish misfortune (letteralmente Bando alla sfortuna) è senza dubbio una delle melodie più famose. Si tratta di una giga (in inglese jig), anzi, per la precisione è una double jig. Per semplificare diciamo che il ritmo base di una giga doppia è un modulo che suona tipo tàrata tàrata.
Della giga esistono molte varianti in vari paesi europei, compresa l’Italia (Emilia Romagna e Quattro province). Quella irlandese è un ballo di gruppo e si balla in otto persone.

Musica irlandese per chitarra fingerpicking

Quello della chitarra celtica è un genere nato sull’onda del folk revival iniziato alla fine degli anni ’50. In quel periodo, i chitarristi acustici del Regno Unito cominciarono ad adattare ai repertori tradizionali dei loro nonni le tecniche che avevano imparato dai bluesmen americani. Il pioniere fu Davy Graham, che per primo iniziò ad esplorare i brani tradizionali della musica celtica attraverso il fingerpicking. Graham, tra l’altro, è l’inventore di un particolare modo di accordare la chitarra, la DADGAD. L’accordatura DADGAD è diventata la più usata tra i chitarristi celtici.

Oggi la chitarra entra spesso nei complessi di musica irlandese, ma solo per l’accompagnamento e solo in strumming (cioè con le pennate). La chitarra fingerpicking è rimasta una cosa sostanzialmente estranea al folk irlandese, anche se vari chitarristi ne hanno mostrato le potenzialità, come Pierre Bensusan, Martin Simpson o Tony McManus, per citare i più famosi.

Musica irlandese: Banish misfortuneIn questo video presento il mio arrangiamento per chitarra fingerstyle di Banish misfortune.

È un brano che è stato adattato molte volte per il fingerpicking, la prima addirittura dallo stesso Graham. Un’altra versione famosa (e molto bella) è quella di Tom Long, di cui si trovano valanghe di cover su Youtube.

Anche la mia versione in effetti riprende parte della diteggiatura di Tom Long (però solo nella parte iniziale). Ma ho puntato più a restituire il senso della musica da ballo, che poi è quello che cerco di fare in quasi tutti i miei arrangiamenti per chitarra. Per questo ho usato la tecnica del basso alternato (in effetti ho la mania del basso alternato).

Per i chitarristi: ho messo a disposizione in formato la tablatura per chitarra in formato Pdf.

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87 Ore

Venerdì sera sono stato a vedere 87 Ore di Costanza Quatriglio, un documentario sul caso Mastrogiovanni, realizzato in gran parte con le riprese delle telecamere del circuito di sorveglianza dell’ospedale di Vallo della Lucania.
Ci sono andato dopo una lunga giornata di lavoro, stanco, con lo stomaco attoppato alla meno peggio da un pezzo di pizza ingollato camminando.

Arrivo al Palladium alle 22;00. Sto in giro dalle 7 della mattina. Sono a pezzi ma dovevo esserci. La proiezione avviene nell’ambito dell’Arcipelago Film Festival. L’Arcipelago lo conosco, nel 2005 assegnò il premio per il miglior montaggio al documentario Romanina blues di Stefano Romani, di cui avevo scritto le musiche, dedicato a Paolo Coppini (il montaggio è di Mauro Passaretti). Sto là fuori circondato da gruppetti di persone che chiacchierano e fumano. Per lo più è gente che è stata a vedere i cortometraggi del concorso. Accanto a me c’è uno che dice a delle ragazze: «Direi che ce ne possiamo andare, pare che adesso c’è un documentario di novanta minuti.»
Mentre respiro il fumo di sigaretta di questo tizio penso che non capisco perché tanta gente associa il concetto di documentario al concetto di palloso, dato che molte delle cose più belle che ho visto negli ultimi anni sono documentari.
Quando finalmente ci fanno entrare resto davvero colpito: la sala è piena. E mi torna in mente quando lessi per la prima volta di Mastrogiovanni. Continue reading “87 Ore”

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Il caso di Franco Mastrogiovanni

Ogni volta che eseguo dal vivo il Ballo del Matto, mi prendo un paio di minuti per riassumere la vicenda di Franco Mastrogiovanni. Prima di tutto perché in effetti, se non si conosce la storia, la canzone risulta un tantino ermetica. E poi perché è una vicenda che deve essere raccontata.
Allora era giusto che scrivessi qualche riga anche qui.

Tanto per cominciare, Francesco Mastrogiovanni, detto Franco, non era affatto un matto. Di mestiere faceva il maestro elementare. Di lui i suoi alunni dicevano che era il maestro più alto del mondo. Doveva essere una persona di intelligenza vivace, curiosa, molto sensibile. Sua nipote, la giornalista Grazia Serra, mi ha scritto di essere felice che si scrivano canzoni per ricordare suo zio, perché lui «viveva di musica». E amava i libri. E il cinema. E poi aveva da sempre simpatie anarchiche. Per le forze dell’ordine in effetti era un «noto anarchico», definizione che per loro equivale a dire che era una sorta di portatore di peste. La peste del libero pensiero. Forse proprio la sua libertà di pensiero è all’origine delle brutte disavventure che hanno segnato la sua vita.

Nell’estate del ’72, a Salerno, finisce involontariamente in una rissa con alcuni militanti del FUAN, associazione giovanile del Movimento Sociale Italiano (per i più giovani: il MSI era un partito di estrema destra, guidato da Giorgio Almirante). Com’è come non è, la rissa finisce molto male: il suo amico Giovanni Marini accoltella a morte Carlo Falvella, secondo alcuni per difendere lo stesso Mastrogiovanni, che si è beccato una coltellata. Pur non avendo nessuna responsabilità nella morte del neofascista, Franco si fa diversi mesi di carcere, prima di essere assolto. Per le forze dell’ordine resterà sempre un pericoloso sovversivo.
Nel 1999 finisce di nuovo in carcere per l’indicibile colpa di aver contestato una multa. Ci vuole il processo di secondo grado perché venga assolto e risarcito per ingiusta detenzione. E tanto per non farsi mancare niente, subisce due Trattamenti Sanitari Obbligatori (TSO), nel 2002 e nel 2005.
Per tutto quello che ha passato, pare che Franco abbia sviluppato una vera fobia per le divise. Nonostante alcuni periodi di depressione, comunque, vive una vita normale, lavora durante l’anno, va in vacanza d’estate. Continue reading “Il caso di Franco Mastrogiovanni”

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Ricatti del mercato 2

E’ uscito il nuovo numero di LineaTrad col mio articolo per la rubrica I Ricatti del mercato.
Si parla dei tempi che cambiano, dell’importanza di avere dimestichezza con la tecnologia e del fatto che da noi è tutto più difficile.
L’articolo sta a pagina 4.
Potete sfogliare la rivista online usando questo link.
Oppure potete leggere la rivista in formato Pdf in questa pagina.

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