In questo video vi faccio ascoltare un brano scritto sfruttando la tecnica del «Sasso nello Stagno», presa dal testo di Gianni Rodari «Grammatica della Fantasia». E poi sparo un po’ di consigli su come procedere per trasformare un’intuizione in una creazione artistica completa, che sia un brano strumentale, una canzone, un disegno, un romanzo. A mio avviso non è possibile procedere senza appoggiarsi a uno schema. Gli schemi sono la base di tutto. Anche quando si decide di ignorarli.
La Strega dei Faggi – 2a Puntata
Ci sono elementi in questa storia che rimangono incerti perché, col passare degli anni, i ricordi sono sbiaditi o si sono mescolati coi sogni. Ciononostante, alcuni dettagli si sono radicati nitidamente nella memoria della nostra protagonista e ci affideremo a questi, tentando di ricostruire i fatti nel modo più coerente possibile.
Sappiamo che una mattina di fine ottobre del 1998 Francesca uscì dal Policlinico Universitario con la pelle d’oca, perché indossava solo una maglietta a maniche corte e l’aria era inaspettatamente fredda. La lunga coda dell’estate s’era esaurita all’improvviso, sorprendendo la città con un cielo scuro e un brusco calo delle temperature. Francesca era andata a farsi togliere i punti di sutura da una ferita alla testa. La chiamiamo Francesca, ma è un nome di fantasia. Il traffico era congestionato e lungo i marciapiedi andavano e venivano gli studenti. Lei non era una di loro. Tutte le sue amiche seguivano un corso all’università, lei invece era in cerca di un’occupazione retribuita. Aveva imparato a lavorare al bancone in un bar tavola calda frequentato dagli universitari, ma poi, all’avvicinarsi della pausa estiva e della fine delle sessioni d’esame, il proprietario aveva annunciato il licenziamento di quasi tutto il personale.
«E io che faccio?», aveva protestato Francesca. «Almeno una liquidazione! Ho bisogno di soldi!»
Lui le aveva riso in faccia:
«Ma che me frega a me? Mica avemo fatto un contratto!»
Nella mente di Francesca quella risata s’era deformata in una disgustosa bocca cariata e deforme. [Leggi di più…]
Ben Montgomery: La Signora degli Appalachi

La Signora degli Appalachi di Ben Montgomery racconta la storia di Emma Gatewood, che a 67 anni percorse i 3.300 km dell’Appalachian Trail. Fu la prima donna a compiere l’impresa e la prima persona a ripeterla altre due volte (anche se l’ultima non fu tutta di seguito, ma aveva ormai 77 anni).
Questa qui sopra è la mia copia dell’edizione 2021 di Terre di Mezzo Editore, traduzione di Gioia Sartori. Il titolo originale è «Grandma Gatewood’s Walk». È una buona edizione, stampata su carta decente e con un’impaginazione gradevole e chiara.
Ben Montgomery è un giornaslista americano, premiato per le sue inchieste e fondatore di un sito dedicato al giornalismo narrativo. Racconta di aver sentito parlare per la prima volta di Emma Gatewood da sua madre, che quando era bambino gli raccontava le imprese dell’arzilla nonna di Gallipolis, in Ohio. Il fascino per la leggenda di questa donna l’ha accommpagnato per decenni, finché ha deciso di indagare, andando a cercare i figli rimasti in vita. Ha potuto così leggere i diari originali e parlare con le persone che l’hanno conosciuta, ricostruendo la sua biografia. [Leggi di più…]
Tutorial di Johnny B. Goode
Qui il mio Tutorial di Johnny B. Goode completo per chitarra, con video, pdf stampabile, file gp e una spiegazione nota per nota dell’intro.
Si trova tutto qui ☞Tutorial di Chitarra Rock
Johnny B. Goode è probabilmente il brano più famoso di Chuck Berry. Racconta la storia inventata (ma simile a quella di molti bluesman delle origini) di un ragazzo semianalfabeta che vive in una baracca di legno e fango in una foresta della Lousiana. Questo ragazzo sa suonare molto bene la chitarra e ha l’abitudine di andare a strimpellare sotto un albero vicino alla ferrovia, dove suona al ritmo dei treni che passano. Abbiamo parlato dell’importanza nel blues arcaico del treno e delle ferrovie, che rappresentavano il desiderio di fuga (dalla miseria, dalla galera, da un amore finito). In questo caso assume una sfumatura particolare: la fuga è anche verso la modernità.
Negli annni ’50 Chuck Berry si era fatto promotore di un nuovo sound, quello del rock ‘n roll, che mescolava il fraseggio e le scale musicali tipici del blues con melodie e ritmi di ispirazione country (pur essendo nero, aveva suonato molta musica country). Imbracciava una chitarra elettrica, le cui sonorità, le forme sinuose e le verniciature brillanti erano manifestazioni della modernità quanto le automobili, i televisori e le aspirapolveri. E scrisse una canzone in cui un ragazzo povero e nero del sud cercava il riscatto sociale nel futuro. Non può essere un caso che ad ammirare il ragazzo che strimpella a ritmo della ferrovia ci sia un ingegnere, cioè uno che produce modernità per lavoro. [Leggi di più…]
Black Label Society: Engines of Demolition
I Black Label Society sono giunti al loro dodiceismo album in studio e per i nostaglici del buon vecchio rock ‘n roll di una volta, specie se appassionati di chitarra, non è notizia che passa inosservata. Non solo perché il leader Zakk Wilde è un’istituzione, una sorta di monumento vivente al ruooock, ma anche perché il suo sound è sempre lo stesso, granitico, onesto, testardamente ancorato al vecchio millennio. E poi perché questo è il primo album di Wilde dopo la morte di Ozzy Osbourne, di cui è stato il principale chitarrista e il più celebre dopo Randy Rhoads. Come è noto, è stato Ozzy a tirare fuori Wilde dall’anonimato, dandogli il posto che meritava al suo fianco. E infatti l’album si chiude con una (sono sincero: commovente) «Ozzy’s Song»; in cui, per certi versi, Zakk sembra tirare le somme della sua vita:
Now the race is run
All the chaos and all the wars
When all is said and done, I couldn’t ask for more.
Il sound dei Black Label Society è sempre quel misto di alternative metal, stoner e riffoni frantuma-ossa stile Alice in Chains, condito dagli assoli funambolici di uno dei più famosi shredder al mondo, e scusate se è poco. Con qualche ballatona un po’ melensa a spezzare il ritmo ogni tanto, che comunque ci sta.
Fin dalla metà degli anni ’90, quando compariva su MTV coi pantaloni a zampa di elefante nel videoclip della sua prima band, i Pride and Glory, Zakk Wilde fa quello che deve senza ripensamenti, sincero e dritto per la sua strada. Strada che lo ha portato in cima la mondo per un motivo: sa suonare il rock. [Leggi di più…]
Lars Mytting: Norwegian Wood
Norewgian Wood di Lars Mytting è un libro sull’arte (sì, l’arte) di fare legna, il racconto dell’amore di un popolo per il lavoro manuale. In teoria sarebbe un testo tecnico e in effetti è ricco di informazioni, spiegazioni e statistiche. Ma Lars Mytting è anche uno scrittore di narrativa e ama tagliare, essiccare e bruciare la legna, i suoi vicini di casa amano farlo e vive in un paese in cui queste cose si fanno da millenni. Il risultato è un testo appassionato, che ti fa venire voglia di vivere nei boschi scandinavi e di comprarti una stufa a legna anche se vivi in una metropoli di un paese mediterraneo.
Stando al sito ufficiale di Lars Mytting, Norwegian Wood (da non confondere con l’omonimo romanzo di Murakami) è stato tradotto in 22 lingue e ha venduto oltre 700mila copie nel mondo, un fenomeno impressionante per un libro non-fiction. Questa qui sopra è la mia edizione Biblioteca UTET del 2024. È una bella edizione, con un’impaginazione curata e carta di qualità. [Leggi di più…]
15 anni di Blogging
Il blog lucaricatti.it compie 15 anni. Ne approfitto per fare alcune considerazioni su come si è evoluto il web, sul senso di mantenere attivo un sito indipendente e su cosa significhi realmente essere «indipendenti».
Il primo articolo risale al 17 settembre del 2011. Inzialmente questo blog voleva essere una base di partenza per far conoscere la mia musica e raccontarmi, ma nel giro di qualche anno si è evoluto in direzioni impreviste: iniziai a pubblicare articoli di didattica per chitarra, realizzai la prima versione del mio Corso di Chitarra per Principianti (quella attualmente online è la terza versione) e presi a postare racconti.
Oggi ha un’Area Riservata e la possibilità per i visitatori di iscriversi gratuitamente o pagare un abbonamento.
Come ho scritto nell’articolo sui blog consigliati, non è stata la mia prima pubblicazione online, avevo già realizzato diversi siti statici e un altro blog su piattaforma WordPress. Ma non avevo alcuna conoscenza delle dinamiche necessarie a rendere visibile un progetto web. A un certo punto mi sono messo a studiare e a fare i compiti, ma fondamentalmente ho avuto fortuna. Mi ero lanciato in questa avventura in un momento storico di passaggio. [Leggi di più…]
Rachel Carson: Primavera Silenziosa

Primavera Silenziosa di Rachel Carson è un testo che ha cambiato le nostre vite come pochi altri, fondando le basi dell’ambientalismo. È al tempo stesso un libro di divulgazione scientifica e di denuncia, ma anche di ricerca, perché mette insieme una serie di dati e avvenimenti in modo coerente e sistematico.
Questa qui sopra è la mia edizione Universale Economica Feltrinelli, con traduzione di Carlo Alberto Gastecchi, che contiene un’introduzione scritta nel ’94 da Al Gore. Purtroppo la qualità lascia davvero a desiderare, sembra che le pagine siano state stampate con lastre vecchie e consumate e il sospetto è che siano state usate sempre le stesse dagli anni ’60. Tant’è vero che l’introduzione di Al Gore (che è stata inserita per la prima volta nell’edizione del 1999) risulta molto più nitida, invece il testo di Rachel Carson appare tutto spalmato, come fosse in grassetto, e non è raro trovare parole a cui mancano pezzi; la lettura risulta davvero fastidiosa. Sinceramente indecoroso, ma questo passa il convento.
Comunque, Primavera Silenziosa fu pubblicato per la prima volta negli Stati Uniti nel 1962 e già l’anno successivo Feltrinelli ne metteva sul mercato la traduzione italiana, segno evidente che c’era grande interesse intorno a questo libro. Perché denunciava a chiare lettere, con prove inconfutabili, che l’uso indiscriminato che si faceva a quel tempo di DDT e altri fitofarmaci stava causando danni gravissimi all’ambiente e alla salute delle persone. [Leggi di più…]
La Strega dei Faggi
I piedi erano zuppi. Sotto la protezione dei cerri avevo fatto a tempo a tirare fuori il poncho per ripararmi dall’acquazzone, avevo girato i tacchi smoccolando contro le previsioni meteo e seguito a ritroso il sentiero appena percorso. Ero rimasto tutto sommato asciutto, eccetto i piedi. Il poncho di nylon non protegge i piedi. Così il mio primo passo dentro il bar tavola calda aveva emesso il suono di uno straccio strizzato.
Ricordavo di essere già stato in quel bosco e su quella vetta ma, come vedremo, in questa storia ciò che riguarda i ricordi rimane sfuggente, incerto. Il sentiero 303 inizia dal cimitero del borgo di Cantarana e attraversa un pratone al termine del quale, a ridosso della prima fila di alberi, c’è un’area picnic che la domenica si affolla di famiglie, palloni e fumo di braciole. Io c’ero passato intorno alle sette del mattino di un giorno feriale e l’unica famiglia che avevo incontrato era un gruppetto di cinghiali che se ne andava per i fatti suoi. Il percorso poi s’infila nel bosco e sale serpeggiando dolcemente in direzione est-nord-est per alcuni chilometri, coperto da querce, aceri e faggi fino alla cresta, dove gli alberi non ci sono più. A quel punto s’inerpica ripido tra i sassi, sdrucciolevole, completamente esposto, faticoso, il posto peggiore dove trovarsi in caso di temporale. Almeno questo era quello che ero convinto di ricordare. Ad ogni modo, secondo il meteo quella mattina il cielo avrebbe dovuto essere limpido e invece, di punto in bianco, s’era annerito e mi aveva rovesciato addosso un temporale estivo. Mi ero convinto che affrontare la salita finale sotto il diluvio fosse impensabile e di essere costretto a tornare sui miei passi. Tuttavia non avevo voglia di rimettermi in macchina e pensai di avere il diritto di affogare la delusione in un pezzo di ciambellone, una fetta di crostata, un cornetto alla nutella. E mi ero ritrovato a sgocciolare il poncho sul pavimento del Castagno Vecchio, l’unico bar di Cantarana. [Leggi di più…]
Bruce Chatwin: In Patagonia

In Patagonia di Bruce Chatwin è forse il più famoso libro di viaggi mai pubblicato. Un testo strano, che mescola generi letterari diversi, con uno stile asciutto, elegante e sobrio ma nel quale non è possibile distinguere il confine tra scrittura documentaria e invenzione. Chatwin era uno scrittore di viaggi che però definiva se stesso «storyteller».
Questa qui sopra è la mia copia dell’edizione Adelphi con traduzione di Marina Marchesi, l’unica che credo sia mai stata fatta in Italia, pubblicta la prima volta nel 1982 e comprendente le foto originali dell’autore.
Bruce Chatwin aveva iniziato a lavorare come giornalista del Sunday Times Magazine nel 1972 e questo gli aveva dato la possibilità di girare il mondo e conoscere e intervistare persone famose come lo scrittore e politico francese André Malraux e Indira Gandhi. Tuttavia, nel 1974 lasciò il suo impiego per fare un viaggio, che sognava fin da ragazzo, nella Patagonia. [Leggi di più…]
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