I piedi erano zuppi. Sotto la protezione dei cerri avevo fatto a tempo a tirare fuori il poncho per ripararmi dall’acquazzone, avevo girato i tacchi smoccolando contro le previsioni meteo e seguito a ritroso il sentiero appena percorso. Ero rimasto tutto sommato asciutto, eccetto i piedi. Il poncho di nylon non protegge i piedi. Così il mio primo passo dentro il bar tavola calda aveva emesso il suono di uno straccio strizzato.
Ricordavo di essere già stato in quel bosco e su quella vetta ma, come vedremo, in questa storia ciò che riguarda i ricordi rimane sfuggente, incerto. Il sentiero 303 inizia dal cimitero del borgo di Cantarana e attraversa un pratone al termine del quale, a ridosso della prima fila di alberi, c’è un’area picnic che la domenica si affolla di famiglie, palloni e fumo di braciole. Io c’ero passato intorno alle sette del mattino di un giorno feriale e l’unica famiglia che avevo incontrato era un gruppetto di cinghiali che se ne andava per i fatti suoi. Il percorso poi s’infila nel bosco e sale serpeggiando dolcemente in direzione est-nord-est per alcuni chilometri, coperto da querce, aceri e faggi fino alla cresta, dove gli alberi non ci sono più. A quel punto s’inerpica ripido tra i sassi, sdrucciolevole, completamente esposto, faticoso, il posto peggiore dove trovarsi in caso di temporale. Almeno questo era quello che ero convinto di ricordare. Ad ogni modo, secondo il meteo quella mattina il cielo avrebbe dovuto essere limpido e invece, di punto in bianco, s’era annerito e mi aveva rovesciato addosso un temporale estivo. Mi ero convinto che affrontare la salita finale sotto il diluvio fosse impensabile e di essere costretto a tornare sui miei passi. Tuttavia non avevo voglia di rimettermi in macchina e pensai di avere il diritto di affogare la delusione in un pezzo di ciambellone, una fetta di crostata, un cornetto alla nutella. E mi ero ritrovato a sgocciolare il poncho sul pavimento del Castagno Vecchio, l’unico bar di Cantarana. [Read more…]















