
Nelle Terre Estreme di Jon Krakauer è un libro di culto, amato da appassionati di outdoor, avventurieri di tutti i tipi e semplici sognatori. Questa è la mia copia dell’edizione del 2024 pubblicata per la collana Exploit dell’editore Corbaccio. La traduzione è di Laura Ferrari e Sabrina Kung.
Il libro è divenuto famoso per l’adattamento cinematografico fatto da Sean Penn, il bellissimo Into the Wild con Emile Hirsch. Tuttavia, mentre il film segue un andamento tipicamente narrativo, il libro è più complesso.
La versione italiana fu pubblicata chiaramente per cavalcare l’onda del successo del film. Tant’è vero che in copertina c’è un fotogramma della pellicola.
Il volume di Krakauer nacque inizialmente come articolo per Outside, una rivista dedicata all’outdoor. L’articolo si intitolava «Morte di un innocente». Attirò molto l’attenzione e Krakauer decise di approfondire la questione, ricavandone poi un libro che fu pubblicato nel 1996 col titolo Into the Wild. Fu un grande successo editoriale e, nel 2007, Sean Penn ne fece l’adattamento cinematografico (che peraltro si avvale delle bellissime canzoni scritte ed eseguite da Eddie Vedder).
Il titolo è intraducibile in italiano. Per qualche motivo, si è deciso di tradurlo con «Nelle Terre Estreme», anziché in un più ovvio «Nelle Terre Selvagge».
Il testo ripercorre la storia di Christopher McCandless, un ragazzo che, appena laureato, donò in beneficienza tutto il suo conto in banca, cambiò nome e vagabondò circa due anni per i parchi naturali del nord America, fino all’ultima, tragica avventura in Alaska.
Grazie al libro (e poi al film) McCandless è divenuto famoso in tutto il mondo, icona del giovane vagabondo ribelle ma inflessibile, insofferente alle regole eppure capace di imporre a se stesso una disciplina quasi monastica.
Krakauer ha ricostruito la sua storia in base ai suoi diari, alle testimonianze di chi l’ha conosciuto e alle fotografie ritrovate. Ma non si è limitato a questo. Si è interrogato sul perché alcune persone scelgono di opporre un rifiuto radicale alla vita sociale e sfidano se stesse in avventure solitarie così estreme da giungere al limite della sopravvivenza. Quella di Jon Krakauer non è un’analisi imparziale: lui stesso è una persona di questo tipo (è un alpinista di grande esperienza).
Questo approccio così «partecipato» ha pregi e difetti.
Nelle Terre Estreme di Jon Krakauer è stato criticato perché alcuni degli eventi sono più supposti che ricostruiti.
Tuttavia, pur non essendo sempre rigoroso, è un libro che ti travolge. È senza ombra di dubbio una delle letture più emozionanti che abbia mai fatto. C’è tutta una parte dedicata a vicende di ragazzi che hanno avuto storie simili a quella di McCandless. Uno di questi è lo stesso Krakauer.
Se hai mai provato il desiderio di affrontare la natura selvaggia in solitudine; se hai mai provato almeno una volta un disprezzo viscerale per le regole sociali, questo libro parla di qualcosa che hai dentro anche tu. E che forse hai bisogno di imparare a riconoscere.
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