L’altro ieri sera è apparsa sui media la notizia della scomparsa di Sinéad O’Connor, che mi ha molto rattristato, seguivo da un po’ le dolorose vicende della sua vita personale. E così mi sono trovato a fare questa riflessione che voglio condividere.
La sua carriera ebbe un brusco arresto nel 1992, proprio mentre era al suo apice, quando in diretta TV strappò una foto di Giovanni Paolo II come forma di protesta contro alcune accuse di pedofilia all’interno della chiesa cattolica americana.
La attaccarono praticamente tutti, persino suoi colleghi artisti, persino il pubblico degli appassionati di rock ‘n roll.
Si scoprì che nel mondo del pop-rock si poteva tollerare qualsiasi promiscuità sessuale, qualsiasi eccesso con le droghe, era accettabile inneggiare ad antiche religioni pagane e perfino al satanismo.
Ma strappare una foto del Papa no, quello non si poteva proprio fare.
Esattamente 10 anni dopo, il giornale Boston Globe pubblicò un’inchiesta sulle condanne per pedofilia e i numerosi insabbiamenti all’interno della chiesa cattolica americana. Era la punta dell’iceberg, iniziarono a uscire casi uno dietro l’altro, anche in Europa, e il mondo scoprì che il Vaticano aveva l’abitudine di ignorare le denunce e proteggere i prelati pedofili.
Uno studio universitario americano del 2002 stimò che tra il 1950 e il 2002 circa il 4% dei preti cattolici americani era stato accusato di pedofilia (solo le accuse ritenute «credibili»).
Sinead O’Connor aveva ragione.
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