I Blog consigliati da me, in ordine alfabetico: blog belli, non per forza famosi, quelli che seguo io, che mi piacciono e leggo per davvero. La maggior parte sono in italiano, ma non tutti.
La pagina è in aggiornamento costante, dunque la prossima volta potresti trovarci qualche link in più.
Oltre all’elenco dei blog consigliati, scorrendo sotto☟ trovi una spiegazione del perché di questo articolo.
Buona lettura.
Blog consigliati
☞Associazionne Italiana Studi Tolkieniani
Il sito dell’AIST, la cui homepage è di fatto un blog. Pubblica tutte le news che riguardano le opere di Tolkien e il relativo fandom, ma anche studi originali di alto livello. Imperdibile per gli appassionati di fantasy e dell’opera del professore.
☞Blublu (multilingue)
Il sito del famoso street artist italiano Blu. Sbircio più o meno regolarmente le sue strabilianti produzioni da tanti anni. La sezione «news» del suo sito è un blog dove presenta gli ultimi lavori. Se vi affascina la street art, è imperdibile.
☞Carmilla Online
Un blog che è una rivista online, fondata dal compianto Valerio Evangelisti, un vero pezzo di storia del web italiano.
Per chi non la conosce, Carmilla parla di fantascienza, fantastico, letteratura di genere, politica e tutto ciò che in qualche modo interseca questi temi. Il suo claim è: letteratura, immaginario e cultura d’opposizione.
☞Cuco
Blog di nascita recente, ma interessantissimo. Ha pubblicato una serie di articoli a proposito di internet, dei social network e della dipendenza dalla tecnologia, approfonditi e zeppi di spunti di riflessione. Consigliato a tutti.
☞Franciscu Pala
Franciscu è un amico dai tempi del liceo. Si occupa da una vita di indipendentismo e di popoli senza stato, fu lui a introdurmi a queste tematiche e ha alle spalle tanti anni di attivismo. Il suo Blog è una finestra su un mondo di cui si parla poco e che invece illumina la realtà.
☞Giap – il Blog di Wu Ming
Tra i blog consigliati non potevo non inserire quest’altro pezzo di storia del web italiano. Il blog del collettivo di scrittori Wu Ming, oltre al diario/bollettinno delle attività degli autori, ospita articoli di approfondimento su temi sociali, storici, ambientali. La sua ricchezza sta nel fatto di essere punto di riferimento di persone e collettivi in grado di produrre materiale di altissima qualità, che viene poi puntualmente pubblicato sulle pagine del Blog.
☞Lipperatura
Il Blog di Loredana Lipperini. Parla di ciò che ruota attorno ai libri e al mondo dell’editoria in generale, specie dal lato sociale. Aggiornato con molta assiduità, spesso tra le righe lascia piccole perle che fanno riflettere.
☞Mariano Tomatis
Tomatis è un illusionista, scrittore e storico della magia. Lo seguo da anni, anche su altri canali, perché il suo modo di raccontare queste discipline è sempre ricco di spunti, collegamenti con l’arte, la politica, la narrativa.
☞Mark Rogers Art (in inglese)
Non ricordo come ho scoperto Mark Rogers, un artista americano dell’Oregon, ma da alcuni anni vado periodicamente a sbirciare le sue bizzarre, buffe e al tempo stesso inquietanti pitture a olio e illustrazioni, che presenta nella sezione blog del suo sito. Per appassionati di fantastico e weird.
☞Capit Mundi? – Paolo Palmacci
Agitatore anarchico ed ex punk rocker (ma forse ancora lo è), usa il web per fare arte spiazzante, con finte recensioni di dischi e articoli sullo stato di avanzamento di bonifica delle paludi mentali. Lavora da tempo a un progetto tanto assurdo quanto affascinante, una mappatura online di tutte le fanzine italiane degli anni ’80, (con i pdf scaricabili!).
☞Puck dei Boschi
Blog puro al 100%, diario online di una persona che vive la montagna e racconta il suo girovagare nei boschi, le tecniche di intaglio del legno, le piante che raccoglie e il suo attivismo per la natura, gli animali e l’ambiente selvatico. Lo adoro.
☞Vanessa Roghi
La Roghi, che è una scrittrice, usa il suo blog per rilanciare e quindi dare più visibilità a materiale pubblicato altrove. Lo scoprii al tempo in cui facevo ricerche su Gianni Rodari (lei ha scritto due libri, se non erro, sul maestro di Omegna); da allora il suo indirizzo è fisso tra i miei preferiti e ogni tanto ci faccio un salto per vedere se c’è qualcosa di nuovo.
☞Zen Habits (in inglese)
Il famoso blog di Leo Babauta su mindfulness, meditazione, eccetera. Non amo i «maestri» e i percorsi di crescita personale non fanno per me; però mi piace lo stile di Babauta e nei suoi articoli trovo spesso interessanti spunti di riflessione.
Scrivere in HTML
All’inizio degli anni 2000 (credo fosse il 2002) acquistai un libro che ora non ho più e di cui non ricordo il titolo preciso, ma era una cosa come «Html in una settimana». Per chi è a digiuno: l’html è il linguaggio di programmazione su cui è basata internet. Acquistai quel manuale nonostante la promessa suonasse irrealizzabile: insegnare a me roba di informatica. A me che a scuola prendevo 5 in matematica e che non ho mai avuto alcun interesse per la tecnologia. Lo acquistai perché internet mi affascinava, perché a quel tempo sembrava la nuova terra da esplorare, un luogo di libertà, di creatività, di comunicazione globale senza filtri e ancora abbastanza libero dalle speculazioni.
Contro ogni previsione, il libro mantenne la promessa, più o meno: non fu esattamente una settimana, ma imparai a generare siti web statici usando solo il blocco note di Windows, laddove perfino i miei amici smanettoni non azzardavano muovere un passo senza Front Page o Dreamweaver (gli editor di html che andavano per la maggiore).
Il miracolo era stato possibile perché l’html è un linguaggio estremamente semplice, alla portata perfino di testoni come il sottoscritto. È necessario avere pazienza ed essere un tantino maniaci, ma è davvero elementare. E lo è per una ragione: quando Tim Berners Lee lo creò aveva in mente di realizzare qualcosa che fosse accessibile a tutti.
Comunque, è così che è iniziata la mia produzione di contenuti per il web. In quegli esperimenti inserivo sempre un piccolo elenco di siti o blog consigliati. La maggior parte non esiste più.
Ho continuato a lavorare alla vecchia maniera per anni, anche quando i siti statici erano ormai superati, era esploso il fenomeno YouTube e internet era stato invaso dai social network.
Fu solo alle soglie degli anni ’10 che mi decisi ad aprirmi al cosiddetto web 2.0, quello fatto di sti dinamici, in cui cioè gli utenti possono intaragire. Installai il mio primo Blog usando WordPress.
Dopo circa un anno, chiusi quel primo esperimento per aprire lucaricatti.it, sempre usando WP. Era il 2011.
Metterci la faccia (e il nome)
Decisi di abbandonare l’uso degli pseudonimi, mettendoci la faccia. Erano gli anni in cui Facebook si diffondeva in mondo capillare in tutto il mondo e l’uso dei nickname sembrava una roba passata di moda. In parte me ne sono pentito. Non perché abbia qualcosa da nascondere, ma perché col tempo ho capito che la possibilità di usare identità alternative è una ricchezza.
A quel tempo i blog erano già nella loro fase calante, la blogosfera stava già crollando, sostituita dai social network. Eppure, paradossalmente, era l’epoca in cui alcuni blogger giunsero ad attrarre centinaia di migliaia di visitatori (milioni, nel caso di quelli anglofoni) e costruivano business impressionanti. Non credo sia un caso. A quel tempo quasi nessuno usava più dedicare una pagina ai blog consigliati.
La decadenza della blogosfera
La decadenza dei Blog è coincisa col loro picco massimo di produttività economica. Alcuni imprenditori avevano imparato a usare le piattaforme di blogging per attirare masse di lettori e poi vendere spazi pubblicitari alle concessionarie come Google Adsense. Altri le usavano per promuovere e vendere infoprodotti (corsi, libri, file pdf). Non si trattava solo di immondizia, c’erano anche tanti progetti che diffondevano informazioni effettivamente utili, molti riuscivano a coniugare business redditizi con forme di comunicazione belle, creative e di ispirazione.
Anche lucaricatti.it è in parte un luogo di promozione e vendita dei miei corsi di chitarra. Ho sempre cercato di fare in modo di coniugare l’aspetto promozionale con la diffusione gratuita di contenuti didattici approfonditi, pubblicando decine di articoli e perfino un paio di manualetti di musica.
Ma, fin dalla nascita, questo è sempre stato prima di tutto un blog, un luogo dove raccontarmi ed esprimere idee.
Ad ogni modo, mentre intraprendevo questa strada, quello dei veri blog si stava già trasformando in un fenomeno di nicchia.
Lo blogosfera aveva i suoi limiti, ma nella sua prima fase è stata una rete informale di blogger, che si collegavano tra loro spontaneamente per identità di vedute, per simpatia. Ogni blog aveva una sezione dedicata ai siti amici o link utili o blog consigliati. Non c’erano algoritmi, né piattaforme che ti suggerivano niente: i link venivano scelti uno per uno, il buon vecchio crescere insieme.
Questa incredibile spinta creativa collettiva è stata fagocitata dai social network. I veri blog rimasti sono territori virtuali di resistenza.
In che senso? Resistenza a cosa?
Vendere catene chiamandole libertà
I magnati della Silicon Valley ci propongono i loro prodotti come cancelli aperti su campi infiniti di libertà. Ma internet esiste da prima del loro arrivo. Ed era già libera. Quello che hanno fatto e continuano a fare queste persone è esattamente il contrario: costruiscono recinti, per confinare il nostro girovagare online, costringerlo entro percorsi che siano redditizi per loro.
È per questo che sono stati inseriti gli algoritmi che selezionano i post da far comparire nelle bacheche dei social network, anziché fare un semplice elenco cronologico di ciò che viene pubblicato.
È per questo che è stato inserito lo scrolling infinito.
È per questo che sono stati inventati i video brevi.
È per questo che il design delle bacheche è ispirato a quello delle slot machine e in generale tutto il sistema dei social network è basato sugli stessi meccanismi di funzionamento del gioco d’azzardo.
È per questo che esistono le notifiche.
Queste aziende e i loro proprietari vogliono l’esatto opposto della nostra libertà.
A una rete nata dal basso, fatta di link spontanei e suggerimenti naïf di blog consigliati, si è sostituita una rete di autostrade progettate in base a interessi commerciali e di sfruttamento.
I ricchissimi fanatici della tecnologia che governano la rete flirtano con l’estrema destra per convinzione e per opportunismo. Jeff Pet-os, cagnolino scodinzolante, ha speso 250 milioni di dollari per comprare il Washington Post, ne ha stravolto la linea editoriale per renderlo più gradevole a Donald Trombone, ha spinto centinaia di migliaia di abbonati ad abbandonarlo e un terzo del personale a dare le dimissioni. Nel frattempo ha investito non so quanti milioni di dollari (chi dice 40, chi 75) per produrre un documentario sulla moglie del Trombone, pur sapendo che sarebbe stata una rimessa certa.
Elon Mask ha celebrato l’elezione del Trombone col saluto romano. Parliamo di un sudafricano suprematista bianco, creatore di un software di A.I. che fa propaganda neonazista. Di uno che ha comprato Twitter per 44 miliardi di dollari (il prestito più grande mai erogato) per impedirgli di moderare i contenuti di estrema destra.
Nella seconda metà degli anni ’10 ho speso molto tempo a documentarmi sui meccanismi della rete, su come far conoscere il mio Blog al pubblico. Ho scoperto che nella comunità degli appassionati di business online era diffusissima l’ammirazione per Jeff Pet-os, Elon Mask (meno per Mark Sturmtruppenberg) e perfino per il Trombone! Questo è diventato presidente la prima volta nel 2017 e Mask non si era ancora tolto la maschera da imprenditore progressista che fa business buono con le auto ecologiche; tuttavia, il culto di questi divoratori di ricchezza a me faceva già venire il prurito. D’altra parte non è che ci voglia un cane del reparto artificieri per sentire puzza di merda quando qualcuno glorifica certi personaggi.
Essere prodotti pensando di essere venditori
Gli utenti si sono trasformati in lead, un termine che non ha una precisa traduzione in italiano e che significa qualcosa tipo «contatti di persone potenzialmente interessate all’acquisto».
Il web si è trasformato in una macchina per spremere dati personali. Le chat sono state monopolizzate da Wathsapp e Telegram. I Forum stanno morendo.
Le Newsletter stanno vivendo una stagione di rinascita grazie a Substack, che però si è subito trasformato nell’ennensimo social network e forza i suoi utilizzatori a usare la sua app al posto della casella email. Google, sulla cui storica opacità si potrebbero scrivere libri, dopo aver monopolizzato il settore dei motori di ricerca, si sta trasformando in un chatbot basato sull’AI.
YouTube ha strutturato le sue entrate su un sistema pubblicitario talmente invadente che le reti Fininvest in confronto sembrano un’oasi di pace. E che oltretutto è inefficace a supportare gli youtuber che non fanno milioni di visualizzazioni all’anno; il che taglia automaticamente le gambe a tutti quelli non anglofoni.
Allora tutti a tuffarsi su Patreon, la rivoluzione per i creator indipendenti!
L’ho fatto pure io, molti anni fa, e l’ho mollato. Perché ho sperimentato lo stesso problema di tutte le piattaforme: la rigidità che rende impossibile plasmarne l’utilizzo sulle proprie esigenze.
Vale per Substack, Patreon, Gummroad, per tutte le piattaforme di crowdfunding. È tutto così: ti danno un’illusione di controllo mentre ti serrano il guinzaglio attorno al collo.
Se qualcuno ti concede uno spazio e un’infrastruttura per vendere le tue cose, il venditore non sei tu, è lui. Tu sei tutto il resto: sei suo cliente, sei un suo prodotto, sei il suo spot pubblicitario.
Ripartire dai blog consigliati
Eppure, i tecnocrati della Silicon Valley non hanno il dominio assoluto di internet. Essendo virtuale, la rete è uno spazio infinito, dunque creare luoghi di comunicazione liberi è sempre possibile.
Scrivere una banale pagina dedicata i blog consigliati può sembrare poca roba, ma per tante persone può essere una risorsa utile a scoprire nuove realtà o riscoprirne alcune che aveva dimenticato.
Dobbiamo provare a riprenderci la rete, strapparla a chi l’ha trasformata in un centro commerciale e di propaganda violenta e paranoica. Una blogosfera può rinascere. Ma credo sia importante che i blogger siano consapevoli dell’importanza di fare rete. I link non devono essere ricambiati, non deve essere un commercio, ma un sincero desiderio di condividere consigli di lettura con i propri utenti.
È fondamentale che gli spazi di resistenza siano collegati tra loro e che questi collegamenti nascano in modo organico.
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