
Fin da quando la serie ha esordito nel 2016, ci si è chiesti se Stranger Things è femminista. Se all’uscita della Prima e della Seconda Stagione la risposta sembrava semplice (ma non lo era), col passare degli anni il rapporto tra il concetto di «femminismo» e il prodotto commerciale coi suoi personaggi, le metafore evidenti, il merchandising, la fama degli attori, la loro esposizione mediatica e le notizie su possibili plagi hanno complicato molto la faccenda.
Ho pubblicato per la prima volta questo articolo quando la Terza Stagione era uscita da poco. Sono passati alcuni anni e nel frattempo sono successe diverse cose. Per questo motivo l’ho in parte riscritto. E ho poi prodotto un secondo articolo, che si interroga sul metodo che è stato usato per scrivere la serie televisiva e che si collega direttamente a questo.
In questo primo articolo ci concentriamo sulla scrittura dei personaggi, che sono forse l’unico elemento di originalità della serie; non tanto per le loro caratteristiche fisiche e caratteriali, ma per i ruoli che ricoprono e per come interagiscono tra di loro
Nel secondo articolo ci concentriamo invece sulla scrittura della trama.
Ovviamente, Stranger Things è anche un pretesto per parlare di qualcos’altro.
Ecco di cosa parleremo
1) Strenge che?!
— Riassuntino prima di proseguire
— Chi ha detto che Stranger Things è femminista?
2) Femminismo o lotta al patriarcato?
— Il Sottosopra
— Questionne psicologica
3) Il Fantastico come esercizio di liberazione
— Citazionismo fantasy
— Fantasia e ragione
4) Perché gli anni ’80
— La Riscossa degli sfigati
— Gli ’80 e gli stereotipi di genere
— Il Satanic Panic
— Stranger Things e E.T.
— Stranger Things e It
— Stranger Things e Ghostbusters
— Stranger Things e Carrie
5) Quindi Stranger Things è femminista?
6) Essere il Sottosopra di se stessi
+++++QUESTO ARTICOLO CONTIENE SPOILER+++++
1 – Strenge che?!
Stranger Things è una serie TV scritta e diretta (quasi tutta) da due gemelli americani, i Duffer Brothers, per la piattaforma Netflix.

È solitamente descritta come di fantascienza, ma in realtà sconfina nell’horror ed è impregnata di riferimenti all’universo fantasy. È ambientata negli anni ’80 ed è intrisa di citazioni di film, musica, giochi e serie TV di quel periodo.
Gli autori l’hanno descritta scherzosamente come «un film di Steven Spielberg su un romanzo di Stephen King ritrovato dopo molti anni».
È descritta anche come appartenente al genere kids on bikes, ovvero quelle storie di avventura che hanno come protagonisti ragazzini americani che si trovano ad affrontare un avventura molto pericolosa e che, di solito si muovono sulle biciclette, anche se queste non sono necessariamente presenti.

Molti blog e pagine dedicati a cinema e serie tv hanno dedicato pagine per dimostrare che Stranger Things è femminista. In realtà, il rapporto tra i sessi è affrontato in modo più articolato di quanto non credano la maggior parte dei commentatori che ho letto. Al punto che non sono del tutto convinto che si possa parlare propriamente di «femminismo», a meno che non si intenda quest’ultimo in un’accezione molto ampia di «lotta al patriarcato, non solo dal punto di vista femminile, ma anche e forse soprattutto da quello maschile.
È una critica radicale, complessa e ricca di rimandi.
Eppure al tempo stesso, col passare degli anni questa critica sembra essere stata ribaltata da ciò che ruota attorno alla serie televisiva e dal modo in cui è stata scritta, in una sorta di meta narrazione paradossale.
Prima però cerchiamo di capire di cosa parliamo.
Riassuntino prima di proseguire
Protagoniste della serie sono tre generazioni di personaggi: un gruppetto di ragazzini secchioni, dei ragazzi delle superiori e alcuni adulti.

I ragazzini sono quattro maschietti nerd, appassionati di scienza e di fantasy, Mike, Dustin, Will e Lucas, a cui si aggiunge una ragazzina speciale, fuggita da un misterioso laboratorio dove si fanno strani esperimenti e nel quale un tizio, che lei chiama papà, la teneva prigioniera e la sottoponeva a strane e terrificanti ricerche.
Lei ha i capelli rasati a zero e si chiama Undici, dal numero 011 che ha tatuato su un braccio.
Ed è speciale perché ha il potere della telecinesi e, concentrandosi, riesce a entrare nella mente delle persone, trovarle e scoprire i loro più intimi pensieri.
Questa parte della trama si riferisce esplicitamente al progetto MK Ultra, un programma realmente esistito in cui il governo statunitense sottoponeva esseri umani a esperimenti a base di allucinogeni e altre sostanze psicoattive. Nella realtà non si cercava di indurre poteri esp nei soggetti, ma, per quello che ne sappiamo, di scoprire nuove forme di manipolazione mentale, da usare soprattutto negli interrogatori.
Comunque, è soprattutto grazie a lei (ma non solo), che i protagonisti riusciranno a sconfiggere i mostri terrificanti giunti da un’altra dimensione.
Chi ha detto che Stranger Things è femminista?
All’inizio della prima serie i ragazzini nerd nascondono Undici e la proteggono (soprattutto Mike, che la ospita in casa sua e che si innamora di lei); ma ben presto i ruoli si invertono.
Undici prima salva i suoi nuovi amici dai bulletti, che avrebbero provocato la morte di Mike, e poi salva (a più riprese) tutta la città dal vero nemico: mostri ed entità oscure giunte dalla dimensione chiamata Sottosopra.
Nella generazione dei ragazzi più grandi è invece Nancy, la sorella maggiore di Mike, ad avere un fondamentale ruolo da protagonista nella lotta contro il Demogorgone, il Mind Flyer e gli altri mostri del Sottosopra.
Si toglie letteralmente i panni della brava ragazza obbediente e superficiale, per indossare quelli della combattente, si arma e va ad affrontare i mostri, scortata da Jonathan, il fratello di Will, un timido innamorato un po’ nerd.

Tra gli adulti, infine, è Joyce (interpretata di Winona Ryder), madre di Will e Jonathan, a guidare la guerra contro il Sottosopra, affiancata dallo sceriffo Hopper, che assume un ruolo sempre più importante col passare delle stagioni. Joyce è stata abbandonata dal marito e cresce due figli lavorando tutto il giorno.
Le figure paterne sono tendenzialmente tutte orrende. Il padre di Mike e Nancy è un idiota che appare solo per pronunciare banalità o frasi fuori luogo. Il padre di Will è Jonathan è un opportunista capace solo di denigrare la ex moglie e cercare di guadagnare soldi dalla scomparsa del figlio. Lo scienziato «Papà» è una figura algida che basa il suo sistema di educazione-addestramento su regole, punizioni corporali e rare manifestazioni di affetto elargite al solo scopo di plagiare la «figlia», oggetto della sua ricerca scientifica.
Sono le femmine a guidare la lotta. E fra loro è Undici ad assumere i ruolo di supereroe; una ragazzina alla scoperta della propria identità: identità anche di genere, perché scopre lentamente cosa significhi essere una ragazza.
Era quindi inevitabile che i commentatori ponessero l’accento sul rapporto tra Stranger Things e il femminismo. È evidente che gli autori hanno voluto raccontare una storia che mette fortemente in discussione i rapporti fra i sessi, in cui i personaggi cercano un’emancipazione da una generazione di padri insensibili, opportunisti, dominatori o imbecilli.
Ovviamente Stranger Things parla anche di ragazze, tuttavia il tema principale sembra riguardare soprattutto le possibilità di ripartire i ruoli di genere. Dunque forse, più che di femminismo, dovremmo parlare di «lotta al patriarcato»
Femminismo o lotta al patriarcato?
È abbastanza evidente che questa non è una storia in stile Wonder Woman o Captain Marvel: non è la vicenda di una donna forte che da sola sconfigge un esercito di maschi sciovinisti e prevaricatori. Mettere in relazione Stranger Things e il femminismo non è solo limitativo, ma pone fuori fuoco sia la trama che ciò che le ruota attorno. Qui non c’è una contrapposizione maschi-contro-femmine, che è l’elemento chiave delle narrazioni tipiche del femminismo mainstream.
In Stranger Things i personaggi femminili sono calati in un contesto di relazioni molto più complesse con la sfera maschile: alcuni maschi sono degli stronzi, altri no, alcuni sono dalla parte delle ragazze ma a volte hanno comportamenti prevaricatori e poi se ne pentono.
La spiegazione di questo intricato sistema di rapporti sta nel confronto tra il mondo reale e il Sottosopra, la dimensione parallela da cui provengono i mostri e nella quale alcuni i personaggi restano intrappolati.
Il Sottosopra
Il Sottosopra è un ribaltamento del nostro mondo, una «eco del piano materiale», una sorta di specchio oscuro e angosciante, popolato di mostri assassini e governato da una volontà violenta e dominatrice.
Come spiega l’insegnante di scienze a Mike, Dustin e Lucas, se esistesse un buco, una porta tra questo mondo e il nostro, finiremmo per esserne inghiottiti.
In pratica, fin dalla Prima Stagione ci viene spiegato che il pericolo più grave non è rappresentato dai mostri assassini che passano dal Sottosopra al nostro mondo, ma consiste nell’essere inghiottiti da questa dimensione distorta.
Il Sottosopra è una metafora. Come avremmo modo di spiegare, questa «eco del piano materiale» rappresenta il patriarcato.
Non è un caso che sia Will a restarci bloccato per primo e a portarne addosso i segni per tutte le stagioni successive: il ragazzo è «bloccato» nella sfera sentimentale: Will è omosessuale. Si inizia a sospettate già dalla seconda stagione, quando lo sentiamo chiamare «femminuccia» dai compagni di scuola e viene esplicitato tra la Quarta e la Quinta Stagione.
Il Sottosopra è metafora di come viene deformato il modo in cui i ragazzi dovrebbero vivere la sessualità e i rapporti di genere; è un mondo nascosto alla nostra vista ma che è al tempo stesso in mezzo a noi. Una volta che ci resti bloccato dentro puoi solo sottostare alle sue regole di sottomissione: le vittime vengono divorate o inglobate dai mostri-pianta guidati da Vecna/Mindflyer, vero e proprio padre-padrone di questa dimensione oscura.
Quando resta bloccato nel Sottosopra, finché può, Will si nasconde. Che è esattamente ciò che fanno di solito gli adolescenti che si scoprono gay.
A qualcuno potrà sembrare assurdo che cinque stagioni di una serie televisiva siano state scritte per creare una metafora di questo tipo. Non lo è, la narrativa fantastica e di fantascienza fa questo da sempre: inventare mondi e saghe per mostrare la nostra realtà da un punto di vista metaforico e quindi più distaccato. La gran parte del pubblico troverà comunque impossibile che gli autori abbiamo pensato a tutto questo. Allora forse giova ricordare che la trilogia di Matrix costò la bellezza di 267 milioni di dollari e le sue autrici, le sorelle Wachowski, idearono la loro saga per raccontare metaforicamente il percorso di liberazione di una persona che compie una transizione di genere. (Dello stretto collegamento tra Stranger Things e Matrix parliamo nel prossimo articolo).
Il Sottosopra è la rappresentazione di un sistema di sopraffazione in grado di intrappolare le persone, che si trova in mezzo a noi ma che non abbiamo la capacità di vedere perché è occultato. Bisogna avere il coraggio di entrare in un «buco interdimensionale» per poterlo vedere. E la maggior parte delle persone non lo farebbe mai, la maggior parte delle persone preferisce non sapere.
Questione psicologica
Carol Gilligan e Naomi Snider, nel loro libro Perché il Patriarcato persiste?, hanno spiegato in maniera molto efficace il meccanismo di diffusione e sopravvivenza del sistema patriarcale.

Il patriarcato è alla base delle moderne democrazie come delle dittature più sanguinarie. Prevede il dominio di alcuni uomini su tutti gli altri e di tutti gli uomini sulle donne.
(Poi ovvio che il patriarcato si innesta sul sistema delle classi sociali e delle divisioni razziali, per cui la faccenda non è mai così schematica).
Nel loro libro la Gilligan e la Snider spiegano come ha fatto il patriarcato a sopravvivere per millenni, nonostante tutte le grandi rivoluzioni politiche, scientifiche e culturali.
Il motivo è che si basa soprattutto su un condizionamento psicologico che viene imposto ai ragazzi e alle ragazze tra l’infanzia e l’adolescenza.
Riassumendo in soldoni, femmine e maschi vengono condizionati da millenni a rinunciare ad avere relazioni profonde ed appaganti pur di essere accettate/i nella società degli adulti.
Per avere relazioni, ragazze e ragazzi devono rinunciare ad essere totalmente sincere e sinceri.
In particolare:
– i maschi devono rinunciare a provare empatia nei confronti degli altri e sacrificare tutto per il lavoro e il ruolo sociale;
– le femmine devono rinunciare a dire cosa pensano, per essere totalmente a disposizione dei genitori, del marito, dei figli, del capo.
Per millenni abbiamo dato per scontato che crescere significasse accettare di separare la ragione dai sentimenti.
«Non piagnucolare, fa’ l’uomo!»
«Non dire certe cose, devi essere una brava ragazza!»
Ma questa separazione ha molto in comune con il concetto di trauma.
L’unica possibile via per un definitivo superamento del patriarcato sembra passare per una qualche forma di interazione tra sentimenti, ragione, fantasia e creatività.
Il Fantastico come esercizio di liberazione
Per Mike, Dustin, Will e Lucas, il Fantasy funziona come una base di interpretazione del mondo. Personaggi, luoghi e ambientazioni funzionano come simboli che permettono di leggere la realtà. La fantasia è il loro strumento di interpretazione della realtà.
Citazionismo fantasy
Ci sono diverse citazioni da Tolkien: il tetro bosco che costeggia la loro cittadina lo chiamano Bosco Atro (quello che attraversa Bilbo ne Lo Hobbit); la collina usata come base per le trasmissioni radio nella terza stagione è Colle Vento (ovvero Amon Sûl, cioè la collina dove Frodo viene assalito dai Cavalieri Neri nel Libro Uno del Signore degli Anelli).
Nella Quarta Stagione troviamo Susy, la fidanzatina di Dustin, mentre sta leggendo le avventure di Ged, che è il mago protagonista dei libri della saga di Terramare di Ursula K. Le Guin.
Nella Quinta Stagione due ragazze, Holly e Max, sono imprigionate in una realtà di sogno (creata dalla mente del nemico Vecna) che chiamano Camazotz. Questo nome viene dal libro «Nelle Pieghe del tempo» di Madeleine L’Engle dove esiste un mondo-prigione che si chiama Camazotz e che è stato creato da un malvagio cervello senza corpo con poteri telepatici, esattamente come Vecna.

Mike, Dustin, Will e Lucas passano i pomeriggi a giocare a Dungeons and Dragons, il celebre gioco di ruolo di ambientazione fantastica. Battezzano tutti i mostri che si trovano ad affrontare coi nomi di mostri di D&D: «Demogorgone», «Mind Flayer» e «Vecna».
I ruoli dei ragazzi nella serie riflettono quelli che si sono scelti essi stessi nella finzione di D&D. Mike è il Dungeon Master, il «narratore», cioè colui che «conduce» la campagna-partita e infatti è la guida del gruppo; Dustin, il più bravo a scuola e il più legato alla scienza, è un «Bardo assetato di conoscenza»; Lucas è un guerriero e infatti è quello del gruppo più pronto a farsi avanti se c’è da fare a botte. Undici verrà definita dagli amici come una Maga. Will è un Mago; ma scopre il suo vero potenziale solo nella stagione finale, quando Robin (un’amica lesbica più grande, che ha già affrontato tutte le stesse difficoltà di Will), lo incita a liberarsi e ad accettare se stesso. L’impostazione resterà tendenzialmente questa per cinque stagioni.
Fantasia e Ragione
L’abbinamento tra fantasia e razionalità può apparire bizzarro.
Ma chiunque sia stato o abbia conosciuto un ragazzino nerd sa che è del tutto normale: chi ama usare la ragione ama anche evadere e giocare con la fantasia.
In Stranger Things i ragazzi devono vedersela più volte con i bulli, gretti, maneschi e crudeli. La violenza di questi raggiunge un livello parossistico nella Quarta Stagione, quando il loro capo convince l’intera città a formare una spedizione anti-satanica con intenti omicidi nei confronti dei protagonisti. Del tema «satanismo» parleremmo più avanti.
Perché gli anni ’80
Perché i Duffer Brothers abbiano deciso di ambientare Stranger Things negli anni ’80 lo sanno ovviamente solo loro.
Ma ci sono alcune cose su cui vale la pena riflettere.
È stato fatto notare (in questo articolo, il più interessante che ho trovato online) che gli anni ’80 sono stati il decennio che ha visto il trionfo dello sfigato/secchione come eroe.
I ragazzini di Stranger Things somigliano moltissimo ai protagonisti del film culto degli anni ’80 The Goonies.
La riscossa degli sfigati
In effetti a me pare che nella cultura popolare degli anni ’50, ’60 e ’70 l’eroe emarginato e sfigato solitamente otteneva la sua rivalsa dopo una trasformazione.
Mi viene facile pensare a due fumetti della Marvel che leggevo da adolescente: L’Uomo Ragno e Capitan America.
Entrambi subiscono una radicale trasformazione e solo allora diventano eroi.
Prima non lo erano.
Ma negli anni ’80 (dai bambini di E.T. ai Ghostbusters, passando per Bastian de La Storia Infinita), gli sfigati diventano eroi proprio perché sono emarginati: non subiscono alcuna trasformazione, sono eroi già così come sono, in quanto a causa della loro diversità sono gli unici in grado di affrontare la loro missione.

Nel loro essere diversi, hanno la capacità di vedere al di là del velo, per così dire.
Occhio a questo passaggio: la diversità è una predestinazione a combattere il male.
Quindi non essere diversi significa essere acquiescenti, se non addirittura complici del male.
A me viene da pensare alle dittature nazifasciste: i pochi diversi che non accettavano il pensiero dominante erano i predestinati a combattere il male, tutti gli altri, acquiescenti, consentivano al male di esistere.
Si può credere che sia solo un caso se, la prima volta che compare sullo schermo, Undici sembra fuggita da un campo di sterminio? Ricordiamoci che il suo nome è un numero tatuato sul braccio.

Gli anni ’80 e gli stereotipi genere
Gli anni ’80 sono solitamente descritti come anni di riflusso, di superficialità, gli anni della Thatcher e di Regan, gli anni del trionfo degli stereotipi di genere: maschi muscolosi e pronti alla guerra, donne procaci e sottomesse.
Ed è vero.
Ma contemporaneamente (e forse proprio per questo), sono anche gli anni in cui quegli stessi stereotipi vengono fortemente messi in discussione.
Basti pensare alla musica pop.
Negli anni ’60 e ’70 la stragrande maggioranza delle rock star è composta da uomini. E anche se alcuni di questi amano giocare con movenze e look androgini (David Bowie, Robert Plant, Mick jagger), è solo a partire dalla fine degli anni ’70 che questo diventa progressivamente una moda.
In un’intervista, il fondatore del celebre magazine Rolling Stone, Jann Wenner ha candidamente affermato che negli anni ’60 e ’70 non faceva interviste ai musicisti neri e alle musiciste, perché [testuale] «non rappresentavano lo spirito del tempo» e perché «non erano sufficientemente eloquenti a livello intellettuale».
Gli ’80 sono il decennio dello Hair Metal, dell’abbigliamento ambiguo delle pop-band, dei Queen vestiti da donne nel video di I want to break free, di Morrisey, di George Michael, di Boy George che canta Do you really want to make me cry, di Robert Smith dei Cure che si mette il rossetto (sbafato) e canta Boys don’t cry (i ragazzi non piangono).

Ma soprattutto è quello il decennio in cui le ragazze escono finalmente fuori.
Sono gli anni di Madonna che sbatte in faccia al mondo il suo desiderio sessuale, di Cyndi Lauper che porta al successo un vecchio brano dimenticato: Girls just want to have fun. Sono gli anni di Siouxie Sioux e di Kate Bush.
Nella quarta stagione una delle protagoniste, Max, si salva da Vecna ascoltando Running up that Hill (a Deal with God), la celebre hit di Kate Bush, in una scena di grande impatto emotivo, (anche grazie alla bellezza del brano, chiaramente).
Running up that Hill è una canzone sui ruoli di genere, in cui l’autrice vorrebbe fare un patto con Dio per poter scambiare la sua posizione con quella del suo compagno, così da arrivare a una più profonda comprensione reciproca.
«Se solo potessi fare un patto con Dio
Gli farei scambiare i nostri posti».
Persino in Italia arrivano al successo giovani donne che scardinano gli stereotipi; penso a ragazzacce come Loredana Berté o Donatella Rettore o artiste ricercate come Giuni Russo o Teresa De Sio.
Alcune di loro si lasciano andare a disinibiti sfoghi sui loro legittimi desideri.
Penso a Gianna Nannini che canta «Dammi tutto il tuo sapore, no ti prego no non ti asciugare, se nella notte hai ancora un brivido animale». O al Kobra della Rettore, che non è un serpente, «ma un pensiero frequente che diventa indecente quando vedo te… quando amo».
Insomma, la cultura di massa degli anni ’80 è piena di sessismo e di conformismo.
Ma, come una rete a maglie troppo larghe, lascia passare una rivolta radicale che mette tutto in discussione.
Negli ’80 arriva un nuovo genere di eroi: deboli e disadattati, ma intelligenti, empatici, studiosi, fantasiosi, che rivendicano il loro diritto a non essere machi, tosti e obbedienti, e a mostrare il loro lato femminile.
Intanto, le ragazze cominciano a dire quello che pensano, a urlare i propri desideri.
Il Satanic Panic
Sempre negli anni ’80, come una reazione terrificata al desiderio di fantastico e alla ribellione agli stereotipi di genere, prese forma una sorta di riflesso oscuro dell’ottimismo capitalista, sciovinista e guerrafondaio; un fenomeno destinato a durare almeno un ventennio, i cui strascichi sono visibili nelle odierne fantasie di complotto: il Satanic Panic.
Si è trattato di una forma di paranoia collettiva (il nome corretto è «panico morale»), iniziata in nord America e poi dilagata anche in Europa, secondo cui esisterebbero sette sataniche segrete dedite a sacrifici rituali e abusi sessuali sui minori.
È un fenomeno che ha investito anche l’Italia, il caso più celebre è quello dei Diavoli della Bassa modenese (quello del famoso podcast «Veleno»).
Evidentemente è una riproposizione in salsa moderna di quella stessa forma di paranoia che affliggeva gli europei nel medioevo e che portò a persecuzioni e stragi di ebrei, lebbrosi e poi di «streghe» e «stregoni». E che già avevano conosciuto gli antichi romani, che perseguitavano i cristiani credendoli assassini di bambini e cannibali per via della descrizione dell’eucarestia contenuta nel vangelo di Giovanni che dice: «mangerai la carne del figlio dell’uomo».
Nelgli anni ’80 e ’90 del ‘900, bersagli di queste paranoie erano spesso quei fenomeni culturali che da sempre amano giocare con mostri e paure ancestrali, come il cinema e la lettertura horror, l’heavy metal e il fantasy.
Nella Quarta Stagione compare il personaggio di Eddie Munson, esperto Dungeon Master e chitarrista Heavy Metal. Eddie è l’obiettivo dei moralisti-assassini, che gli danno la caccia per tutte le puntate. Muore ucciso dai mostri nel Sottosopra, sacrificandosi spontaneamente per permettere agli amici di portare a termine la missione. Abbiamo però detto che il Sottosopra rappresenta il patriarcato, quindi, fuor di metafora, Eddie viene catturato e ucciso dal patriarcato.
Il suo nome non può essere casuale. «Eddie The Head» è il nome del mostro-mascotte degli Iron Maiden, presente sulle copertine di tutti gli album della band e come fantoccio sui palchi dei loro concerti.

Inoltre, «Eddie» è anche il chitarrista-icona per antonomasia degli anni ’80: Van Halen.
«Munson» è piuttosto chiaramente una deformazione del cognome di Charles Manson, fondatore della setta criminale chiamata «Manson family» che assaltò la villa di Sharon Tate assassinando la diva e quattro suoi ospiti, crimine per il quale il leader fu condannato come mandante.
Il personaggio di Eddie appare come una sorta di «versione buona» di Charles Manson: quello che dirige (Hellfire, cioè «fiamme dell’inferno») non né una setta, ma un innocuo club di D&D; non plagia i ragazzi che lo seguono, si limita a incoraggiarli a essere se stessi e fregarsene del giudizio degli altri; non è un musicista frustrato dal dubbio talento, ma un vero chitarrista heavy metal piuttosto dotato.
Stranger Things e E.T.

In tutta la prima stagione di Stranger Things si sprecano i riferimenti a E.T..
Nel capolavoro di Spielberg un ragazzino sensibile protegge l’alieno nascondendolo dentro casa sua e poi lui e i suoi amici lo salvano da un esercito di soldati e scienziati scappando sulle biciclette.
L’alieno ha poteri telecinetici
Le similitudini non si fermano alla superficie della trama.
E.T. è la storia di un bambino che prova empatia per qualcuno che è molto diverso da lui. Eliot percepisce letteralmente tutto ciò che prova l’alieno!
La Gilligan e la Snider direbbero che quel bambino non ha ancora subito il trauma indotto dal patriarcato ed è ancora in grado di provare empatia per gli altri.
In Stranger Things la vicenda è ovviamente molto simile, con una differenza che non può essere trascurata.
Mike non prova empatia per uno strambo alieno, ma per una ragazza.
Quella che ne esce fuori è una alleanza di adolescenti non accora sottomessi alle regole del patriarcato.
Stranger Things e It
Riguardo le possibili fonti di ispirazione della trama e dei temi di Stranger Things, non credo si possa prescindere da quello che è probabilmente il più importante libro di culto degli ‘80: It di Stephen King.
La serie TV prende spunto anche da altre narrazioni horror, con riferimenti piuttosto espliciti, come Venerdì 13 e Halloween. Ma i collegamenti con It sono di natura più profonda.
Il protagonista dei Goonies ha la mania di spruzzarsi la bocca con un nebulizzatore per l’asma. La stessa cosa che fa uno dei protagonisti di It .
The Goonies è uscito nel 1985, lo stesso anno in cui è ambientato It (per quanto riguarda il presente, ma gran parte delle vicende sono ambientate nel passato, durante un’estate degli anni ’50). It fu pubblicato nel 1986, ma è stato scritto tra il 1981 e il 1985.
Le due storie nacquero indipendentemente una dall’altra e uscirono a un anno di distanza, avendo tantissimo in comune.
Lo spirito degli ‘80…?
Comunque, protagonisti di It sono sette undicenni che abitano in una piccola cittadina del Maine (nord-est degli Stati Uniti), che si trovano ad affrontare un mostro assassino, che sono bullizzati da un gruppetto di ragazzi più grandi e che chiamano se stessi club dei perdenti. Sono tutti maschi tranne una ragazza, vittima di una feroce violenza patriarcale: più scorge in lei i segni della femminilità che fioriscono, più suo padre la picchia, al punto che la ragazza a un certo punto deve fuggire per essere assassinata da lui, scampando per un pelo a un femminicidio di una violenza atroce.
Il romanzo affronta una quantità di temi molto ampia, molti dei quali hanno a che fare con l’emarginazione e il bisogno di riscatto: il razzismo, il maschilismo, la violenza domestica, l’omofobia, il body shaming e l’antisemitismo. Ognuno dei sette protagonisti subisce una di queste cose e l’esclusione sociale assume tratti anche fortemente politici.
Nonostante siano bambini degli anni ‘50, tutti i sei maschietti hanno le caratteristiche tipiche dei nerd degli anni ‘80.
Strager Things e Ghostbusters
Nella seconda stagione i quattro amici festeggiano Halloween mascherati da Gostbusters: sono quattro, sono nerd, sono buffi, sono incompresi e combattono i mostri.

Ma se al pur meraviglioso film del 1984 vanno rimproverate diverse imbarazzanti battute sessiste (tipo: «la troia preistorica» e altre simili), il registro in Stranger Thing è completamente diverso, i protagonisti non farebbero mai battute sessiste.
Non sono ancora stati condizionati dalle leggi del patriarcato che impongono ai maschi quel cortocircuito mentale secondo cui è obbligatorio desiderare e al tempo stesso disprezzare le donne.
Questi ragazzini sono eroi proprio perché non hanno ancora subito questo lavaggio del cervello.
Riescono ad affrontare il male proprio perché sono diversi dagli altri (leggi: emarginati), perché possiedono delle chiavi interpretative degli eventi straordinari che gli capitano (fantasia) e perché possiedono delle conoscenze tecniche (razionalità).
Stranger Things e Carrie

Il connubio ragazza adolescente-disadattata e telecinesi-telepatia risale ovviamente a Carrie, romanzo di esordio di Stephen King.

Se mi hai seguito fin qui, forse il simbolismo alla base dell’abbinamento ragazza adolescente-poteri mentali ti è già chiaro.
Il patriarcato costringe le adolescenti al silenzio, impone loro di accettare le decisioni degli altri (padri, mariti, capi), senza mai esporre il proprio punto di vista.
Ma quante ragazze hanno dentro un universo? Quante ragazze hanno intelligenza e sensibilità sopra la media, ma sono costrette a non usarle, schiacciate da ambienti maschilisti?
Insomma, restando nella metafora fantastica, quante ragazze hanno poteri mentali che devono tenere nascosti?
Occhio però: tutto ciò che viene represso rischia sempre di esplodere, con conseguenze potenzialmente devastanti.
In Carrie avviene una strage. In Stranger Things, gli esperimenti mentali che lo scienziato «Papà» compie nel suo laboratorio/prigione provocano involontariamente da parte di Undici l’apertura di un varco dimensionale che sarebbe stato molto meglio se fosse rimasto chiuso.
La differenza tra Undici e Carrie, però, sta in quello che viene dopo.

Undici, pur essendo la causa (involontaria) del disastro, è anche la soluzione, perché è l’unica in grado di fermare i mostri.
E questo avviene perché attorno a lei si crea una rete di relazioni umane, fatta di persone che contravvengono le regole del patriarcato.
Lungo la serie troviamo almeno una paio di citazioni evidenti del finale di Carrie (in cui la ragazza compie una strage all’interno della scuola, di notte, durante il ballo studentesco).
Alla fine della Prima Stagione, Undici affronta i nemici all’interno della scuola, di notte e compie effettivamente una strage: solo che non uccide dei poveri studenti, ma soldati armati fino a i denti, venuti per fare del male a lei e ai suoi amici.
Per tutta la Quarta Stagione, invece, vediamo flashback di una strage avvenuta nei laboratori segreti di Hawkins, quando Undici era ancora bambina e prigioniera, e fino alla fine ci viene fatto credere che la strage sia stata compiuta da lei, finché non scopriamo che il colpevole è Vecna.
Quindi Stranger Things è femminista?
Gli autori della serie hanno preso spunto da una critica alla società molto simile a quella proposta da attiviste femministe di avanguardia come Gilligan e Snider: una critica alla struttura patriarcale che vede i maschi come oppressori, certo, ma al tempo stesso vittime di un sistema che impedisce loro di esprimere se stessi in modo sincero e completo. E hanno individuato negli anni ’80 l’epoca in cui la cultura pop giovanile ha iniziato a prendere coscienza di questo, forse per la prima volta nella storia umana.
Prima di chiedersi se Stranger Things è femminista, bisognerebbe chiedersi cosa si intende per femminista.
O, per dirla meglio, a quale tipo di femminismo ci si riferisce, perché non ne esiste solo uno.
La risposta potrebbe essere sì, a patto di intendere il concetto di femminismo in modo molto allargato. Inteso cioè come lotta contro il patriarcato e a tutti gli stereotipi di genere; come affermazione di libera determinazione delle identità sessuali e di una dissoluzione dei ruoli di genere; come lotta contro un sistema educativo autoritario e repressivo; come lotta contro il controllo militare e la violenza dello stato.
Essere il Sottosopra di se stessi
Tuttavia, Stranger Things è pur sempre il prodotto di un’industria commerciale guidata principalmente da uomini, che è stato scritto e prodotto per lo più da uomini. Che gli uomini si facciano direttamente portavoce di nuove istanze di dissoluzione dei ruoli di genere è un bene. Ma che lo facciano senza coinvolgere in modo almeno paritario le donne lascia quantomeno perplessi. Scorrendo una lista delle persone che hanno in qualche modo partecipato alla scrittura degli episodi ho trovato una netta minoranza di donne.
Ci sono stati alcuni scandali legati agli attori della serie, in particolare riguardo al rapporto tra David Harbour (Hopper) e Millie Bobby Brown (Undici): una notizia lanciata dal Daly Mail, che ha avuto grande eco ma che è probabilmente almeno in parte infondata; poi c’è stato Noah Schnapp, (l’attore che interpreta Will Buyers), che si è mostrato pubblicamente con adesivi che inneggiavano al sionismo.
Quest’ultimo caso ha infiammato molto una parte del pubblico. Laddove alcuni attori celebri sono stati penalizzati per essersi esposti pubblicamente in favore della popolazione di Gaza, nell’ambiente hollywoodiano sembra esserci totale indifferenza verso chi sostiene più o meno apertamente i massacri di civili palestinesi. La faccenda ha fatto tanto rumore da far nascere una campagna di boicottaggio della stagione conclusiva di Stranger Things.
Violenza militare
Schnapp è stato sostenuto da un altro membro del cast, Brett Gelman (che interpreta Murray Bauman), il quale sostiene di non apprezzare Netanyahu, ma che «sionismo» significa «diritto di Israele ad esistere». «Non sono per la morte di civili palestinesi», ha detto. «Il mio cuore va a loro e alle loro famiglie. Ma, al tempo stesso, non capisco perché le loro morti non vengano considerate responsabilità di Hamas. Tutti vogliono la pace, nessuno vuole la guerra».
Non capisce perché alcune persone diano la colpa al governo e all’esercito israeliani per la morte di civili uccisi da soldati israeliani. Ma forse è ancora più stupefacente il fatto che non si sia accorto che qualcuno la guerra la vuole eccome.
Abbiamo così almeno due attori che sullo schermo combattono contro la violenza militare dello stato, mentre nella realtà la sostengono. Sono il sottosopra di se stessi, la propria eco distorta.
Così, in un inquietante gioco di specchi, Stranger Things racconta di una realtà da incubo che cerca di inglobarci e asservirci; e al tempo stesso mostra di essere essa stessa già inglobata e asservita a quella realtà da incubo.
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Eccellente, Luca.
Grazie Adriana!
mamma mia che analisi interessante e approfondita…. sono impresionato complimenti!
Grazie. Marco Z!
E’ attraverso il desiderio di capire la realtà che ci circonda che diventiamo migliori. La capacità introspettiva, il porci delle domande e cercare le risposte il più possibile sincere renderà più consapevole chi è disposto a percorrere questo viaggio che chiamiamo vita.
Ritengo però che questa volontà sia prerogativa di pochi lasciando inalterate e non risolte le contraddizioni che inevitabilmente sorgono durante.
E’ molto interessante la tua narrazione anche se non ho visto neanche un episodio della serie.
Un saluto da un batterista – chitarrista mancato
Grazie Donato per il tuo bel commento!
complimenti, bellissimo articolo che mi ero perso, su una serie tv assolutamente TOP. grande!
Grazie Paolo!