Le Otto Montagne di Paolo Cognetti è un romanzo che ha raggiunto un successo clamoroso, ha venduto oltre 300 mila copie solo Italia, è stato tradotto in 35 lingue e ne è anche stato tratto un film (bello, ma che secondo me ha tralasciato alcuni temi importanti). Un risultato incredibile per un libro italiano.
La prima edizione è del 2016. Questa qui sopra è la mia copia dell’edizione per la collana Super ET di Einaudi del 2018; che per fortuna mi è stata regalata, perché difficilmente mi sarebbe venuto in mente di acquistare questo libro.
Non leggo mai i romanzi da Premio Strega, non è proprio il mio genere. Ma questo merita tutto il successo che ha avuto e forse anche di più.
Paolo Cognetti è uno scrittore di grande sensibilità, che ha messo in scena una storia apparentemente semplice ma che in realtà affronta tanti temi magistralmente intrecciati l’uno all’altro, dai quali il lettore si sente interrogato e messo in crisi. Il rapporto padre-figlio, il rapporto con la montagna, il rapporto col territorio, il rapporto col proprio passato, l’amicizia maschile, la difficoltà di seguire la propria vocazione portando avanti una relazione; e forse altri che non mi vengono in mente.
Non vi faccio un riassunto della trama, che tanto lo travate ovunque.
La maggior parte dei lettori ci ha visto una commovente storia di amicizia maschile, secondo me c’è molto di più. È anche una riflessione su cosa significhi sentirsi legati a una terra e su come questo significato possa cambiare a seconda del retaggio familiare. Un retaggio col quale può essere difficile trovare un equilibrio, sia dentro se stessi che nelle relazioni con gli altri, e che può condizionare tutta la nostra vita, nel bene e nel male.
Il tutto in un romanzo che non arriva a 200 pagine, dallo stile piano e tagliente, così scorrevole che te lo divori in pochi giorni.
Che ti appassionino o meno i romanzi mainstream, le storie di montagna o i racconti al maschile, Le Otto Montagne di Paolo Cognetti ha davvero qualcosa di originale da dire.
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