1993. Ho 15 anni e faccio la quinta ginnasio. Niente scuola, si va un po’ in giro coi compagni di classe. Non è che facciamo sega, è che è il 1° Maggio.
Frequentiamo un liceo nel quartiere Appio Latino a Roma, vicino a Piazza S. Giovanni. Dunque ci organizzano il Concertone sotto il naso. E quell’anno, al Concertone, c’è ospite un certo signore di nome Robert Plant.
I capolavori degli Zeppelin, in realtà, li scoprirò un anno più tardi, ma chi è il capellone biondo lo so già e non sto nella pelle: voglio vedere dal vivo il cantante di questo gruppo famigerato.
Nell’era di internet, se vuoi ascoltare una band storica che non conosci, vai su Youtube e ti spari tutta la discografia in streaming gratuito; ma nei primi anni ’90 hai solo tre possibilità: o trovi un amico che ti presta gli album o trovi i soldi per comprarteli o ti attacchi al tram.
Siccome al tram (all’epoca il 30 barrato) non posso attaccarmici, perché il 1° maggio i mezzi pubblici non funzionano, tento una quarta via: farmela a piedi da Circo Massimo a San Giovanni per ascoltare il biondone dal vivo.
Ma c’è un problema: ai miei compagni di classe di Plant e del rock in generale non gliene frega niente. La cosa più trasgressiva che ascoltano è Raf. [Read more…]
L’ultimo concerto di Coppini
Esattamente 5 anni fa moriva Paolo Coppini. È una buona occasione per pubblicare il racconto del suo ultimo concerto. Che doveva esserci ma invece non c’è stato. Però poi quasi sì.
Primavera del 2008. Abbiamo organizzato una serata al Caffè Libreria Flexi di Via Clementina a Roma, nel Rione Monti, un bel locale che oggi non c’è più. L’evento prevede la proiezione di Romanina blues (il documentario di Stefano Romani su Paolo Coppini) e poi il concerto: a me spetta la chitarra, a Coppini spettano voce, presenza scenica, kazoo, chiacchiere, battutacce e stonature consuete. C’è gente e la serata promette bene. Ma arrivano gli ispettori della SIAE. E arrivano in giacca, cravatta e valigetta. [Read more…]
Un marocchino, un romanó, tre canadesi, un italo-americano, due francesi
È uno splendido mattino di settembre. Me ne sto seduto al tavolino di un bar all’aperto, nei pressi del Colosseo, con la mia compagna, mia suocera e mia figlia di quasi cinque mesi. Classico bar per turisti, prezzi alti e caffè cattivo.
Mentre il personale cerca di guastarmi l’atmosfera col marocchino più schifoso che abbia mai bevuto, si avvicina un musicista gitano con una fisarmonica. Abituato a sentire le solite nenie trite e ritrite buttate lì, penso che non potrebbe andare peggio.
E invece resto piacevolmente sorpreso: il musicista romanó* suona le canzonette pallose che mi aspettavo, ma in modo tanto magistrale da renderle intriganti: movimenti di bassi divertenti e armonizzazioni zeppe di alterazioni jazz fanno sembrare fresca persino la solita My way.
Riesce a farmi mandar giù il marocchino che sa di bruciato. [Read more…]
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