Per ascoltare l’album, clicca sulla copertina.
Fumo al vento è scaricabile gratis fino al 24 luglio.
È possibile ordinare il Compact Disc: costa 10 euro, la spedizione è gratuita.
Per scaricare e/o acquistare, c’è la pagina Bandcamp.
Fumo al vento
Nella notte delle streghe che precede il solstizio d’estate, sarà disponibile il nuovo album.
Uscirà il 24 giugno, alle ore 00;00.
Sarà possibile scaricarlo gratis per un mese.
Alla fine di questo periodo sarà disponibile su tutte le principali piattaforme online, a pagamento.
Fumo al vento è composto da 13 tracce, di cui 2 strumentali.
9 le ho scritte io, 4 sono brani tradizionali del folklore italiano.
Se non si era capito, questa qui è la copertina.
Una chitarra nuova
Ci stiamo conoscendo, lei mi sta insegnando un po’ di gentilezza, pian pianino imparerà a sopportare i miei modi burberi da orso. Ora come ora vorrei una settimana di vacanza da solo con lei in una baita.
Segue la storia di come ci siamo incontrati.
Non prendete quello che segue come una guida o, peggio, un insieme di recensioni. È solo il racconto di un breve viaggio nel mondo delle chitarre folk, fatto nella stretta cerchia di tre negozi storici di Roma. Si tratta di impressioni fugaci di un fissato del fingerpicking, prendetele col beneficio d’inventario. Se siete in cerca di una chitarra, dovete provarla voi e sentire cosa vi comunica.
Ero partito con un’idea chiara: provare quante più Martin e Taylor possibile. Ho provato diverse Taylor e una sola Martin. Non chiedetemi perché, è capitato così. Poi è arrivato il momento in cui ho dovuto mettere uno stop, perché se no non ci capivo più niente. Già così ho dovuto prendere appunti, scattare foto ai cartellini, fare ricerche a notte fonda su internet…
Ho scritto questo articolo consultando gli appunti presi a caldo, subito dopo le prove.
Non citerò i nomi dei negozi, pregi e difetti resteranno nell’anonimato. [Leggi di più…]
Live al Buggi di Latina: Report
Una bella giornata di primavera, molto calda, almeno fino al tramonto. Ero a Latina verso le 5 del pomeriggio, in anticipo sulla tabella di marcia: schivata la coda in uscita dalla capitale per il week-end del 25 aprile.
Appena arrivato ho incontrato Marco Delfino, organettista e membro fondatore dei Mantice, importante formazione folk della provincia di Latina. Una persona squisita, dalla grande cultura musicale. Ho finalmente avuto il loro CD, che aspettavo di ascoltare da tempo.
Poi sono arrivato al Buggi, che ha organizzato il concerto per celebrare i 15 anni di attività. Gli Hemingway e i Goldoni (tutti ragazzi svegli, bravissimi e fuori come grondaie) montavano i loro strumenti sul prato antistante il locale e facevano il sound-check. Io li guardavo come una tartaruga potrebbe guardare un castoro che costruisce la più maestosa delle dighe: il poco che mi serviva lo avevo già pronto con me.
Sennonché, quando è arrivato il mio turno di provare è uscito fuori che il preamplificatore incorporato nella mia chitarra non emetteva alcun suono.
Mi sono dovuto far prestare la chitarra dal cantante degli Hemingway. Che fra l’altro sembra me ma più bello. La stessa chitarra acustica è stata prestata al chitarrista dei Goldoni, era l’unica che aveva voglia di lavorare. [Leggi di più…]
Concerto a Latina
Venerdì 24 aprile suono dal vivo.
Non mi esibisco dal lontano 2010 ed è anche la prima volta in assoluto che salgo su un palco da solo e senza l’ausilio di basi, video o marchingegni elettronici di sorta.
Solo corde e mani.
Suonerò brani tradizionali del Lazio e un paio di pezzi dal nuovo album che deve uscire.
Mi alternerò con delle band, gente con bassi, batterie, amplificatori e tutto il resto. Un po’menestrello, un po’ funambolo.
Non c’è rete, non c’è trucco e non c’è inganno.
Se siete curiosi di sapere se mi spiaccico, l’indirizzo è Piazzale Prampolini, a Latina, venerdì 24 aprile, ore 20;00.
Mastering
Oggi giornata in studio.
Sono stato a fare il mastering del nuovo album al Legend Studio di Roma, con Mauro Matteucci. Data la sua esperienza pluridecennale temevo che mi avrebbe cacciato a male parole, una volta ascoltate le mie registrazioni. Invece è stato molto incoraggiante e sembra che siamo riusciti a tirarne fuori qualcosa di decente. Oltre a essere bravo Mauro è simpaticissimo e le lunghe ore in studio sono volate.
Per tutto il tempo il cane Gas (o Gus?) è rimasto accoccolato paziente ai nostri piedi, in attesa che finissimo per andare a fare la meritata passeggiata.
Da settimane sto lavorando alle grafiche del CD. Qui a casa ho le mie tre gatte che passeggiano avanti e indietro davanti allo schermo, in cerca di una grattata sulla testa.
L’album si intitolerà Fumo al vento, conterrà nove pezzi miei e quattro brani tradizionali.
Un lavoro immane, ogni passo è un traguardo.
Evasioni
Gino Paoli dice che spiegherà tutto, anche se le intercettazioni pubblicate lasciano poco spazio alla fantasia. L’accusa è di evasione fiscale.
Va detto che è in buona compagnia. Guai simili li hanno passati Gianna Nannini, Riccardo Cocciante, Vasco Rossi, Renato Zero, Pavarotti, Katia Ricciarelli, Ennio Morricone, Jovanotti, Paolo Vallesi, Rossana Casale, Marcella Bella, Andrea Bocelli, Tiziano Ferro, Umberto Tozzi, Anna Oxa.
Questi sono quelli di cui ho notizia.
Centinaia di migliaia, a volte milioni di euro a cranio.
Il motivo principale per cui al momento non intendo smettere di lavorare per dedicarmi esclusivamente alla musica è che so per certo che non riuscirei a guadagnare abbastanza da mantenermi e contemporaneamente pagare le imposte sul reddito, l’iva, i contributi previdenziali e le altre gabelle.
Perciò, posso essere un po’ contrariato?
No, in fondo non posso. Il piccolo introito con cui sbarco il lunario me lo sudo e mi va bene così. Il buon vecchio, ingenuo orgoglio da working class.
Ma queste persone vanno comprese. Stanno così male che non riescono ad accontentasi, mai.
Perciò metto a disposizione del signor Paoli questa monetina. Se dovesse trovarsi nella necessità, mi rendo disponibile a fargliene dono e invito tutti voi a fare altrettanto.
Il fondamento di una società civile non è questo? Cittadini solidali gli uni con gli altri?
Palle di vetro
Francesca Vattelappesca ha condiviso la status di Gina L’intellettuale.
«Ancora ve guardate Sanremo? Io mi rifiuto. E poi basta, ancora co ste vallette con quei vestiti! Ma che s’è messa quella, che razza di gonna cià?»
Luana Menefrego ha commentato:
«Io ho visto solo come s’è truccata Anna Oxa! Mioddddio!!! Comuqnue, è vero, quella gonna è ridicola!»
A Franco er chitarrista piace il commento di Gino il trombettista:
«Io neanche ci passo di striscio, preferisco la buona musica a quello schifo. E poi vogliamo parlare della canzone dei Modà? Almeno Masini sa mettere in croce due accordi!»
Antonello il Genio ha scritto:
«Povera Italia, questa è la musica che riusciamo a produrre! La canzone di Toto Cotugno poi è identica a quella dell’anno scorso.»
Laura ha commentato lo status di Antonello il Genio:
«Ma non hai detto che non potevi venire a bere una birra perché dovevi guardare il concerto per elicotteri di Stockhausen?»
Peppe ha commentato lo status di Lorenzo Canto e Penso:
«E dillo che stai a rosicà!»
Anche Lorenzo Canto e Penso ha commentato il suo status:
«Io? Ti riferisci al fatto che ho fatto le selezioni per Sanremo e non mi hanno preso? E allora? Non possono farmi cagare le canzoni?»
Nomi di cantanti a casaccio, si capisce, no?
Non so chi partecipa, Sanremo non lo vedo davvero, da quando avevo 10 anni.
I commenti su Facebook però sono spassosi.
Wizz Jones
Wizz Jones è stato uno dei primi esponenti della scena folk inglese nata alla fine degli anni ’50. Un folk singer e un chitarrista di raro talento e sensibilità. In questo articolo lo ascoltiamo, parliamo della sua storia, del suo album più celebre e vediamo dove trovare materiale su di lui.
Il vero nome di Wizz Jones è Raimond Ronald, ma per la fortuna della sua carriera artistica, sua madre iniziò a chiamarlo Wizz quando era ancora bambino, prendendo il nome da un fumetto.
Wizz iniziò a suonare da adolescente, innamorato del folk americano e del movimento beatnik. Racconta di essere stato illuminato dalle esibizioni di Big Bill Broonzy, Rambling Jack Elliot e Muddy Waters organizzate da Cyril Davies and Alexis Korner in un locale di Londra che si chiamava The Roundhouse, nel quartiere Soho, a Londra.
Racconta anche di aver imparato a suonare blues copiando i fraseggi di Long John Baldry e Davy Graham.
Cominciò a frequentare le coffee house e fu tra i primi a salire sui piccoli palcoscenici per suonare vecchi brani tradizionali riarrangiati per chitarra o pezzi blues presi dai dischi pubblicati dall’etichetta americana Folkways.
Sincero spirito errabondo, nel ’59 fece un viaggio in autostop con Alan Tunbridge, un disegnatore che aveva conosciuto nei locali di Soho.
Passarono l’estate in Cornovaglia «girovagando sulle spiagge, scrivendo, cantando e lavorando nelle cucine degli hotel». Una sera mostrò ad Alan alcuni accordi e quello prese a trasformare in canzoni le poesie che scriveva.
Ma Alan non era un musicista, non padroneggiava la tecnica fingerstyle del suo amico, né aspirava a esibirsi in pubblico. Considerava lo scrivere canzoni «un hobby che lo teneva lontano dal tavolo da disegno». Però intanto continuava a scrivere. E diventava sempre più bravo. Nonostante non componga più da molti anni, Alan Tunbridge è forse conosciuto più come autore di canzoni che come illustratore. [Leggi di più…]
Capitalismo moderno
Ho bisogno di un paio di cuffie da battaglia e vado in un negozio di elettronica, non importa quale, tanto sono tutti uguali. Mi servono per ascoltare la musica in metro. Adoro le mie cuffie da studio della S++++++++r, ma sono distrutte, ingombranti e l’esterno della gomma piuma è ridotto così male che andarci in giro sarebbe imbarazzante. E poi sono in bolletta causa produzione del nuovo album (a proposito, dovrebbe uscire a primavera). Quindi vado in cerca di un paio di cuffiacce da venti euro. Anzi, quanto? 19,99?
Arrivo in cassa, la cassiera passa il codice a barre e dice: 29,99.
Ok, è sera, mi sono alzato alle 5 per lavorare (lavoro pesante), poi ho dato lezioni di chitarra. Sono cotto e devo aver letto male il prezzo. La tipa non fa neanche il gesto di scusarsi perché non ha il centesimo di resto. Mi allunga lo scontrino senza guardarmi in faccia.
Me ne vado.
Però aspè, trenta euro mi sembrano troppi per ste cuffie. Torno indietro a controllare.
Ecco, lo vedi? Erano 19,99.
Rivado alla cassa: scusa, ho pagato 10 euro in più.
«A me è passato così.»
«Eh, lo so che non è colpa tu… » La cassiera parte in quarta. A suon di urla isteriche afferma che, siccome ho pagato quella cifra senza obiettare, ho perso il diritto di protestare.
Entro in modalità piazzata.
Dopo vari minuti di urla si presenta una specie di responsabile in cravatta che mi dà la mano e il buonasera. Dice alla tipa di farmi una nota di credito. Lo dice con la faccia di quello che ha messo un piede su una merda. Durante questo siparietto il gorilla del negozio si è piantato a un metro da me. Ci avete fatto caso che questi gorilla stanno sempre nella stessa posizione? Il vestito stirato, la cravatta che gli strizza il collo, i piedi leggermente divaricati, lo sguardo nel vuoto e le mani conserte davanti al pacco. Perché sempre le mani davanti al pacco?
Ma non era di questo che volevo parlare. In realtà, l’argomento di questo articolo lo avevo deciso dieci minuti prima che succedesse questa scenetta, mentre giravo tra gli scaffali del negozio. [Leggi di più…]