Ma vaffanculo, va.
Manifesto

– Una musica onesta deve incessantemente lavorare per non essere la brutta copia di qualcos’altro. Fare ricerca nelle proprie radici culturali è il primo, essenziale passo per esprimersi compiutamente dal punto di vista artistico.
– La musica, come ogni altra espressione culturale, è legata alla geografia.
Varcare, abbattere i confini è legittimo e giusto, a patto che lo si faccia col rispetto dovuto agli altri e alle loro culture.
– Non sono un contadino né un pastore di un’altra epoca: una musica onesta, per quanto legata alla geografia e alle radici culturali, deve essere figlia del suo tempo e contaminata da tutti gli stimoli culturali tipici della sua epoca.
– La cultura è un fluido in continua trasformazione, che non può e non deve essere fossilizzata, cristallizzata in alcun modo; ogni forma di purismo è una gabbia mentale, la cui prima vittima è chi lo propone. Il purismo deve essere disertato, sempre. [Read more…]
Blog di successo: storia di un esperimento
Come si crea un blog di successo? È così facile passare dallo scrivere post in un cameretta ad andare in TV? Ti racconto il mio esperimento personale.
Nel marzo del 2016 ho intrapreso un viaggio alla scoperta dei meccanismi che regolano fama e fortuna di un sito internet, deciso a vedere se sarei riuscito a trasformare il mio diario in rete in un caso di blog di successo.
Mi si è aperto un mondo, ho scoperto cose di cui non avevo la minima idea, ho cambiato completamente il mio modo di pensare (e in parte anche di scrivere).
Ho capito che ci sono sforzi inutili che vanno assolutamente evitati e sforzi necessari, senza i quali è impensabile ottenere risultati.
Sono ancora lontano dall’obiettivo che mi ero prefissato. Ma sono comunque contento dei risultati ottenuti finora, soprattutto perché il numero di visitatori è in crescita costante (l’immagine in alto è il vero screenshot del mio Google analytics).
C’è un sacco di roba in giro, un sacco di articoli che dispensano consigli:
– i 5 trucchi per…
– i 10 passaggi fondamentali per…
– i 7 segreti di Fraccazzo da Velletri.
Questo articolo è spudoratamente onesto, perché io non vivo di internet marketing. Non ho bisogno di apparire più figo di quello che sono. Sono un musicista, mica un markettaro.
Ad ogni modo, personalmente sospetto che siano davvero pochi quelli capaci di fare i numeri veri.
L’unico scopo di questo post è cercare di esserti utile, se stai provando anche tu a farti strada attraverso internet.
Ripercorriamo i passaggi con ordine
.
1) Nel lontano 2011 apro il blog lucaricatti.it, al solo scopo di scrivere di quello faccio, la mia musica, le storie che mi capitano, le mie critiche al mercato discografico. Non ho alcuna velleità, non punto a fare un blog di successo.
Compro un dominio e uno spazio hosting e ci installo il sistema WordPress.
In breve tempo mi assesto sui 2-300 visitatori al mese.
Non ho nessuna nozione di cose come web marketing o seo. Scrivo quello che mi passa per la testa e basta.
A ben vedere, col senno di poi, quei 2-300 visitatori mensili sono un miracolo [Read more…]
Un grande Buco nero
Qualche giorno fa, in un bar dove ero a prendere un caffè, c’era un televisore che mandava in rotazione video musicali. E proprio in quel momento hanno tirato fuori un videoclip di oltre vent’anni fa. Roba dei tempi miei. Cioè, di quando ero ragazzino io e guardavo i videoclip.
Un videoclip che, in effetti, è entrato nella storia.
Negli ultimi giorni sono venute alla ribalta diverse brutte storie di cronaca con protagoniste donne, spesso ragazze molto giovani, vittime di abusi sessuali. Abusi spesso filmati e diffusi.
Ogni volta che una ripresa di questo genere arriva alla gente, alla massa di persone comuni, scatena attenzioni morbose, commenti deliranti, insulti sessisti.
Con conseguente suicidio della vittima.
L’altro giorno mi sono imbattuto nella vicenda di Carolina Picchio. Per capire cosa fosse successo di preciso ho provato a cercare un articolo in cui si raccontasse la sua storia. La prima ricerca suggerita da Google era: Carolina Picchio Video.
Per chi non lo sapesse, Google mostra questi suggerimenti in base ai volumi di ricerca. Ciò significa che c’è gente, tanta gente, che vuole vedere il video che ha indotto una 14enne al suicidio.
Black hole sun, won’t you come?
[Read more…]
Mi ricordi De André
Ieri sera ho suonato all’Enoteca Letteraria, serata organizzata dall’IPLAC e dedicata al binomio Musica e Poesia. Ci siamo esibiti in quattro musicisti e circa una dozzina di poeti; a suonare con me c’erano il cantautore Luigi Farinaccio, la pianista Nadia Perella e il giovane pianista e compositore Valerio Angelucci. C’era la sala piena, come in tutti gli eventi organizzati dall’IPLAC e diretti dalla vulcanica Maria Rizzi. È stata come sempre una bella serata, culminata con la cena e l’ottimo vino di Tonino Puccica.
Dopo le esibizioni, durante l’aperitivo prima e intorno al tavolo poi, si è parlato di musica e delle nostre esibizioni. Ed è spuntata la frase che mi sento dire quasi ogni volta che mi esibisco: «Mi ricordi De André».
Di solito mi viene detto senza malizia e incasso il paragone come lusinghiero.
Allora, visto che proprio oggi cade l’anniversario della morte del Faber, mi va di fare qualche precisazione.
Fabrizio De André è stato il più grande esponente della canzone italiana. Ha portato il genere a un livello differente, ha influenzato e continua a influenzare il modo di pensare di milioni di italiani, ha saputo circondarsi di collaboratori geniali, facendo in modo che creassero per lui e insieme a lui capolavori ineguagliabili, che da soli non avrebbero mai potuto. È stato al tempo stesso l’incarnazione dell’artista maledetto eppure un lavoratore meticoloso, scrupoloso, attento a ogni più piccolo dettaglio.
C’è, è vero, una cosa che ho imparato da Faber: che scrivere una bella canzone non è uno scherzo. Nelle sue canzoni non c’è mai una parola fuori posto, mai un verso che dici vabbè, questo l’ha buttato lì. E in giro ci sono un sacco di canzoni che le senti e dici vabbè, questo verso l’ha buttato lì. C’è gente che va in heavy rotation in tutte le radio nazionali con canzoni che dici vabbè, questa l’ha buttata lì tutta, dall’inizio alla fine.
De André mi ha fatto diventare paranoico. Ci sono canzoni che per finirle ci ho messo anni. C’è sempre una parolina, una rima del cazzo che non mi va giù. E la cosa sta peggiorando. Ogni volta che rileggo quello che sto scrivendo, penso: non mi posso accontentare, Fabrizio De André non si sarebbe accontentato. [Read more…]
87 Ore di Costanza Quatriglio
Venerdì 6 novembre 2015 sono stato a vedere 87 Ore di Costanza Quatriglio, un documentario sul caso Mastrogiovanni, realizzato con le vere immagini dell’ospedale.
Sto parlando dell’Ospedale San Luca di Vallo della Lucania, dove Franco è stato torturato e ucciso.
Sono andato alla proiezione del film dopo una lunga giornata di lavoro, stanco, con lo stomaco attoppato alla meno peggio da un pezzo di pizza ingollato camminando. Credo sia stata la prima proiezione pubblica, ma non vorrei dire sciocchezze.
Arrivo al Palladium alle 22;00. Sto in giro dalle 7 della mattina. Sono a pezzi ma dovevo esserci. La proiezione avviene nell’ambito dell’Arcipelago Film Festival. L’Arcipelago lo conosco, nel 2005 assegnò il premio per il miglior montaggio al documentario Romanina blues di Stefano Romani, di cui avevo scritto le musiche, dedicato a Paolo Coppini (il montaggio è di Mauro Passaretti).
Sto là fuori circondato da gruppetti di persone che chiacchierano e fumano. Per lo più è gente che è stata a vedere i cortometraggi del concorso. Accanto a me c’è uno che dice a delle ragazze:
«Direi che ce ne possiamo andare, pare che adesso c’è un documentario di novanta minuti.»
Mentre respiro il fumo di sigaretta di questo tizio penso che non capisco perché tanta gente associ il concetto di documentario a quello di palloso, dato che molte delle cose più belle che ho visto negli ultimi anni sono documentari.
Quando finalmente ci fanno entrare resto davvero colpito: la sala è piena. E mi torna in mente quando lessi per la prima volta di Mastrogiovanni. [Read more…]
Belle cose che non ti aspetti
Io e Igor Lampis non ci conoscevamo. Igor è chitarrista e fondatore della punk rock band sarda Punkillonis. È uno di quelli che si sono aggiudicati il download gratuito di Fumo al vento. Mi ha scritto per ringraziarmi e io gli ho detto: grazie a te e fammi sapere cosa ne pensi. Che sono quelle frasi che uno scrive così, non pensando mica che poi l’altro ti farà sapere davvero.
Invece Igor mi ha fatto sapere. E mi ha scritto le bellissime parole che trovate qui sotto.
Prima però due righe.
Io non seguo più il rock da anni, eccetto vecchi classici e qualche novità che arriva per caso alle mie orecchie. Però ho ascoltato Eclissi dei Punkillonis e dico che una band che suona con un affiatamento così merita molta attenzione. Il loro è un punk rock vecchia maniera, cioè onesto, divertente, potente e col dito medio alzato. Qui trovate un po’ di roba.
Tornando al mio album, ecco cosa mi ha scritto Igor.
«Ciao Luca ho avuto modo di sentire il disco e di apprezzarlo.
Le canzoni, dal sapore antico con un abito moderno, riescono a creare immagini e scenari e a trascinarti nei posti descritti, dove credo ci sia un uomo che vive in armonia con la natura e la vita e con tutto quello che ne deriva, sofferenza, gioie, soddisfazioni, dolore, morte.
Mi dà la sensazione di un lungo viaggio che parte da molto lontano per arrivare ai giorni nostri dove umili piedi calpestano terra arida e strade polverose, e piccole barche scivolano sul mare vicino alle coste. Cose semplici ma importanti.
Spero che stia andando tutto bene
A presto.»
Una chitarra nuova
Ci stiamo conoscendo, lei mi sta insegnando un po’ di gentilezza, pian pianino imparerà a sopportare i miei modi burberi da orso. Ora come ora vorrei una settimana di vacanza da solo con lei in una baita.
Segue la storia di come ci siamo incontrati.
Non prendete quello che segue come una guida o, peggio, un insieme di recensioni. È solo il racconto di un breve viaggio nel mondo delle chitarre folk, fatto nella stretta cerchia di tre negozi storici di Roma. Si tratta di impressioni fugaci di un fissato del fingerpicking, prendetele col beneficio d’inventario. Se siete in cerca di una chitarra, dovete provarla voi e sentire cosa vi comunica.
Ero partito con un’idea chiara: provare quante più Martin e Taylor possibile. Ho provato diverse Taylor e una sola Martin. Non chiedetemi perché, è capitato così. Poi è arrivato il momento in cui ho dovuto mettere uno stop, perché se no non ci capivo più niente. Già così ho dovuto prendere appunti, scattare foto ai cartellini, fare ricerche a notte fonda su internet…
Ho scritto questo articolo consultando gli appunti presi a caldo, subito dopo le prove.
Non citerò i nomi dei negozi, pregi e difetti resteranno nell’anonimato. [Read more…]
Palle di vetro
Francesca Vattelappesca ha condiviso la status di Gina L’intellettuale.
«Ancora ve guardate Sanremo? Io mi rifiuto. E poi basta, ancora co ste vallette con quei vestiti! Ma che s’è messa quella, che razza di gonna cià?»
Luana Menefrego ha commentato:
«Io ho visto solo come s’è truccata Anna Oxa! Mioddddio!!! Comuqnue, è vero, quella gonna è ridicola!»
A Franco er chitarrista piace il commento di Gino il trombettista:
«Io neanche ci passo di striscio, preferisco la buona musica a quello schifo. E poi vogliamo parlare della canzone dei Modà? Almeno Masini sa mettere in croce due accordi!»
Antonello il Genio ha scritto:
«Povera Italia, questa è la musica che riusciamo a produrre! La canzone di Toto Cotugno poi è identica a quella dell’anno scorso.»
Laura ha commentato lo status di Antonello il Genio:
«Ma non hai detto che non potevi venire a bere una birra perché dovevi guardare il concerto per elicotteri di Stockhausen?»
Peppe ha commentato lo status di Lorenzo Canto e Penso:
«E dillo che stai a rosicà!»
Anche Lorenzo Canto e Penso ha commentato il suo status:
«Io? Ti riferisci al fatto che ho fatto le selezioni per Sanremo e non mi hanno preso? E allora? Non possono farmi cagare le canzoni?»
Nomi di cantanti a casaccio, si capisce, no?
Non so chi partecipa, Sanremo non lo vedo davvero, da quando avevo 10 anni.
I commenti su Facebook però sono spassosi.
Mediterraneo
Il sole spacca i sassi. Nel primo pomeriggio ci rifugiamo nella penombra del bungalow, stesi sul letto di ferro arrugginito a digerire il pranzo. Io e la mia compagna siamo ancora due ragazzi poco più che ventenni e andiamo a passare le vacanze in questo piccolo campeggio a gestione familiare, arroccato su una scogliera a picco sul mare della Calabria, sulla strada tra Zambrone e Tropea. Sole, mare e ammore.
Stiamo lì sdraiati tra il sogno e il son desto, quando lei mi passa gli auricolari. E per la prima volta in vita mia ascolto Mango. Intendo che lo ascolto per davvero. La canzone è Mediterraneo. Rimango sconvolto. Sarà che ci stiamo immersi, nell’atmosfera del Mar Mediterraneo, ma resta una di quelle esperienze di ascolto che non scorderò mai.
Passiamo il resto della vacanza a sentire e canticchiare quella canzone. Sarà stato tredici o quattordici anni fa.
Chi mi legge spesso lo sa che i miei gusti vanno in direzioni ben diverse. Mango era un cantante pop e non posso dire di essere un suo fan. Però ecco, avevo sviluppato una forma di sincero rispetto. Era un musicista vero, non si accontentava di strimpellare giretti armonici. Ha scritto diverse canzoni innegabilmente bellissime, zeppe di influenze folk e world-music. E ovviamente aveva una voce pazzesca.
Stava cantando davanti al suo pubblico, un bel modo di andarsene. Però aveva solo 60 anni. E insomma, oh, lo dovevo proprio dire che ci sono rimasto malissimo.
Lezioni di chitarra a Roma
Se cerchi un insegnante di chitarra a Roma, puoi contattarmi.
Si parte dalle basi e si arriva dove ti va di arrivare. Non ti angoscio con ore di solfeggio e non ti ammazzo di scale. Cioè, se vuoi lo facciamo, ma magari possiamo imparare le stesse cose suonando delle canzoni e introducendo la teoria un pezzettino alla volta.
Non c’è da comprare libri, fornisco io il materiale didattico.
Se invece vuoi un sistema comodo ed economico per imparare da zero, ho creato un Video corso online che si chiama Corso di Chitarra in Pillole.
Che dire di me?
Suono da oltre vent’anni, ho studiato per parecchi anni con un maestro privato, sono paziente e disponibile ma so essere cattivo con chi se ne approfitta, sono mediamente simpatico e non puzzo.
Per tutte le altre barbose notizie su di me c’è la biografia.
Non fornisco i dettagli per email. Per costi, tempi e modi bisogna chiamare il numero qui a sinistra.
Sì, lo so che vuoi solo informazioni e poi devi pensarci su.
___________________________________________________________________________________
Fantascienza de noantri
![]() | Ieri sera ho visto l’acclamato Elysium. Sono un fan di cinema e narrativa fantastici/fantascientifici, perciò ero curioso. Il film non è male, ma neanche sto granché. È godibile, sì, però c’è anche di meglio. Perché sta mania degli americani di far finire sempre tutto in sparatorie, esplosioni e scazzottate tra machomen, alla lunga stufa. E poi pure la storia non è mica originale. Parla di un futuro distopico in cui i ricchi della Terra abbandonano il pianeta, dopo averlo mandato in malora, e i poveracci devono restare a cavarsela come possono. Non che sia una cosa grave, per carità (gira e rigira le idee quelle sono), comunque il tema è stato già declinato in tanti modi. Persino io ho contribuito, più o meno 10 anni fa, pizzicando le corde della mia chitarra. Quando misi in musica un testo di Paolo Coppini, uno dei più geniali e divertenti che lui abbia mai scritto: Diluvio universale N°2. I fan di Coppini la conoscono bene questa canzone, è una delle loro preferite. Appena gli feci sentire la base blues per chitarra fingerstyle, Paolo prese subito a cantarci su, come se l’avesse scritta lui trent’anni prima. Divenne uno dei nostri cavalli di battaglia. La sentite cliccando play qui a sinistra. Buon ascolto. |
Pete Seeger
Oggi sono stato al funerale di un carissimo amico di famiglia, per me praticamente uno zio. Una chiesa gremita, segno che c’era davvero un sacco di gente che gli voleva bene.
Qualche ora dopo, ho saputo della scomparsa di Pete Seeger, uno dei più grandi in assoluto. Non solo perché ha scritto belle canzoni. Non solo perché se ne è sempre fregato delle mode. La sua opera monumentale di recupero delle American ballads è stata e continua a essere una fonte di ispirazione per tutti gli amanti del folk.
Non c’è connessione tra i due fatti, ovviamente. Però domani mi sparo il buon vecchio Pete per tutto il giorno. Pensando al mio quasi-zio.
