Nuovo articolo per la rubrica su LienaTrad. Sta a pagina 4.
Potete leggere la rivista online a questo link, oppure scaricare il pdf a questo link.
87 Ore di Costanza Quatriglio
Venerdì 6 novembre 2015 sono stato a vedere 87 Ore di Costanza Quatriglio, un documentario sul caso Mastrogiovanni, realizzato con le vere immagini dell’ospedale.
Sto parlando dell’Ospedale San Luca di Vallo della Lucania, dove Franco è stato torturato e ucciso.
Sono andato alla proiezione del film dopo una lunga giornata di lavoro, stanco, con lo stomaco attoppato alla meno peggio da un pezzo di pizza ingollato camminando. Credo sia stata la prima proiezione pubblica, ma non vorrei dire sciocchezze.
Arrivo al Palladium alle 22;00. Sto in giro dalle 7 della mattina. Sono a pezzi ma dovevo esserci. La proiezione avviene nell’ambito dell’Arcipelago Film Festival. L’Arcipelago lo conosco, nel 2005 assegnò il premio per il miglior montaggio al documentario Romanina blues di Stefano Romani, di cui avevo scritto le musiche, dedicato a Paolo Coppini (il montaggio è di Mauro Passaretti).
Sto là fuori circondato da gruppetti di persone che chiacchierano e fumano. Per lo più è gente che è stata a vedere i cortometraggi del concorso. Accanto a me c’è uno che dice a delle ragazze:
«Direi che ce ne possiamo andare, pare che adesso c’è un documentario di novanta minuti.»
Mentre respiro il fumo di sigaretta di questo tizio penso che non capisco perché tanta gente associ il concetto di documentario a quello di palloso, dato che molte delle cose più belle che ho visto negli ultimi anni sono documentari.
Quando finalmente ci fanno entrare resto davvero colpito: la sala è piena. E mi torna in mente quando lessi per la prima volta di Mastrogiovanni. [Leggi di più…]
Franco Mastrogiovanni: tutta la storia
La storia di Franco Mastrogiovanni deve essere raccontata e ripetuta, scritta e letta, cantata e diffusa. Perché ci riguarda tutti.
Ogni volta che eseguo dal vivo il Ballo del Matto, mi prendo un paio di minuti per riassumere la vicenda di Franco Mastrogiovanni.
Prima di tutto perché in effetti, se non si conosce la storia, la canzone risulta un tantino ermetica. E poi perché repetita iuvant.
Allora era giusto che scrivessi qualche riga anche qui.
Non mi entusiasma l’idea di riassumere la vita di una persona in un articolo, è una cosa assurda, in effetti.
Ma Franco è diventato anche una figura tragicamente iconica. Perché sappiamo per certo che il suo non è un caso isolato.
E perché Mastrogiovanni non è stato solo vittima di malasanità, ma di un male molto più profondo, una nauseabonda miscela di persecuzione, cinismo, distrazione, perbenismo, fascismo strisciante e omertà.
Chi era Franco Mastrogiovanni
Tanto per cominciare, Franco Mastrogiovanni (nome di battesimo Francesco) non era affatto un matto. Di mestiere faceva il maestro elementare. Di lui i suoi alunni dicevano che era il maestro più alto del mondo. Doveva essere una persona di intelligenza vivace, curiosa, molto sensibile. Sua nipote, la giornalista Grazia Serra, mi ha scritto di essere felice che si scrivano canzoni per ricordare suo zio, perché lui «viveva di musica». E amava i libri. E il cinema.
E poi aveva da sempre simpatie anarchiche.
Per le forze dell’ordine in effetti era un «noto anarchico», definizione che per loro equivale a dire che era una sorta di portatore di peste. La peste del libero pensiero. Ed è proprio la libertà di pensiero la causa scatenante delle disavventure che hanno segnato la sua vita.
Il passato tragico
Nell’estate del ’72 rimane coinvolto involontariamente in una rissa con alcuni militanti del FUAN, associazione giovanile del Movimento Sociale Italiano (per i più giovani: il MSI era un partito di estrema destra, guidato da Giorgio Almirante). Sta sul lungo mare di Salerno con due amici, Giovanni Marini e Gennaro Scariati.
Su questi fatti si è scritto molto, si è addirittura ipotizzato che il suo amico Giovanni Marini fosse nel mirino della destra perché si interessava alla strage degli anarchici della baracca (un giorno magari parleremo di questa storia). Ad ogni modo, la rissa finisce molto male: Marini accoltella a morte Carlo Falvella, secondo alcuni per difendere lo stesso Mastrogiovanni, che si è beccato una coltellata. Non si è mai fatta davvero chiarezza su quei fatti, ad ogni modo Franco non ha un temperamento incline alla violenza, probabilmente è finito in mezzo nel goffo tentativo di placare gli animi.
Comunque, pur non avendo nessuna responsabilità nella morte del neofascista, si fa diversi mesi di carcere, prima di essere assolto.
Per le forze dell’ordine resterà sempre un pericoloso sovversivo.
Nel 1999 finisce di nuovo in carcere per l’indicibile colpa di aver contestato una multa.
Il cognato di Franco, Vincenzo Serra, racconta che quell’arresto avviene «con ricorso alla forza, manganellate e calci». A riportare questa testimonianza è il giornalista Daniele Nalbone, tra i primi a rendere pubblica la morte di Franco, ad agosto del 2009, su Liberazione.
Per quella storia Mastrogiovanni viene assurdamente arrestato, processato e condannato in primo grado a ben tre anni di carcere.
Ci vuole il processo di secondo grado perché venga assolto e risarcito per ingiusta detenzione.
E tanto per non farsi mancare niente, subisce due Trattamenti Sanitari Obbligatori (TSO), nel 2002 e nel 2005.
Sì perché, per tutto quello che ha passato, pare che Franco abbia sviluppato una vera fobia per le divise. Segue delle cure psichiatriche. In più di un’occasione, alla sola vista di una pattuglia di forze dell’ordine, fugge a nascondersi.
Nonostante alcuni periodi di depressione, comunque, col tempo riesce e riprendere una vita normale e lavora. Gli piace fare il maestro. Sta finalmente per entrare in ruolo (cioè diventerà maestro “titolare”).
Ma arrivano quelle maledette vacanze. [Leggi di più…]
Ricatti del mercato 2
E’ uscito il nuovo numero di LineaTrad col mio articolo per la rubrica I Ricatti del mercato.
Si parla dei tempi che cambiano, dell’importanza di avere dimestichezza con la tecnologia e del fatto che da noi è tutto più difficile.
L’articolo sta a pagina 4.
Potete sfogliare la rivista online usando questo link.
Oppure potete leggere la rivista in formato Pdf in questa pagina.
Chitarra Acustica
Sul numero di settembre di Chitarra Acustica, rivista per appassionati di fingerpicking e dintorni, si parla anche di me. C’è il reportage di Andrea Carpi (che è il direttore) sul Festival Ferentino Acustica.
Come sanno i miei lettori, ho partecipato nella sezione Open Mic (qui il racconto dell’avventura). Andrea Carpi era lì presente.
Per farla breve, alla fine dell’articolo in cui si parla di chitarristi eccezionali, mi ha dedicato alcune righe piuttosto lusinghiere.
Il reportage sta a pagina 26 e si intitola: La chitarra, le canzoni, il folk italiano e le nuove promesse.
Dice: Vi è stata poi la
piacevole sorpresa di Luca Ricatti, che ha presentato l’interessante disco autoprodotto Fumo al vento, con un repertorio di canzoni originali e rielaborazioni ispirato alla tradizione popolare italiana, ben accompagnato alla chitarra e con testi intelligenti e ironici.
A tutti i maniaci della sei corde consiglio vivamente di acquistare Chitarra Acustica. Il formato Pdf costa appena 3 euro, ci sono recensioni di strumenti e dischi, reportage dei vari festival e, non da ultimo, spartiti da suonare, di cui noi appassionati di fingerstyle siamo sempre a caccia.
Potete acquistare la rivista cartacea in questa pagina, oppure il Pdf in questa pagina.
Ricatti del mercato
Sul numero 38-39 di LineaTrad è uscito un articolo firmato da me.
È successo che il direttore della rivista, Loris Bohm, dopo aver scritto la bella recensione di Fumo al vento che ho segnalato qui, mi ha invitato a tenere una rubrica fissa, nella quale scrivere cosa penso del mercato musicale, prendendo spunto da fatti e notizie di attualità.
L’abbiamo chiamata I Ricatti del mercato.
Vediamo cosa ne viene fuori. Perché, al contrario di quanto pensano molti, un blog e una rivista sono media che hanno logiche e regole comunicative molto diverse. Ma non so dire di no a una sfida, così mi sono buttato.
Intanto potete leggere questo primo articolo e dirmi cosa ne pensate.
Ho preso spunto dalla faccenda di Giovanni Allevi e il suo Inno della serie A per parlare di storytelling e propaganda.
Belle cose che non ti aspetti
Io e Igor Lampis non ci conoscevamo. Igor è chitarrista e fondatore della punk rock band sarda Punkillonis. È uno di quelli che si sono aggiudicati il download gratuito di Fumo al vento. Mi ha scritto per ringraziarmi e io gli ho detto: grazie a te e fammi sapere cosa ne pensi. Che sono quelle frasi che uno scrive così, non pensando mica che poi l’altro ti farà sapere davvero.
Invece Igor mi ha fatto sapere. E mi ha scritto le bellissime parole che trovate qui sotto.
Prima però due righe.
Io non seguo più il rock da anni, eccetto vecchi classici e qualche novità che arriva per caso alle mie orecchie. Però ho ascoltato Eclissi dei Punkillonis e dico che una band che suona con un affiatamento così merita molta attenzione. Il loro è un punk rock vecchia maniera, cioè onesto, divertente, potente e col dito medio alzato. Qui trovate un po’ di roba.
Tornando al mio album, ecco cosa mi ha scritto Igor.
«Ciao Luca ho avuto modo di sentire il disco e di apprezzarlo.
Le canzoni, dal sapore antico con un abito moderno, riescono a creare immagini e scenari e a trascinarti nei posti descritti, dove credo ci sia un uomo che vive in armonia con la natura e la vita e con tutto quello che ne deriva, sofferenza, gioie, soddisfazioni, dolore, morte.
Mi dà la sensazione di un lungo viaggio che parte da molto lontano per arrivare ai giorni nostri dove umili piedi calpestano terra arida e strade polverose, e piccole barche scivolano sul mare vicino alle coste. Cose semplici ma importanti.
Spero che stia andando tutto bene
A presto.»
Live all’Enoteca Letteraria: Report
Esco di casa per le 5 e mezza, con l’attrezzatura in macchina. Devo arrivare all’Enoteca Letteraria prima delle sette, ma dopo le 6, perché prima non si può entrare con le auto al centro storico di Roma. Arrivo contemporaneamente a un vecchio amico che non vedo da troppo tempo e che ha fatto un lungo viaggio per me, dall’estrema periferia, coi mezzi pubblici.
Sulla soglia ci accoglie Tonino Puccica, titolare dell’Enoteca, un ospite come ce ne sono pochi, una persona con una visione, che ha messo su da solo un luogo di aggregazione e di diffusione della cultura, nel cuore della Roma storica, accessibile a tutti.
La serata è stata organizzata dall’IPLAC (Insieme Per La Cultura), in particolare da Maria Rizzi, anima dell’ala romana del circolo, spigliata, carismatica e preparatissima. Stasera si presenta il romanzo di Adriana Assini, La Riva verde (edito da Scrittura & Scritture di Napoli). Adriana, che è un’amica, mi ha proposto di partecipare all’evento per incorniciarlo con le mie canzoni.
A mezz’ora dall’inizio il locale è già pieno. [Leggi di più…]
Concerto all’Enoteca Letteraria
Sabato 5 settembre suono all’Enoteca Letteraria, a Via delle Quattro Fontane 130 a Roma. Farò da contrappunto con le mie canzoni alla presentazione di un libro.
Adriana Assini è una scrittrice di romanzi storici. Alle spalle ha una sfilza di premi e riconoscimenti, anche internazionali. Sono state scritte delle tesi di laurea su di lei.
Protagoniste dei suoi romanzi sono spesso donne dalle vite originalissime, dimenticate, deformate, tradite dalla Storia scritta dagli uomini.
Il suo ultimo romanzo si intitola La Riva verde, è ambientato a Bruges nel 1330 e narra di un gruppo di donne, le dame della Compagnia della Conocchia, che si riuniscono di notte per fare “cose” da fattucchiere, tipo scambiarsi rimedi segreti da scrivere sui vangeli.
Tema molto interessante, quello dei vangeli delle streghe, che Adriana rilegge, al di fuori di quelle robe da Wicca, con occhi da storica, creando le basi per un ragionamento su un pezzo importante della nostra cultura, del quale sappiamo pochissimo.
Incroceremo i racconti di queste donne con quelli dei personaggi delle mie canzoni, anche loro in cerca di un angolino nella Storia ufficiale. Ci sono molti punti in comune.
Se venite vediamo insieme cosa ne viene fuori.
Si comincia alle 19;00.
Viaggio a Venezia: Report
Allora è successo questo.
Pochi giorni dopo l’uscita dell’album, mi arriva una email da Francesca di Indiemood, un’agenzia di produzione/promozione musicale di Venezia. Mi scrive che hanno ascoltato i miei brani e vogliono coinvolgermi in una serie di video che stanno girando con cantautori e band di loro gusto, le Indiemood sessions. In pratica mettono i musicisti su una barca che gira tra i canali veneziani e li riprendono mentre suonano.
Penso: beh, fico!
Le scrivo: «Ci sto».
Penso: così colgo la palla al balzo e mi faccio un weekend a Venezia.
Ma non ho fatto i conti col lavoro: il piano ferie è ormai chiuso, ovviamente non coincide con le date disponibili per Indiemood. Se voglio fare questa cosa, mi tocca schizzare a Venezia calcolando i tempi al secondo. E sia.
Cerco su internet, prenoto andata/ritorno via treno e trovo una camera d’albergo al centro di Venezia a un costo molto contenuto: sarà una bettola?
Sabato 8 agosto, sveglia alle 5;50. Vado al lavoro zaino in spalla e chitarra nella mano.
Sono fuori alle due e mezza, mangio un panino seduto in uno spicchio d’ombra a Piazza San Silvestro e corro a Termini. Salgo su un Frecciacoso e mi faccio le mie 3 ore e mezza di viaggio. Anzi 4, perché il treno altavelocità rimane inchiodato mezz’ora a Firenzesantamarianovella. Poco male, ho Stefan Grossman che suona nelle cuffie e un libro da leggere in formato digitale: Le Scarpe dei suicidi di Tobia Imperato, dettagliato resoconto, scaricabile gratis, sulla vicenda di Sole, Baleno, Pelissero e la TAV in Val Susa.
Ma a mezz’ora da Venezia mi arriva una chiamata. È l’albergo, vogliono sapere a che ora arrivo. Non capisco che gliene importi, comunque gli spiego che il treno è in ritardo. E la cosa sembra chiudersi lì. [Leggi di più…]