Una bella giornata di primavera, molto calda, almeno fino al tramonto. Ero a Latina verso le 5 del pomeriggio, in anticipo sulla tabella di marcia: schivata la coda in uscita dalla capitale per il week-end del 25 aprile.
Appena arrivato ho incontrato Marco Delfino, organettista e membro fondatore dei Mantice, importante formazione folk della provincia di Latina. Una persona squisita, dalla grande cultura musicale. Ho finalmente avuto il loro CD, che aspettavo di ascoltare da tempo.
Poi sono arrivato al Buggi, che ha organizzato il concerto per celebrare i 15 anni di attività. Gli Hemingway e i Goldoni (tutti ragazzi svegli, bravissimi e fuori come grondaie) montavano i loro strumenti sul prato antistante il locale e facevano il sound-check. Io li guardavo come una tartaruga potrebbe guardare un castoro che costruisce la più maestosa delle dighe: il poco che mi serviva lo avevo già pronto con me.
Sennonché, quando è arrivato il mio turno di provare è uscito fuori che il preamplificatore incorporato nella mia chitarra non emetteva alcun suono.
Mi sono dovuto far prestare la chitarra dal cantante degli Hemingway. Che fra l’altro sembra me ma più bello. La stessa chitarra acustica è stata prestata al chitarrista dei Goldoni, era l’unica che aveva voglia di lavorare. [Read more…]
Concerto a Latina
Venerdì 24 aprile suono dal vivo.
Non mi esibisco dal lontano 2010 ed è anche la prima volta in assoluto che salgo su un palco da solo e senza l’ausilio di basi, video o marchingegni elettronici di sorta.
Solo corde e mani.
Suonerò brani tradizionali del Lazio e un paio di pezzi dal nuovo album che deve uscire.
Mi alternerò con delle band, gente con bassi, batterie, amplificatori e tutto il resto. Un po’menestrello, un po’ funambolo.
Non c’è rete, non c’è trucco e non c’è inganno.
Se siete curiosi di sapere se mi spiaccico, l’indirizzo è Piazzale Prampolini, a Latina, venerdì 24 aprile, ore 20;00.
Mastering
Oggi giornata in studio.
Sono stato a fare il mastering del nuovo album al Legend Studio di Roma, con Mauro Matteucci. Data la sua esperienza pluridecennale temevo che mi avrebbe cacciato a male parole, una volta ascoltate le mie registrazioni. Invece è stato molto incoraggiante e sembra che siamo riusciti a tirarne fuori qualcosa di decente. Oltre a essere bravo Mauro è simpaticissimo e le lunghe ore in studio sono volate.
Per tutto il tempo il cane Gas (o Gus?) è rimasto accoccolato paziente ai nostri piedi, in attesa che finissimo per andare a fare la meritata passeggiata.
Da settimane sto lavorando alle grafiche del CD. Qui a casa ho le mie tre gatte che passeggiano avanti e indietro davanti allo schermo, in cerca di una grattata sulla testa.
L’album si intitolerà Fumo al vento, conterrà nove pezzi miei e quattro brani tradizionali.
Un lavoro immane, ogni passo è un traguardo.
Evasioni
Gino Paoli dice che spiegherà tutto, anche se le intercettazioni pubblicate lasciano poco spazio alla fantasia. L’accusa è di evasione fiscale.
Va detto che è in buona compagnia. Guai simili li hanno passati Gianna Nannini, Riccardo Cocciante, Vasco Rossi, Renato Zero, Pavarotti, Katia Ricciarelli, Ennio Morricone, Jovanotti, Paolo Vallesi, Rossana Casale, Marcella Bella, Andrea Bocelli, Tiziano Ferro, Umberto Tozzi, Anna Oxa.
Questi sono quelli di cui ho notizia.
Centinaia di migliaia, a volte milioni di euro a cranio.
Il motivo principale per cui al momento non intendo smettere di lavorare per dedicarmi esclusivamente alla musica è che so per certo che non riuscirei a guadagnare abbastanza da mantenermi e contemporaneamente pagare le imposte sul reddito, l’iva, i contributi previdenziali e le altre gabelle.
Perciò, posso essere un po’ contrariato?
No, in fondo non posso. Il piccolo introito con cui sbarco il lunario me lo sudo e mi va bene così. Il buon vecchio, ingenuo orgoglio da working class.
Ma queste persone vanno comprese. Stanno così male che non riescono ad accontentasi, mai.
Perciò metto a disposizione del signor Paoli questa monetina. Se dovesse trovarsi nella necessità, mi rendo disponibile a fargliene dono e invito tutti voi a fare altrettanto.
Il fondamento di una società civile non è questo? Cittadini solidali gli uni con gli altri?
Palle di vetro
Francesca Vattelappesca ha condiviso la status di Gina L’intellettuale.
«Ancora ve guardate Sanremo? Io mi rifiuto. E poi basta, ancora co ste vallette con quei vestiti! Ma che s’è messa quella, che razza di gonna cià?»
Luana Menefrego ha commentato:
«Io ho visto solo come s’è truccata Anna Oxa! Mioddddio!!! Comuqnue, è vero, quella gonna è ridicola!»
A Franco er chitarrista piace il commento di Gino il trombettista:
«Io neanche ci passo di striscio, preferisco la buona musica a quello schifo. E poi vogliamo parlare della canzone dei Modà? Almeno Masini sa mettere in croce due accordi!»
Antonello il Genio ha scritto:
«Povera Italia, questa è la musica che riusciamo a produrre! La canzone di Toto Cotugno poi è identica a quella dell’anno scorso.»
Laura ha commentato lo status di Antonello il Genio:
«Ma non hai detto che non potevi venire a bere una birra perché dovevi guardare il concerto per elicotteri di Stockhausen?»
Peppe ha commentato lo status di Lorenzo Canto e Penso:
«E dillo che stai a rosicà!»
Anche Lorenzo Canto e Penso ha commentato il suo status:
«Io? Ti riferisci al fatto che ho fatto le selezioni per Sanremo e non mi hanno preso? E allora? Non possono farmi cagare le canzoni?»
Nomi di cantanti a casaccio, si capisce, no?
Non so chi partecipa, Sanremo non lo vedo davvero, da quando avevo 10 anni.
I commenti su Facebook però sono spassosi.
Wizz Jones
Wizz Jones è stato uno dei primi esponenti della scena folk inglese nata alla fine degli anni ’50. Un folk singer e un chitarrista di raro talento e sensibilità. In questo articolo lo ascoltiamo, parliamo della sua storia, del suo album più celebre e vediamo dove trovare materiale su di lui.
Il vero nome di Wizz Jones è Raimond Ronald, ma per la fortuna della sua carriera artistica, sua madre iniziò a chiamarlo Wizz quando era ancora bambino, prendendo il nome da un fumetto.
Wizz iniziò a suonare da adolescente, innamorato del folk americano e del movimento beatnik. Racconta di essere stato illuminato dalle esibizioni di Big Bill Broonzy, Rambling Jack Elliot e Muddy Waters organizzate da Cyril Davies and Alexis Korner in un locale di Londra che si chiamava The Roundhouse, nel quartiere Soho, a Londra.
Racconta anche di aver imparato a suonare blues copiando i fraseggi di Long John Baldry e Davy Graham.
Cominciò a frequentare le coffee house e fu tra i primi a salire sui piccoli palcoscenici per suonare vecchi brani tradizionali riarrangiati per chitarra o pezzi blues presi dai dischi pubblicati dall’etichetta americana Folkways.
Sincero spirito errabondo, nel ’59 fece un viaggio in autostop con Alan Tunbridge, un disegnatore che aveva conosciuto nei locali di Soho.
Passarono l’estate in Cornovaglia «girovagando sulle spiagge, scrivendo, cantando e lavorando nelle cucine degli hotel». Una sera mostrò ad Alan alcuni accordi e quello prese a trasformare in canzoni le poesie che scriveva.
Ma Alan non era un musicista, non padroneggiava la tecnica fingerstyle del suo amico, né aspirava a esibirsi in pubblico. Considerava lo scrivere canzoni «un hobby che lo teneva lontano dal tavolo da disegno». Però intanto continuava a scrivere. E diventava sempre più bravo. Nonostante non componga più da molti anni, Alan Tunbridge è forse conosciuto più come autore di canzoni che come illustratore. [Read more…]
Capitalismo moderno
Ho bisogno di un paio di cuffie da battaglia e vado in un negozio di elettronica, non importa quale, tanto sono tutti uguali. Mi servono per ascoltare la musica in metro. Adoro le mie cuffie da studio della S++++++++r, ma sono distrutte, ingombranti e l’esterno della gomma piuma è ridotto così male che andarci in giro sarebbe imbarazzante. E poi sono in bolletta causa produzione del nuovo album (a proposito, dovrebbe uscire a primavera). Quindi vado in cerca di un paio di cuffiacce da venti euro. Anzi, quanto? 19,99?
Arrivo in cassa, la cassiera passa il codice a barre e dice: 29,99.
Ok, è sera, mi sono alzato alle 5 per lavorare (lavoro pesante), poi ho dato lezioni di chitarra. Sono cotto e devo aver letto male il prezzo. La tipa non fa neanche il gesto di scusarsi perché non ha il centesimo di resto. Mi allunga lo scontrino senza guardarmi in faccia.
Me ne vado.
Però aspè, trenta euro mi sembrano troppi per ste cuffie. Torno indietro a controllare.
Ecco, lo vedi? Erano 19,99.
Rivado alla cassa: scusa, ho pagato 10 euro in più.
«A me è passato così.»
«Eh, lo so che non è colpa tu… » La cassiera parte in quarta. A suon di urla isteriche afferma che, siccome ho pagato quella cifra senza obiettare, ho perso il diritto di protestare.
Entro in modalità piazzata.
Dopo vari minuti di urla si presenta una specie di responsabile in cravatta che mi dà la mano e il buonasera. Dice alla tipa di farmi una nota di credito. Lo dice con la faccia di quello che ha messo un piede su una merda. Durante questo siparietto il gorilla del negozio si è piantato a un metro da me. Ci avete fatto caso che questi gorilla stanno sempre nella stessa posizione? Il vestito stirato, la cravatta che gli strizza il collo, i piedi leggermente divaricati, lo sguardo nel vuoto e le mani conserte davanti al pacco. Perché sempre le mani davanti al pacco?
Ma non era di questo che volevo parlare. In realtà, l’argomento di questo articolo lo avevo deciso dieci minuti prima che succedesse questa scenetta, mentre giravo tra gli scaffali del negozio. [Read more…]
Peter Lang
Peter Lang è uno degli esponenti di spicco del movimento dell’american primitivism, un grandissimo chitarrista, ingiustamente meno noto rispetto ad alcuni colleghi. In questo articolo lo ascoltiamo, raccontiamo la sua storia, parliamo del suo album di esordio e vediamo dove reperire materiale come spartiti e tablature.
Chiunque viva o abbia vissuto con un musicista lo sa: ascoltarlo ripetere sempre gli stessi passaggi per ore al giorno può essere un tormento dantesco. Peter Lang sarebbe potuto diventare un trombettista, ma suo padre, veterano di due guerre mondiali abituato al frastuono di mitragliatrici, bombe e carri armati, arrivò a sostituire la tromba del figlio con una chitarra, nella speranza di attenuare la tortura. Il ragazzo aveva undici anni.
Inoltre, il folk revival esploso alla fine degli anni ’50 e la mania del vero blues avevano gettato le basi per una riscoperta della chitarra acustica. Peter era un ragazzo di Minneapolis, nel Minnesota, un posto dove d’estate si crepa di caldo e d’inverno può fare -30 o -40°. E quando è gennaio e devi startene chiuso in casa per non morire congelato, devi pure inventarti qualcosa di creativo per passare il tempo. Suonare la chitarra acustica fu la sua soluzione per gli anni dell’adolescenza.
Nei primi anni ’60 nella zona universitaria erano nate parecchie coffe house in cui si suonava musica folk. Anche se Bob Dylan (originario di Hibbing, Minnesota) se ne era andato nella Grande Mela, sotto l’ala protettiva di Dave Van Ronk e tutta la scena newyorkese, c’erano molti musicisti che mantenevano vivace Minneapolis, tra cui il trio blues Koerne, Ray and Glover, che ebbe molta influenza sul giovane Peter Lang. [Read more…]
Mediterraneo
Il sole spacca i sassi. Nel primo pomeriggio ci rifugiamo nella penombra del bungalow, stesi sul letto di ferro arrugginito a digerire il pranzo. Io e la mia compagna siamo ancora due ragazzi poco più che ventenni e andiamo a passare le vacanze in questo piccolo campeggio a gestione familiare, arroccato su una scogliera a picco sul mare della Calabria, sulla strada tra Zambrone e Tropea. Sole, mare e ammore.
Stiamo lì sdraiati tra il sogno e il son desto, quando lei mi passa gli auricolari. E per la prima volta in vita mia ascolto Mango. Intendo che lo ascolto per davvero. La canzone è Mediterraneo. Rimango sconvolto. Sarà che ci stiamo immersi, nell’atmosfera del Mar Mediterraneo, ma resta una di quelle esperienze di ascolto che non scorderò mai.
Passiamo il resto della vacanza a sentire e canticchiare quella canzone. Sarà stato tredici o quattordici anni fa.
Chi mi legge spesso lo sa che i miei gusti vanno in direzioni ben diverse. Mango era un cantante pop e non posso dire di essere un suo fan. Però ecco, avevo sviluppato una forma di sincero rispetto. Era un musicista vero, non si accontentava di strimpellare giretti armonici. Ha scritto diverse canzoni innegabilmente bellissime, zeppe di influenze folk e world-music. E ovviamente aveva una voce pazzesca.
Stava cantando davanti al suo pubblico, un bel modo di andarsene. Però aveva solo 60 anni. E insomma, oh, lo dovevo proprio dire che ci sono rimasto malissimo.
In difesa del CD
Secondo un recente studio, a comprare ancora Compact Disc sono gli ultra 36enni. Lo zoccolo duro addirittura è composto dagli over 50. In pratica, gli aficionados del disco sbrilluccichino sono quelli che hanno vissuto il suo avvento, tra la fine degli anni ’80 e i primi ’90.
A spendere meno per la musica sono i giovani. Di certo non comprano CD, non lo hanno mai fatto perché sono cresciuti in un’epoca in cui era già tecnologia obsoleta.
Per questo motivo, il buon vecchio Compact Disc è dato per spacciato da tempo e in effetti continua a calare tragicamente da molti anni. Eppure si ostina a non morire. Oggi rappresenta la seconda voce in ordine di grandezza dopo il download a pagamento, fatturando oltre il 30% del totale delle vendite nel mercato musicale. I dati sono forniti dalla RIAA, l’associazione dell’industria musicale americana, perciò probabilmente non corrispondono esattamente alla situazione italiana. Ma sono utili per avere un’indicazione di massima. [Read more…]
Robbie Basho
Robbie Basho è stato probabilmente il più singolare tra i chitarristi fingerpicking usciti dalla scuderia della Takoma Records.
In questo articolo lo ascoltiamo, parliamo del suo album più celebre e leggiamo la rocambolesca storia di come è stato inciso. Vediamo dove reperire materiale su Robbie Basho, come spiegazioni delle sue associazioni tra scale, colori, luoghi e stati d’animo, ma perfino spartiti e tablature
Avete presente la beat generation? Quella dei giovanotti che giravano per l’America senza soldi allo scopo di ubriacarsi e scrivere poesie? Li chiamavano beatnik, perché dovevano per forza di cose essere come il satellite Sputnik: dei maledetti comunisti. Ecco, nella sua fase iniziale, il folk revival americano si legò al mondo dei beatnik. Le stesse coffe house che ospitavano le serate di poesia beat, a un certo punto cominciarono a organizzare concerti di musica folk. I riflettori sarebbero stati presto puntati sulla scena newyorkese, ma l’ambiente folk stava crescendo in tutto il paese.
Sulle strade e nei sobborghi delle città americane vagavano queste versioni beatnik di Woodie Guthrie: colte, anticonformiste, molto interessate alla poesia, all’alcol, all’oriente e poco interessate ai soldi. Puro fumo negli occhi della borghesia conformista e della polizia.
Tra i più strampalati di questi personaggi c’era Robbie Basho. Nato a Baltimora, nel Maryland, era rimasto orfano ed era stato adottato da una coppia di nome Robinson. Da adulto cambiò il cognome, in onore del poeta giapponese Matsuo Basho.
Dopo aver terminato il terzo anno nell’Università del Maryland, si spostò a Ocean City per guadagnare i soldi necessari a terminare gli studi. Aveva mille interessi, fra le altre cose praticava il sollevamento pesi.
Un giorno conobbe un marinaio appena tornato dal Messico che portava con sé una chitarra a 12 corde di nylon, con la quale cercava di suonare il flamenco. Frustrato dal fatto che la cosa non gli riusciva, il marinaio vendette la chitarra a Robbie per 200 dollari. [Read more…]
Intervalli sulla chitarra
Riconoscere gli Intervalli sulla Chitarra è essenziale per lo studio dello strumento. Scopriamo come fare, con l’aiuto della solita infografica.
Se hai letto il precedente articolo sugli intervalli musicali, dovresti aver capito l’importanza fondamentale che ricoprono nella composizione e nell’analisi di un brano musicale.
No?
Allora ascolta: non sarebbe fichissimo imparare a costruire gli accordi sulla Chitarra per conto tuo, senza dover stare a spulciare gli elenchi di accordi per Chitarra? O scoprire la diteggiatura di una Scala Pentatonica o di qualunque altra scala senza doverla leggere in giro?
Come no?!!
Ok, sei un osso duro.
E non vorresti neanche diventare bravo davvero?
Ah, ecco.
E allora fidati: imparare a identificare gli intervalli sulla chitarra è una roba che ti arricchirà in un modo che neanche immagini.
Potrai fare cose come inventare Accordi a Quattro voci, anche molto strani come Accordi Diminuiti e Aumentati, inventare Arpeggi sulla Chitarra e capire gli schemi alla base di cose come Giro di Do e Giro di Sol (studiando le Cadenze musicali).
La porta di accesso per tutto questo è imparare gli Intervalli sulla Chitarra.
La cosa bella è che è tutto molto molto facile.
Non ci credi?
Molto più facile di quanto sembri
Allora senti: quante posizioni di accordi ricordi a memoria? E le scale, ne ricordi qualcuna?
Ecco, allora sappi che individuare gli intervalli sulla chitarra è molto più facile.
Perché, con la sua struttura a griglia, la tastiera della chitarra permette di riconoscere delle posizioni ricorrenti. [Read more…]
Martin Carthy
Martin Carthy è uno degli esponenti della prima ora dell’ondata del folk inglese e della chitarra fingerpicking dei primi anni ’60. In questo articolo lo ascoltiamo, leggiamo la sua storia e vediamo dove reperire album, spartiti e tablature.
Nel Regno Unito il folk revival visse una fase di passaggio, nei primi anni ’60, in cui ai vecchi musicisti tradizionali si affiancò una leva di giovani entusiasti della chitarra. Ne abbiamo parlato anche in altri articoli (a proposito di Davy Graham, John Renbourn, Bert Jansch, Wizz Jones): ragazzi cresciuti ascoltando dischi blues e che reinterpretarono la propria tradizione folclorica con un’attitudine esterofila, americaneggiante. Nella prima linea di questa nuova ondata di musicisti c’era Martin Carthy.
Suo padre, di origini irlandesi, suonava il violino e la chitarra, ma Martin non prese in mano la sei corde paterna fino all’adolescenza, quando rimase folgorato da Rock Island line suonata da Lonnie Donegan. Poi scoprì il blues di Big Billy Broonzie e Elizabeth Cotten. Intanto aveva iniziato il suo apprendistato da cantante facendo il corista in chiesa.
Elaborò il suo fingerstyle usando accordature inconsuete, per accompagnare la sua voce profonda e potente. In breve si ritagliò uno spazio nella nuova scena folk e divenne ospite fisso del Trobadour Folk Club di Londra.
Dapprima entrò a far parte di una formazione chiamata The 3 City 4. Poi nel 1965 incise il suo album di debutto, di cui vedete la copertina qui sopra. Un album per voce e chitarra, con qualche sprazzo di violino suonato da Dave Swarbrick (collaboreranno ancora e spesso, negli anni successivi). [Read more…]
Il problema della musica in Italia è
Il problema della musica in Italia è che qualsiasi discorso sulla musica comincia con la frase: il problema della musica in Italia è.
Il problema della musica in Italia è che ognuno conosce la ragione del problema. Ognuno ha la sua, milioni di ragioni. E sono tutte vere.
Seguono alcune delle mie.
Il problema della musica in Italia è che scendi sotto la metropolitana di Roma e trovi i cartelloni che ti invitano a fare l’abbonamento al Teatro dell’Opera. Poi torni a casa, accendi la televisione e scopri che lo stesso Teatro dell’Opera ha appena licenziato in tronco tutta l’orchestra.
Il problema della musica in Italia è che ti chiama una regista professionista per offrirti un lavoro. Deve fare un documentario prodotto da una casa editrice legata alla RAI, una casa editrice che dice di nascere per promuovere il made in Italy nei settori dell’audiovisivo. Insomma roba grossa, mica le solite cose autoprodotte e senza budget che fai da una vita.
Lei dice che ha bisogno di musiche acustiche, che facciano pensare alla campagna… Tu dici ok, è il mio mondo, si può fare.
Attacchi il telefono e il contegno serio e vagamente disinteressato svanisce dalla tua faccia. Si scatena la samba. [Read more…]
Intervalli musicali: cosa sono?
Scopriamo cosa sono gli intervalli musicali, perché sono iportanti, come si calcolano, la differenza tra intervalli maggiori, minori, diminuiti e aumentati.
Il tutto, come al solito, con l’aiuto di una Infografica.
Cominciamo col dire che gli Intervalli musicali sono la misura della distanza tra due note.
Ora, una cosa che devi capire è che tutta la musica si basa sulla distanza tra le note.
Dice che vuol dire.
Vuol dire che con una nota sola non puoi fare musica.
Ho iniziato questo ciclo di Lezioni di Chitarra spiegando ai principianti assoluti come suonare i più semplici accordi per Chitarra.
E ho anche creato un intero corso di Chitarra per principianti tutto basato sugli accordi. Ho fatto queste cose perché accompagnarsi con gli accordi è il modo più semplice per imparare a suonare la Chitarra. Ma anche per un altro motivo.
Perché gli accordi sono la base della musica occidentale moderna.
Le note, prese isolatamente, non significano niente. Solo quando metti insieme più note puoi creare una melodia o un’armonia.
Perciò, capire la differenza, lo spazio, cioè la distanza tra le note è fondamentale per metterle insieme nel modo più efficace.
Materiale aggiuntivo
Per tutti gli Iscritti è disponibile anche l’Infografica di questa Lezione in formato Pdf Stampabile
Per i Finanziatori c’è anche la Video Lezione col Testo in Pdf.
Sta tutto qui →Risorse Aggiuntive
Se non sei trai Finanziatori, ma vuoi avere la Versione Completa di questa Lezione (Video + Pdf), puoi acquistarla qui →Lezione Completa.
Ma veniamo a noi.
La Distanza tra le note
Questa distanza si calcola in base ai gradi della scala.
Dice che vuol dire.
Vuol dire che se vuoi calcolare la distanza tra Do e Re devi contare quanti gradi ci sono da Do a Re, compresi Do e RE.
Quindi due, bravo.
In questo caso diciamo che la distanza tra Do e Re è un intervallo di seconda.
E tra Do e Sol quanti gradi conti?
Do – Re – Mi – Fa – Sol.
Esatto, sono cinque.
Quindi si tratta di un intervallo di quinta.
Il settimo tasto della Chitarra (contrassegnato infatti da un pallino) si trova alla distanza di una Quinta rispetto alle note suonate a vuoto. Di queste cose abbiamo parlato nell’articolo Tastiera della Chitarra: come è fatta e come si legge.
Ti consiglio di rileggerlo.
Gli intervalli musicali si chiamano così: con un aggettivo numerale al femminile.
Seconda, Terza, Quarta, Quinta, eccetera.
L’unica eccezione è quando due note sono proprio uguali: in quel caso si dice unisono.
In effetti l’unisono non è un vero intervallo e infatti alcuni testi di Armonia lo definiscono pseduo-intervallo. [Read more…]
Gradi della Scala musicale
Cosa sono i Gradi della Scala musicale? In questo articolo scopriamo cosa sono e perché è estremamente utile saperli distinguere e conoscerne i nomi.
Negli articoli sulle Scale musicali (sulla Scala pentatonica, sulle Scale maggiore e minori e anche sui Modi della Scala maggiore) abbiamo spesso usato il termine grado, senza però mai spiegare cos’è.
A volte, per semplificare il lavoro a chi studia, bisogna posticipare la spiegazione di alcuni concetti, anche se sono basilari.
Ora che hai visto diverse scale e sai come suonarle… A proposito, hai letto l’articolo introduttivo intitolato Scala musicale: cos’è e a cosa serve?
Dicevo, ora che hai imparato le scale, vediamo di entrare nel dettaglio.
Analizzando i gradi della scala musicale, infatti, è possibile capire la struttura profonda che regge tutte le scale musicali. E dico tutte.
Dunque forse vale la pena perderci qualche minuto.
Materiale aggiuntivo
Per tutti gli Iscritti è disponibile anche l’Infografica di questa Lezione in formato Pdf Stampabile
Per i Finanziatori c’è anche la Video Lezione col Testo in Pdf.
Sta tutto qui →Risorse Aggiuntive
Se non sei trai Finanziatori, ma vuoi avere la Versione Completa di questa Lezione (Video + Pdf), puoi acquistarla qui →Lezione Completa
Ma veniamo a noi.
Cosa sono i Gradi
I Gradi della scala musicale non sono altro che aggettivi numerali assegnati alle note in base al loro ordine crescente all’interno della scala stessa.
Lo so, non hai capito una parola.
Invece scommetto che ora capisci.
Nella scala di Do maggiore:
– il Do è il 1° grado
– il Re è il 2°
– il Mi è il 3°
– eccetera.
Nella scala di Mi maggiore, invece
– il Mi è il 1° grado
– il Fa diesis è il 2°
– il Sol diesis è il 3°
– eccetera.
A cosa serve tutto ciò? [Read more…]
La più grande rock band di tutti i tempi
Siamo in fila sotto il sole. Fa caldo.
Io mi rigiro tra le mani il plettro di metallo. Non avevo mai visto un plettro di metallo.
«Wow – dico – non avevo mai visto un plettro di metallo».
«Te lo regalo». Il tipo in coda davanti a noi forse è rimasto colpito dal fatto che due ragazzini di 17 anni siano arrivati da Roma per fare la fila lì, all’estrema periferia di Milano. E poi gli ho detto che anche io suono la chitarra.
Il mio amico ha pensato ai biglietti, io ho fatto le telefonate per capire come muoversi. Mi hanno assicurato che per il ritorno ci saranno le navette che ci riporteranno alla stazione.
Finalmente entriamo. Attraversiamo tutto il parco acquatico dove è stato organizzato il festival. Troviamo il palco principale, ci sistemiamo abbastanza vicini. Intanto il cielo comincia ad annuvolarsi. La prima cosa bella che vediamo è una band a noi sconosciuta, i Cranes. Il chitarrista armeggia all’infinito con un attrezzo elettronico enorme da cui partono delle specie di basi registrate.
Quando finalmente riescono a suonare sono una rivelazione, scopriamo che ha ancora un senso fare musica gotica, almeno in quegli anni: è il 1995. Vabbè, ora sto divagando. Insomma, succedono altre cose e alla fine arrivano loro. [Read more…]
Dave Van Ronk
Di recente si è acceso un piccolo faro su Dave Van Ronk. Il film dei fratelli Coen, A proposito di Davis (titolo oringinale: Inside Llewyn Davis), ha indirettamente portato l’attenzione del pubblico mondiale su di lui. La pellicola, infatti, è ispirata all’autobiografia del cantante e chitarrista americano. In questo articolo lo ascoltiamo, leggiamo la sua storia e vediamo dove trovare i suoi album la sua biografia e gli spartiti con le tablature delle sue canzoni.
In effetti, di miracolo il film ne ha fatto anche un altro: ha reso possibile la pubblicazione della traduzione italiana del volume, uscita per la BUR con una fascetta intorno che dice: il libro da cui è tratto il nuovo film di Joel e Ethan Coen.
Il titolo originale dell’autobiografia è The mayor of MacDougal Street, cioè Il sindaco di MacDougal Street, soprannome dato a Van Ronk da un barista. Invece in italiano il libro si chiama Manhattan folk story. Cioè, hanno sostituito il titolo inglese con un altro sempre in inglese ma che non c’entra niente. Vabbè, ingoiamo il rospo e poi a caval donato non si guarda in bocca.
Comunque, per tutti quelli che hanno visto il film, vale la pena precisare che non parla di Dave Van Ronk, ma è solo ispirato ad alcuni degli episodi raccontati nel libro (spesso molto modificati). È ambientato nell’inverno del 1961, subito prima dell’esplosione della scena folk: di lì a pochissimo il Greenwich Village sarebbe diventato un circo permanente, con locali aperti tutta la notte, concerti ovunque, turisti, giornalisti, curiosi, alcol a fiumi e un sacco di marjauna. A quell’epoca, a differenza del personaggio del film, Van Ronk si era già sistemato, viveva con sua moglie in un appartamento. Aspettavano la fine dell’inverno, presagendo il cambiamento che avrebbe investito le loro vite. [Read more…]
Scala Blues: cos’è e come si suona sulla chitarra
Scopriamo la Scala Blues e come suonarla sulla tastiera della Chitarra in tutte le possibili posizioni, come sempre con l’aiuto di una Infografica.
Attenzione, però: per leggere questo articolo devi prima superare il test d’ingresso.
Domanda:
– Sai cos’è la Scala Pentatonica?
– E la sai suonare?
No?
Pessimo. Ma c’è rimedio. Basta che leggi l’articolo dedicato alla Scala Pentatonica.
Se invece la risposta è sì, puoi andare avanti. Ma sappi che stai per entrare nel regno delle stranezze. Tra tutte le Lezioni di Chitarra, questa è quella che tratta i concetti più indefinibili e più strambi.
Se sei di quelli a cui la musica piace suonata carina, con tutte le cosine al posto giusto, con la base precisina, la cantantina bravina e la chitarrina stile oratorio, pensaci bene. Potresti restare seriamente traumatizzato.
Qui non si tratta più di suonare gli accordi per Chitarra schitarrando su Giro di Do e Giro di Sol.
Qui si tratta di tirare fuori l’anima.
Ci sei ancora?
Ok, te la sei voluta.
Dunque, la Scala Blues… Non devo dirti che è la scala che si usa per suonare il blues, vero?
Mh, allora dicevo che è una scala assai strana perché:
1) è esatonale: cioè fatta di 6 note.
2) una delle sue note è stonata. Non nel senso che è fuori scala, ma che è proprio intonata male. Non è che non va bene se la suoni intonata, però non è la stessa cosa. [Read more…]
Bert Jansch
Se siete appassionati di rock, probabilmente adorate lo stile di Bert Jansch. Ma altrettanto probabilmente non lo sapete. Almeno qui in Italia il grande pubblico lo ignora, eppure molti dei più blasonati chitarristi degli anni ’60 e ’70 sono stati influenzati dal fingerpicking con cui Jansch ha reinterpretato il folk inglese.
Negli ultimi anni di vita gli sono stati tributati premi, riconoscimenti e l’ammirazione delle nuove star internazionali della musica folk, come Devendra Banhart, Beth Orton e i Fleet Foxes.
È morto nel 2011 per un cancro ai polmoni.
Tra i personaggi che hanno dichiarato di ispirarsi a lui ci sono Jimmy Page, Neil Young, Elton John, Nick Drake, Donovan, Paul Simon, Ian Anderson. La lista è ancora lunga.
Certo qualcuno si è spinto un po’ oltre, arrivando a ricopiare di sana pianta intere parti di chitarra. Ma ne parliamo dopo.
Prima qualche riga per capire chi era Bert Jansch e poi spendiamo due parole su Jack Orion, che fra tutti i suoi album è uno dei più noti. [Read more…]
- « Previous Page
- 1
- …
- 8
- 9
- 10
- 11
- 12
- 13
- Next Page »