☜Indice dei Racconti della Foresta d’Oro
Aveva vispi occhietti a mandorla stranamente luminosi che scrutavano in profondità. Stava seduto a gambe incrociate, le mani posate sulle ginocchia, e li fissava a uno a uno.
«Che sei? Un folletto?», chiese Nannina e subito lo sguardo dell’omino scattò su di lei.
«Che sei?!», rispose lui con cipiglio. «Bada a come parli, ragazzina, si dice chi sei! Ma che razza di scuola hai frequentato?»
«Io non ce sò andata a scola»
«E invece sì», disse l’omino. «Ma solo per sei mesi, quindi ti perdono. E poi la vostra maestra era un’insignificante carciofa rinsecchita, nata tra i polverosi mattoni di città… Invece voi siete tipetti svegli e mi ispirate simpatia». Gli guizzò un’espressione furba, vagamente maliziosa, mentre continuava ad accarezzare il muso dell’unicorno: «E mi potreste essere utili…»
Ettore, Renzo e Gianni ringhiarono quasi all’unisono.





