![]() | Ieri sera ho visto l’acclamato Elysium. Sono un fan di cinema e narrativa fantastici/fantascientifici, perciò ero curioso. Il film non è male, ma neanche sto granché. È godibile, sì, però c’è anche di meglio. Perché sta mania degli americani di far finire sempre tutto in sparatorie, esplosioni e scazzottate tra machomen, alla lunga stufa. E poi pure la storia non è mica originale. Parla di un futuro distopico in cui i ricchi della Terra abbandonano il pianeta, dopo averlo mandato in malora, e i poveracci devono restare a cavarsela come possono. Non che sia una cosa grave, per carità (gira e rigira le idee quelle sono), comunque il tema è stato già declinato in tanti modi. Persino io ho contribuito, più o meno 10 anni fa, pizzicando le corde della mia chitarra. Quando misi in musica un testo di Paolo Coppini, uno dei più geniali e divertenti che lui abbia mai scritto: Diluvio universale N°2. I fan di Coppini la conoscono bene questa canzone, è una delle loro preferite. Appena gli feci sentire la base blues per chitarra fingerstyle, Paolo prese subito a cantarci su, come se l’avesse scritta lui trent’anni prima. Divenne uno dei nostri cavalli di battaglia. La sentite cliccando play qui a sinistra. Buon ascolto. |
Indipendentismi
Primavera del 2000. Sono tutto preso dal corso di Etnomusicologia a La Sapienza. Devo dare la seconda annualità e sono seriamente intenzionato a prendere il massimo dei voti. Non so ancora che un anno dopo abbandonerò il corso di laurea in Lettere. Oggi trovo interessantissime cose che a quell’epoca mi annoiano al punto da essere una tortura. L’unica cosa che adoro studiare, in quei giorni, sono i testi di etnomusicologia. E così, 2 o 3 volte a settimana, vado tutto gasato a sentire le lezioni del Professor Giannattasio.
Occasionalmente ci sono degli incontri extra, delle specie di concerti/lezioni. I più belli sono due dedicati alla musica sarda. Uno sulle launeddas, con musicisti tradizionali e contemporanei che declinano in vario modo le potenzialità dello strumento.
L’altro è con un quartetto di canto tradizionale a tenore: i Tenores di Oniferi. In questa occasione viene con me un carissimo amico, profondo conoscitore della Sardegna e convinto indipendentista. Viene con alcuni amici sardi, anche loro indipendentisti.
I Tenores sono bravissimi e il concerto/lezione è stupendo. Alla fine c’è il consueto dibattito. Uno degli amici del mio amico fa una domanda sull’indipendentismo ai cantanti. Non ricordo assolutamente la domanda né la risposta, ma ricordo i Tenores chiaramente in imbarazzo riguardo al tema indipendenza. Alla fine uno di loro dice questa frase, in tono rassicurante, come per dire che sono persone impegnate anche loro:
«Ma guarda che noi siamo di sinistra!»
«E che c’entra?» [Leggi di più…]
Gira che ti rigira
Sembrava che bastasse aprire un ombrello per volare, trasportati dal vento. Ma l’ombrello ci è scappato di mano.
C’è ancora gente che va in giro a dire che internet sta facendo la rivoluzione, dà voce a chi non ce l’ha e bla bla bla. Ogni ragazzo con un PC può farsi il disco in casa e diventare famoso, la lunga coda premia i contenuti dal basso e ancora bla bla bla.
Oh, chiaramente all’inizio ci ho creduto pure io, come tutti. Poi mi sono svegliato tutto sudato.
Ne è passata di acqua sotto i ponti, eppure c’è ancora un sacco di persone con questa visione direi millenaristica di internet (che invece, per molti versi, è tutt’altro che democratica, anzi tende a premiare le mega aziende prive di concorrenza, vedi Google, Facebook, Youtube, Amazon).
Ma veniamo a noi. Dopo anni di crisi, pare che il mercato discografico abbia ricominciato a crescere, anche se di poco. Almeno in Europa e in America. Si vende sempre più digitale, ma tanti comprano ancora CD e vinili (tra cui io).
Positivo? Beh, dipende anche da quale musica si vende.
Secondo una ricerca fatta da un’agenzia inglese che si chiama MIDiA, nel 2013 il 77% dei profitti del mercato musicale mondiale è andato all’1% degli artisti. Va da sé che questo 1% è costituito da una ristretta cerchia di superstar (e dalle major che ci stanno dietro). [Leggi di più…]
Seguaci
Prima di commentare l’immagine qui accanto, una domanda: tu che stai leggendo, usi abitualmente Twitter? E se sì, quanta gente conosci di persona che usa abitualmente Twitter? Per abitualmente intendo tutti i giorni o quasi.
Lo chiedo perché a sentire i telegiornali sembra che gli italiani non facciano altro che leggere i tweet dei personaggi famosi, specie quelli dei politici. Mentre invece io non conosco nessuno che lo fa.
Sì, io ce l’ho un profilo Twitter, ma lo uso pochissimo e ho pochissimi follower. Dipenderà dal fatto che lo trovo noioso e un po’ maniacale. In effetti credo che mi cancellerò.
Ma veniamo al dunque. Venerdì scorso, al telegiornale (sì, al telegiornale, perché è una notizia importante, si capisce), ho saputo che un certo cantante famoso ha fatto un video in cui canta una canzone scritta apposta per celebrare il raggiungimento dei 2milioni di follower su Twitter (il video è questo).
Allora mi sono ricordato di quando (circa un anno fa) si era diffusa la notizia che buona parte dei follower di Beppe Grillo sono fasulli. E poi si era scoperto che anche i follower di tutti gli altri politici sono in buona parte fasulli (vedi qui e anche qui). Come quelli dei personaggi dello spettacolo (vedi qui). Per capirci, persino Barak Obama avrebbe un sacco di follower fasulli (vedi qui). [Leggi di più…]
Con la musica non ci si campa
Primavera del 1998. Sto dentro una macchina di quelle coi doppi pedali, al posto del guidatore. Quando ho deciso di prendere la patente, non sono andato a iscrivermi alla scuola guida. Mi sono fatto prestare il libretto di teoria dalla mia ragazza, me lo sono leggiucchiato, ho fatto qualche test di prova e poi sono andato a fare l’esame alla motorizzazione. Ma per la pratica ho dovuto rivolgermi a un istruttore.
Così eccomi accanto a questo sconosciuto. Tengo le mani sul volante. Il tipo vede le unghie lunghe della mano destra e, come mi è capitato mille volte (e altre mille mi capiterà nella vita), chiede:
«Suoni la chitarra?»
«Sì.»
Allora lui giunge le mani a preghiera davanti al petto, le oscilla su e giù e dice ridacchiando:
«Ma co la musica nun ce se campa!»
Cioè, non è che ci conosciamo. Questa sua battuta geniale e originalissima me la regala così, anche se tra noi non c’è alcuna confidenza. Non ricordo di preciso cosa ho bofonchiato in risposta, ma più o meno ho abbozzato. [Leggi di più…]
Pete Seeger
Oggi sono stato al funerale di un carissimo amico di famiglia, per me praticamente uno zio. Una chiesa gremita, segno che c’era davvero un sacco di gente che gli voleva bene.
Qualche ora dopo, ho saputo della scomparsa di Pete Seeger, uno dei più grandi in assoluto. Non solo perché ha scritto belle canzoni. Non solo perché se ne è sempre fregato delle mode. La sua opera monumentale di recupero delle American ballads è stata e continua a essere una fonte di ispirazione per tutti gli amanti del folk.
Non c’è connessione tra i due fatti, ovviamente. Però domani mi sparo il buon vecchio Pete per tutto il giorno. Pensando al mio quasi-zio.
Una promessa è un debito
Quasi come Easy rider. Diciamo la versione urban-proletaria. È la fine degli anni ’90. Io e mio cugino (talentuoso chitarrista) solchiamo le vie di Roma nella notte, a cavallo dei nostri Sì Piaggio. Le chitarre dietro la schiena e i capelli al vento (il casco non è ancora obbligatorio). Pure io, sono ancora dotato di chioma ed è così prospera che lunghi boccoli neri svolazzano spudorati alle mie spalle.
Formiamo un duo di rock acustico. Motivo dichiarato: fare serate nei pub. E un po’ di grana.
Leghiamo i motorini a un palo davanti a un locale di San Lorenzo. Uno dei due titolari, quello che si occupa di organizzare i concerti, si mostra subito disponibile, cosa che non capita quasi mai. È un tipo stravagante ma simpatico. Riccioli incolti lungo la schiena e giubbotto da motociclista. Ascolta la nostra demo, gli piace. Dice che va bene e ci fissa una data. Ma a una condizione: per suonare da lui bisogna fare almeno una cover di Hendrix, altrimenti niente.
«Ma certo» assicuriamo noi. «Che problema c’è?»
Invece il problema c’è. [Leggi di più…]
A Natale la musica ci sta bene
Nei prossimi giorni, negozi, metropolitane e centri commerciali ci sbomballeranno con le canzoni natalizie: quelle canzoni pallosissime sempre uguali ma che fanno tanto atmosfera. Xilofoni e campanelle con abbondanti dosi di archi e cori gospel. Cos’è il Natale senza un coro gospel?
Sì, ma a Natale la musica ci sta bene.
In alternativa, le radio ci propineranno Last Christmas degli Wham!, che è uscita 29 anni fa e che da allora impazza nel periodo che va dall’8 al 31 dicembre. Per scampare ai cantanti in stile soul che gorgheggiano motivetti sciropposi, ci si aggrappa a una vecchia canzone synth-pop. A proposito, originariamente doveva chiamarsi Last Easter e doveva uscire a Pasqua, ma poi i discografici hanno pensato che a Natale si sarebbe venduta di più, così hanno cambiato titolo e testo. Perché? Perché a Natale la musica ci sta bene. [Leggi di più…]
Sciamanesimo rock
Ottobre. Sto guidando in una mattina di pioggia. Una di quelle mattine di pioggia in cui tutto è grigio e lacrimevole come il cielo. Accendo l’autoradio per spegnere i pensieri, che non sono di quelli confortanti.
Insomma, non è un gran periodo. O meglio, è un gran periodo perché esattamente sette mesi fa sono diventato padre, una faccenda capace di far passare in secondo piano qualsiasi guaio. Ma le rogne del lavoro sanno approfittare di un giorno di pioggia per tornare a guastarti l’umore.
Sei anni fa ho messo su un’impresa e da poco ho dovuto chiuderla, causa crisi. È molto triste abbandonare una cosa in cui, a parte il denaro, si è investito in energie fisiche, speranze, emozioni. E poi alla burocrazia importa poco se te la passi male, continua comunque a pretendere soldi. Insomma, sto lì che guido la macchina in questo stato depressivo, quando la tipa di Radio Rock annuncia che un ascoltatore ha richiesto una canzone. La canzone è Green machine dei Kyuss. [Leggi di più…]
Lou Reed, il Concertone, Robert Plant, i sassolini e la sfiga.
1993. Ho 15 anni e faccio la quinta ginnasio. Niente scuola, si va un po’ in giro coi compagni di classe. Non è che facciamo sega, è che è il 1° Maggio.
Frequentiamo un liceo nel quartiere Appio Latino a Roma, vicino a Piazza S. Giovanni. Dunque ci organizzano il Concertone sotto il naso. E quell’anno, al Concertone, c’è ospite un certo signore di nome Robert Plant.
I capolavori degli Zeppelin, in realtà, li scoprirò un anno più tardi, ma chi è il capellone biondo lo so già e non sto nella pelle: voglio vedere dal vivo il cantante di questo gruppo famigerato.
Nell’era di internet, se vuoi ascoltare una band storica che non conosci, vai su Youtube e ti spari tutta la discografia in streaming gratuito; ma nei primi anni ’90 hai solo tre possibilità: o trovi un amico che ti presta gli album o trovi i soldi per comprarteli o ti attacchi al tram.
Siccome al tram (all’epoca il 30 barrato) non posso attaccarmici, perché il 1° maggio i mezzi pubblici non funzionano, tento una quarta via: farmela a piedi da Circo Massimo a San Giovanni per ascoltare il biondone dal vivo.
Ma c’è un problema: ai miei compagni di classe di Plant e del rock in generale non gliene frega niente. La cosa più trasgressiva che ascoltano è Raf. [Leggi di più…]
